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Relitto di Bonaria: è la nave che portò a Cagliari la statua della Madonna?

Gli studi degli archeologi della Soprintendenza di Cagliari risalgono a qualche anno fa, ma la notizia è emersa solo alla fine di agosto. Nel porto di Cagliari, proprio davanti al santuario di Bonaria, è stato ritrovato il relitto di una nave spagnola risalente al tardo Medioevo, affondata dopo avere raggiunto il capoluogo sardo. La nave – che a quanto pare rappresenta un reperto rarissimo per la sua fattura (ne sono stati trovati solo tre nel Mediterraneo) – è stata ribattezzata relitto di Bonaria per la sua suggestiva coincidenza con la nave spagnola che, secondo la leggenda, il 24 aprile 1370 trasportò la cassa contenente il simulacro della Madonna di Bonaria, la Patrona massima della Sardegna.

Il relitto di Bonaria

A dare la suggestiva notizia sulle pagine dell’Unione Sarda è stato il giornalista Andrea Piras, che oltre che cronista di razza è anche grande appassionato di immersioni subacquee. Il relitto è stato trovato nell’area portuale tra i moli di ponente e levante che, stando agli archeologi della Soprintendenza cagliaritana, sarebbe un “immenso giacimento di materiali antichi”. Tra questi reperti qualche anno fa, in un fondale fangoso di soli 3,5 metri, è stato appunto trovato il cosiddetto relitto di Bonaria, una nave costruita con un particolare rivestimento, tipico dei cantieri navali nordici e di quelli baschi.

relitto di bonaria
La rappresentazione della nave spagnola che nel 1370 trasportò la cassa con il simulacro della Madonna di Bonaria (scultura bronzea realizzata nel 1970 dallo scultore Franco D’Aspro nel sagrato della Basilica)

Datata tra il XIV e il XV secolo la nave avrebbe raggiunto Cagliari dalla Spagna affondando nelle acque basse del capoluogo sardo, esattamente davanti alla spiaggetta dove il 24 aprile 1370 è approdata la cassa con il simulacro della Madonna di Bonaria. La ribalta mediatica porterà gli archeologi a intensificare gli studi, ma le coincidenze sono davvero tante. D’altronde, anticipa l’Unione, il relitto di Bonaria porta i segni di un incendio divampato sulla nave prima che questa affondasse. Inoltre la datazione dei reperti coincide esattamente con quello della statua e della cassa conservate nel santuario di Bonaria. “Per avere conferme e dare risposte alla domanda – scrive Piras – serviranno altre indagini, altri “tuffi” nelle acque limacciose del porto. Altri fondi per poter impiantare un nuovo cantiere subacqueo”.

La leggenda della Madonna di Bonaria

Nell’aprile 1370 una piccola nave stava veleggiando dalla Spagna alla volta dell’Italia. Una notte, proprio quando dalla torretta di controllo erano state appena avvistate le coste della Sardegna, si scatenò una terribile tempesta. Nonostante l’infuriare del vento e delle onde l’imbarcazione resisteva alle onde, ma le vele erano strappate gli alberi troncati. I marinai, stanchi e disperati, invocarono allora l’aiuto divino: Maria, stella del mare, aiutaci tu!

Uno squarcio si era aperto sul fianco della nave che lentamente stava affondando. Allora il capitano ordinò di scaricare in mare tutte le merci. Balle, ceste, sacchi. Tutto il contenuto della nave venne portato sul ponte e gettato in mare. Quando la stiva sembrava ormai vuota i marinai si accorsero che sul fondo giaceva ancora una cassa sigillata con cura che pareva contenesse merci preziose. “Gettate in mare anche quella”, ordinò il capitano.

La cassa, pesantissima, fu portata a fatica sul ponte e buttata in mare.

Con grande stupore dei marinai la cassa non affondò, ma galleggiando si allontanò sulle onde che sembravano placarsi al suo passaggio. Costeggiò la riva finché approdò nel tratto di spiaggia cagliaritana che si estende ai piedi del colle di Bonaria.

La leggenda vuole che sul legno della cassa fosse appena percettibile una specie di scudo disegnato accanto ad una croce: lo scudo dell’Ordine di Santa Maria della Mercede. Per questo si pensò che la cassa fosse proprio destinata ai frati che avevano il convento sul colle di Bonaria. Nonostante la cassa fosse pesantissima, i frati riuscirono a portarla agevolmente al convento e quando la aprirono apparve loro una grande statua della Vergine, con i lunghi capelli abbandonati sulle spalle ed in braccio un bimbo bellissimo. Nella mano destra la Madonna aveva una Navicella d’argento. “Nostra Signora!”, esclamarono i frati estasiati, cadendo in ginocchio: “da qualunque parte del mondo essa venga questa sarà la nostra Signora di Bonaria”.

Da quel lontano 1370 Nostra Signora di Bonaria è venerata ed invocata dei naviganti di tutto il mondo. Si dice che un giorno, quasi un secolo dopo che un grande navigatore italiano aveva scoperto l’esistenza di un nuovo vastissimo continente, un fedele della Madonna di Bonaria avesse portato la fama dei suoi miracoli dalla Sardegna oltre il mare, sino all’America. E quell’ignoto fedele sardo volle dare il suo nome ad una città che allora nasceva nel 1526: Bonaria, Buon Aria, Buenos Aires che, onorata dal suo nome e da lei protetta, divenne in breve tempo splendida, ricca e potente nel mondo.

Lo stesso Jorge Mario Bergoglio, Papa venuto dall’Argentina, ha uno speciale legame con la Madonna di Bonaria che nel settembre 2013 ha voluto omaggiare nel primo vero e proprio viaggio apostolico del suo pontificato.

Ora gli archeologi cagliaritani, con i loro studi scientifici, dovranno rispondere all’arcano: il relitto di Bonaria trovato nelle acque del porto di Cagliari è davvero la nave che nell’aprile del 1370 aveva trasportato la cassa con la Madonna di Bonaria?

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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