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Oggi è la Giornata mondiale della libertà di stampa: evviva!

Due giorni fa sui social network, a proposito della Festa del Lavoro, qualcuno si chiedeva se si trattasse di una ricorrenza o di una commemorazione. La stessa domanda si potrebbe fare per la Giornata mondiale della libertà di stampa che si celebra oggi: è una ricorrenza o stiamo commemorando un de cuius?

Perché per chi lavora da tempo in questo settore e ha imparato a conoscerne le dinamiche, la libertà di stampa è diventata un concetto fumoso. Astratto. Un po’ come il “pluralismo dell’informazione”, così caro ai sindacalisti. C’è e non c’è. Ognuno lo interpreta a modo suo e con i suoi parametri. Con i suoi occhiali più o meno spessi. Perciò anche oggi, nelle manifestazioni previste in tutta Italia per celebrare la giornata mondiale dedicata alla libertà di stampa si discuterà, si rifletterà. Si metteranno al centro del dibattito politico le problematiche dell’informazione per poi, ovviamente, rimetterle nuovamente in un cantuccio il giorno dopo.

libertà di stampa
La Giornata mondiale della libertà di stampa

Quest’anno comunque c’è una novità. A quanto pare dobbiamo gioire perché la tradizionale classifica annuale sulla libertà di stampa stilata da Reporter senza frontiere ci ha visti salire in men che non si dica dalla 77ˆ alla 52ˆ posizione. Un risultato che, a ben vedere, mette un po’ in dubbio la reale attendibilità di queste classifiche. A far risalire di ben 25 posizioni l’Italia, stando a questa graduatoria, sarebbe stata l’assoluzione del giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, imputati come è noto nel caso Vatileaks. Nonostante l’assoluzione di Fittipaldi e Nuzzi non sia avvenuta in Italia, ma ad opera di un tribunale speciale di uno Stato estero, il Vaticano appunto.

Eppure la classifica di Reporter senza frontiere rileva giustamente che l’Italia continua ad essere uno dei Paesi d’Europa in cui i giornalisti sono maggiormente minacciati dalla criminalità organizzata. Sei giornalisti vivono 24 ore su 24 sotto scorta perché minacciati di morte dalla mafia o da altri gruppi criminali. Non solo: stando al focus sull’Italia dell’indagine, il numero delle minacce e delle intimidazioni contro i giornalisti sarebbe allarmante anche ad opera di politici come Beppe Grillo che non trovano di meglio che fare le liste di proscrizione dei giornalisti scomodi.

Eppure anche questa posizione può essere vista da un’altra ottica, date le storiche battaglie di Grillo in nome della libertà di stampa: l’odioso strumento delle liste di proscrizione è stato infatti utilizzato dall’ex comico genovese proprio per “punire” i giornalisti a suo dire asserviti al potere costituito.

Secondo Reporter senza frontiere insomma la libertà di stampa nel mondo sarebbe minacciata anche “a causa della retorica contro media e giornalisti di personaggi come Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan, ma anche dei movimenti anti-sistema, come il britannico Ukip o, appunto, il Movimento Cinque Stelle, in Italia“.

Ma siamo sicuri sia sempre così? Non abbiamo alcun dubbio?

Non è che nell’epoca della della post-verità e delle “fake news” il primo ostacolo ad una vera libertà di stampa sia dovuto al fatto che la verità è gestita da un’oligarchia? Da un sistema mediatico governato da pochissime grandi agenzia di stampa internazionali a loro volta governate da pochi magnati, che decidono quali notizie devono essere diffuse su scala globale e come devono essere diffuse?

Quando pensiamo alla libertà di stampa dobbiamo considerare anche Internet”, ha dichiarato ieri il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, dicendo giustamente nel suo discorso per la Giornata mondiale della Libertà di stampa che “una vera democrazia non può esistere senza la libertà di stampa”.

“Internet – ha proseguito Tajani – è una fonte di conoscenza nella stessa misura in cui è una fonte di pericolo. Quasi la metà degli europei si informa tramite i social media, cosa che ha reso molto più facile la diffusione di notizie false. Ci sono molte preoccupazioni riguardo la disinformazione e i discorsi di odio, usati per promuovere la radicalizzazione e il fondamentalismo, in particolare tra le giovani generazioni. Insieme con i giornalisti, legati dal codice etico, dobbiamo promuovere una maggiore responsabilità delle piattaforme digitali“.

