Le piccole associazioni dove le persone sottoposte alla misura della messa alla prova svolgono la sola attività di volontariato non sono obbligate a stipulare l’assicurazione Inail. L’obbligo è infatti previsto solo per gli enti in cui i soggetti sottoposti a questo programma alternativo alla detenzione svolgono un Lavoro di Pubblica Utilità, cioè una vera e propria attività lavorativa obbligatoria seppur non retribuita. A specificarlo è una circolare della Direzione generale per l’Esecuzione Penale Esterna e di messa alla prova, ufficio del Dipartimento Giustizia Minorile e di comunità del Ministero della Giustizia. Dopo il grido d’allarme di alcune piccole associazioni di volontariato che anche in Sardegna hanno espresso preoccupazione per gli adempimenti collegati alla stipula dell’assicurazione con l’Inail, il direttore generale dell’ufficio Lucia Castellano ha emanato una nota esplicativa rivolta agli uffici territoriali per l’Esecuzione Penale esterna.

In particolare – spiega il direttore generale Castellano – “la circolare distingue tra il Lavoro di Pubblica Utilità, che è una vera e propria prestazione lavorativa da effettuarsi per un periodo minimo di dieci giorni ed è soggetto all’obbligo di copertura assicurativa Inail a norma del primo comma dell’articolo 168 bis del Codice Penale e le attività di volontariato, previste dal secondo comma dello stesso articolo, che rappresentano un importante contributo ai programmi di messa alla prova, ma non prevedono per le associazioni ospitanti alcun obbligo di assicurazione Inail“.

Il lavoro di pubblica utilità

Limitatamente ad alcuni reati e delitti di lieve entità l’art 168 bis del codice penale prevede che il giudice possa sospendere il procedimento e disporre la messa alla prova sulla base di un programma di trattamento subordinato all’espletamento obbligatorio di un lavoro di pubblica utilità per almeno dieci giorni e di eventuali attività di volontariato.

Devono essere gli uffici territoriali dell’Esecuzione Penale Esterna a redigere programmi di trattamento che prevedano sia i lavori di pubblica utilità, non retribuiti e obbligatori, sia le attività di volontariato, non obbligatorie ma – spiega la circolare  “ugualmente funzionali alla buona riuscita della misura di comunità e all’abbattimento della recidiva“.

Non vi è alcun dubbio – si legge ancora nella circolare – sulla natura giuridica di prestazione lavorativa, ancorché non retribuita, del Lavoro di Pubblica Utilità, a differenza dell’attività di volontariato“. Da questa natura giuridica scaturisce dunque l’obbligo, in capo ai soggetti promotori dei progetti di pubblica utilità, di stipulare con l’Inail l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali previsto dal DPR numero 1124 del 30 giugno 1965.

La gratuità dell’assicurazione Inail

In ogni caso – precisa la circolare – gli enti (pubblici e privati) che accolgono persone per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità (LPU), sono esonerati dalla spesa per la copertura assicurativa a seguito dell’incremento, previsto dalla legge di stabilità 2017, di un fondo istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali“.

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La sede centrale dell’Inail

Il fondo, originariamente di 4,9 milioni ed oggi arrivato a 7,9 milioni, è stato istituito nel 2014 presso il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali per reintegrare l’Inail dei costi legati agli obblighi assicurativi dei promotori dei progetti per Lavori di pubblica utilità. Eppure a quanto pare quelle risorse sono in gran parte inutilizzate e rischiano di essere destinate ad altre finalità. “L’accesso al fondo – precisa la nota della direzione generale – non è obbligatorio, mentre l’assicurazione con l’Inail lo è comunque, che si decida o meno di avvalersi del fondo“.

La gratuità dell’assicurazione Inail, spiega la circolare, è frutto di un lavoro congiunto tra il Dipartimento, l’Inail, il Ministero del Lavoro e quello della Giustizia: nel confermare l’obbligatorietà dell’assicurazione con l’Inail per il Lavoro di Pubblica Utilità, derivante dalla natura giuridica di “lavoro” dell’istituto, si è infatti ritenuto di estendere la platea degli aventi diritto all’assicurazione gratuita con un emendamento alla legge di stabilità 2017.

La disponibilità dell’Inail

In seguito all’allarme delle piccole associazioni di volontariato la Direzione Generale ha riunito nei mesi scorsi i vertici del Coordinamento Nazionale Volontariato Giustizia e del Coordinamento nazionale dei Centri di servizio per il volontariato (CSV) per un confronto. I rilievi del mondo no profit sono stati successivamente riportati all’Inail che si è resa disponibile a sollecitare le proprie sedi territoriali in modo da facilitare gli adempimenti. In particolare – assicura la nota della dottoressa Castellano – “le sedi Inail sul territorio saranno a disposizione delle associazioni per l’impostazione delle procedure di accreditamento che in sostanza si limitano alla sola iscrizione della posizione sul portale“.

In ogni caso, proprio a scanso di equivoci, la circolare della Direzione Generale invita gli uffici territoriali per l’Esecuzione Penale Esterna a chiarire nel modo più trasparente possibile la distinzione tra Lavoro di Pubblica Utilità e attività di volontariato per cui non è obbligatoria l’assicurazione INAIL.

Gli stessi uffici territoriali dell’Esecuzione Penale Esterna, nella redazione pratica dei programmi, sono invitati a valutare preventivamente la possibilità di indirizzare i soggetti da ammettere alla messa alla prova verso gli enti pubblici o le associazioni più strutturate, facendo riferimento delle associazioni più piccole per le sole attività di volontariato.

L’importanza della comunicazione

E’ necessaria, da parte degli uffici EPE, una capillare azione di comunicazione sul territorio – conclude la circolare della Direzione generale -: spesso le stesse associazioni non sono pienamente a conoscenza della diversità tra il lavoro di pubblica utilità, inteso come sanzione o come condizione necessaria per la messa alla prova, e l’attività riparativa, volontaria o di utilità sociale. Questa Direzione Generale sta contattando gli enti del privato sociale più rilevanti a livello nazionale (ad esempio FAI, Ente Nazionale Ciechi, CEI, Legambiente ecc.) al fine di stipulare nuove convenzioni o di integrare quelle già esistenti, in modo da rafforzare la rete di disponibilità ad avvalersi di una più ampia e vasta gamma di lavori di pubblica utilità. E’ inoltre in corso di valutazione la stipula di un protocollo con ANCI per organizzare, con intesa nazionale, la rete degli accordi territoriali con i Comuni”.