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Il sistema antieconomico dei fondi europei: prendi uno e lo paghi il doppio

Immaginatevi un imprenditore che si impegna ad investire una determinata somma per lo sviluppo della sua azienda sapendo benissimo che ne riceverà in cambio soltanto la metà. E per giunta non riuscirà neppure a spenderla bene perché non ne è capace. Non ci vuol molto a capire che quell’imprenditore in un paio d’anni vedrà fallire miseramente la sua azienda. A nessuna persona con la testa sulle spalle passerebbe infatti per la mente di gestire i propri beni in maniera così scriteriata. Eppure l’adesione finanziaria dell’Italia all’Unione Europea ed il sistema di erogazione dei fondi europei paiono proprio ricalcare questo incredibile meccanismo antieconomico.

Come riporta Mondo Operaio, rivista fondata da Pietro Nenni, in un articolo del novembre 2014 a firma Piero Pagnotta, nel periodo di programmazione 2007-2013 l’Italia, a fronte di un versamento complessivo di 106 miliardi di euro come contributo al bilancio UE, ha ricevuto accrediti per soli 65 miliardi di euro (28,8 provenienti dai fondi strutturali).

fondi europei
La bandiera europea

In pratica in sette anni l’Italia – nonostante la crisi galoppante – ha regalato all’Europa 41 miliardi a fondo perduto, somma aumentata vertiginosamente in quanto solo poco più della metà degli accrediti ricevuti è stata concretamente impegnata (i fondi europei inutilizzati vengono restituiti all’Unione Europea che li utilizza per le regioni più virtuose), per lo più in iniziative che la maggior parte delle volte si rivelano di scarsa utilità pubblica.

A complicare le cose e ad amplificare le perdite c’è poi il meccanismo del necessario cofinanziamento statale al quale devono sottostare i progetti finanziati con i fondi europei. “In sostanza per l’Italia è una partita di giro in perdita – si legge nell’articolo di Mondo Operaio -: il sostegno europeo attraverso i fondi è un sostegno che l’Italia deve realizzare con proprie risorse e la perdita si raddoppia perché le regole comunitarie impongono il cofinanziamento dell’assegnazione relativa ai fondi con un pari importo. E purtroppo non manca il colpo finale: dotazione e cofinanziamento dei fondi sono spesi prevalentemente per iniziative di scarsa utilità pubblica“.

L’articolo in questione è riportato nella pagina Facebook del segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca Francesco Scifo, da tempo impegnato in una battaglia per l’autonomia economica della Sardegna grazie alle opportunità concesse dalla zona franca. Istituto che, come è noto, è previsto nello Statuto sardo del 1948 e in altri provvedimenti legislativi, mai attuati da una classe politica che in questi anni si è impegnata soprattutto a preservare se stessa e i suoi benefici (non ultimo quello di essere la padrona assoluta sulla spesa dei cospicui fondi a disposizione della nostra regione).

Ma come uscire da questa spirale di ottusità economico-finanziaria che porta l’Italia a perdere tanti soldi pubblici?

Una prima riforma che potrebbe promuovere il nostro governo – si legge nell’articolo del 2014 dovrebbe essere la rinuncia a una parte dei contributi per i fondi europei chiedendo in cambio una corrispondente riduzione della quota contributiva da versare per il bilancio dell’Unione. E dato che i fondi prevedono il cofinanziamento obbligatorio per pari importo da parte del paese beneficiario, il risparmio raddoppierebbe. Non cambierebbe sostanzialmente il nostro apporto alla Ue, ma risparmieremmo alcuni miliardi di euro. Sarebbe una operazione contabile che potrebbe avere la consistenza di una manovra finanziaria”.

Come è noto dal 2014 ad oggi non è cambiato nulla. Qualche Stato, come sappiamo, sta usando le maniere forti e ultimamente ha deciso di togliere il disturbo uscendo dall’Unione Europea.

Eppure pur rimanendo in Europa, si potrebbero quanto meno di rivedere i meccanismi di spesa dei fondi europei, magari, come sostiene un lettore a commento dell’articolo di Pagnotta, togliendo alle regioni e ai loro burocrati spesso incapaci la possibilità di utilizzare i fondi europei per progetti che il più delle volte si rivelano inutili perché non creano sviluppo e posti di lavoro, ma gonfiano solo le tasche di chi maneggia quei soldi e quelle dei loro amici.

Per quanto riguarda la Sardegna la proposta del segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca Francesco Scifo è questa: “Possiamo salvarci solo rinunciando ai fondi europei e facendo la zona franca integrale della Sardegna, ma liquidando gli attuali amministratori“.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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