Come non essere d’accordo con queste parole? Ma come non considerare, altresì, che spesso la Rete è diventata per i cittadini anche un mezzo per ampliare i propri orizzonti e ricercare una verità spesso tenuta nascosta dal sistema mediatico mainstream internazionale?

È ovvio poi che la libertà di stampa che oggi festeggiamo in questa giornata mondiale é fatta anche del lavoro quotidiano delle centinaia di cronisti, spesso purtroppo sottopagati, che sono costretti a lavorare con lo spauracchio delle querele temerarie e addirittura del carcere.

Difendere la libertà di stampa significa dunque difendere soprattutto i giornalisti senza diritti, quelli che oggi lavorano per strada, ben lontani delle comode scrivanie delle redazioni e senza le garanzie di cui godono i colleghi contrattualizzati. La sfida del sindacato dei giornalisti è oggi più che mai quella di spostare il baricentro della tutela verso i giornalisti più deboli e non continuare a difendere solo le categorie più garantite.

Fermo restando, però, che il grande pericolo per la libertà di stampa non sono le intimidazioni a quei pochi giornalisti coraggiosi che, nonostante le minacce della mafia o della Ndrangheta, continueranno a fare il loro lavoro e le loro inchieste.  Il vero pericolo per la libertà di stampa sono quei tanti giornalisti che raccontano le notizie come se le vuole sentire raccontare il padrone. Non sono i pochi che subiscono censure per le loro opinioni, ma i tanti che si auto-censurano direttamente da soli, magari perché dire o scrivere una verità scomoda potrebbe mettere a rischio la loro poltrona di capo redattore o di caposervizio, oppure semplicemente la loro segreta aspirazione a fare carriera nella testata in cui lavorano.

Quel che davvero mette a rischio la libertà di stampa, e di questo bisognerebbe parlare di più in questa Giornata mondiale dedicata alla Libertà di informazione, è l’abuso del giornalismo. Il giornalismo usato non come strumento per formare democraticamente l’opinione pubblica, ma come strumento per condizionarla subdolamente. Il giornalismo usato per ottenere consenso personale, la visibilità degli editoriali usata come trampolino di lancio per fare politica. Il giornalismo usato per ottenere vantaggi economici da quei giornalisti sotto contratto che non rifiutano di lavorare sottobanco come addetti stampa di grandi organizzazioni. Non perché, come pensano loro, sono più bravi degli altri, ma semplicemente perché possono garantire più visibilità ai loro committenti nelle testate su cui scrivono. Insomma il grande vulnus alla libertà di stampa è rappresentato da tutte quelle variegate situazioni di conflitto di interesse per cui gli organismi rappresentativi dei giornalisti dovrebbero vigilare. Non solo oggi, ma tutti i giorni dell’anno.

Ma in ultima analisi c’è una cosa fondamentale che non può assolutamente mancare in una nazione democratica che abbia a cuore la libertà di stampa. E’ un pubblico maturo e competente in grado di apprezzare la libertà. Una platea severa ed esigente di lettori e di ascoltatori che esigano dalla stampa libertà e competenza e non si limitino a leggere le notizie con il paraocchi del loro orientamento politico. Un pubblico che non si limiti a leggere i titoli degli articoli solo per commentarli sui social network, prediligendo magari le notizie scandalistiche e pruriginose.

La libertà di stampa esige una platea di lettori e ascoltatori che sia in grado di testare la veridicità delle notizie e di approfondirle con coscienza, interpretandole con un minimo di obiettività. Che non etichetti tutto o tutti e non si divida sempre in fazioni facendo un tifo da stadio per ogni notizia. Perché le notizie non sono di destra o sinistra. Sono notizie e basta. Un pubblico di boccaloni è il miglior habitat dove possono proliferare le fake news e le balle colossali. Mentre la libertà di stampa presuppone per prima cosa un pubblico in grado di apprezzare e di capire quando la stampa è libera.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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