140 vittime

Ricordate a Cagliari le 140 vittime del Moby Prince

Da questa mattina una piccola piazza che si affaccia sul mare unisce idealmente Cagliari alla rada di Livorno. In ricordo delle 140 vittime del terribile incendio che il 10 aprile 1991 scaturì dalla misteriosa collisione tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo. Una piccola piazza, quella tra via Roma e piazza Deffenu, proprio davanti alla Capitaneria di Porto, in una zona centrale, immersa nel traffico e nel rumore cittadino. Traffico e rumore che dovevano esserci quella concitata notte di ventisei anni fa nello specchio di mare davanti al Porto di Livorno, quando 140 persone sono state letteralmente dimenticate in un traghetto avvolto dalle fiamme, in attesa di un soccorso che non è mai arrivato.

Cagliari è la prima città italiana ad aver intitolato una piazza alle 140 vittime della Moby Prince. Oggi la città si è stretta ai familiari in una partecipata cerimonia durante la quale è stata inaugurata la targa dedicata alle vittime del Moby Prince.

La giornata del ricordo delle 140 vittime del Moby Prince è iniziata proprio nella piazza a loro dedicata dall’amministrazione comunale su impulso dell’Associazione 10 Aprile rappresentata dal figlio del capitano Ugo Chessa, Luchino che in quella immane tragedia ha perso sia il papà che la mamma. “Oggi celebriamo la giornata della memoria – ha detto Luchino Chessa rievocando la tragedia – per ricordare i nostri cari che sono morti quella notte in maniera atroce. Una piazza piccola, ma che, pur immersa nel traffico e nel rumore come quello che avvolse le vittime quella notte, sa dare tranquillità. Quella che hanno adesso i nostri cari nell’attesa che noi raggiungiamo la verità e otteniamo giustizia”.

140 vittime
Luchino Chessa, figlio del comandante del Moby Prince Ugo Chessa e rappresentante dell’associazione 10 Aprile che riunisce i familiari delle vittime, insieme al sindaco di Cagliari Massimo Zedda

La cerimonia si è poi spostata nel vicino Consiglio regionale per una cerimonia fortemente voluta dal presidente della massima assemblea sarda Gianfranco Ganau. Durante la cerimonia in Consiglio, nel corso della quale è stato proiettato il docufilm di Buonasera, Moby Prince” realizzato dal giornalista di Rai Sardegna Paolo Mastino con la collaborazione della sede Rai della Toscana, i tre senatori sardi della Commissione d’Inchiesta istituita dal Senato nel 2015 per puntare un faro di luce su questa tragedia (Silvio Lai, Emilio Floris e Luciano Uras) hanno fatto il punto sull’attività della commissione.

Dalla prima fase del lavoro della Commissione, basato sulla lettura degli atti del processo, l’audizione di numerosi esperti e l’esame di nuove testimonianze emerge uno scenario della vicenda molto più grande e complesso, con elementi di verità diversi dalla verità giudiziaria che ci è stata consegnata dai tribunali”, ha detto il presidente della Commissione d’Inchiesta Silvio Lai.

In particolare, dalle audizioni è emerso il comportamento estremamente coraggioso del comandante Chessa che “tentò disperatamente di evitare l’impatto con la petroliera”, e quello dell’equipaggio del Moby Prince “che attivò corrette procedure per mettere in salvo in passeggeri: una ricostruzione significativamente diversa da quella ufficiale secondo la quale lo scontro sarebbe stato causato, almeno in parte, da una nave senza governo”.

La seconda parte del lavoro della Commissione – ha annunciato Lai – sarà concentrata sull’analisi di altri elementi ancora avvolti nell’ombra come il luogo di provenienza della petroliera, le caratteristiche del carico che aveva a bordo e i motivi per cui è stata smantellata immediatamente dopo la tragedia.

L’obiettivo della Commissione d’inchiesta – ha sottolineato Lai – è quello “di diradare il mistero che ancora avvolge la tragedia, senza accontentarsi di una verità basata sull’incidente e l’errore umano, dimenticando l’eroismo dell’equipaggio e degli stessi passeggeri”. Anche perché, ha spiegato Luciano Uras, altro componente della Commissione, “emergono fatti e circostanze che cambiano sia lo scenario che gli esiti della vicenda Moby Prince, rispetto alla quale la verità giudiziaria copre responsabilità, nasconde e distorce i dati reali. E’ incomprensibile – ha aggiunto – che l’assoluta mancanza di soccorsi abbia lasciato morire 140 persone senza nemmeno un tentativo di salvarle, se non quando la nave era già completamente distrutta dal fuoco”.

Grazie al lavoro della Commissione – ha commentato Luchino Chessa – si comincia finalmente a capire qualcosa di più, dopo anni di silenzio nei quali siamo rimasti soli con la nostra determinazione perché nessuno si è occupato di noi e della nostra sofferenza”.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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