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Telejato chiude per querele. Ma l’Italia vuole la libertà di stampa?

L’emittente antimafia Telejato chiude per le troppe querele

Telejato chiude per querele. L’emittente antimafia diretta dal giornalista Pino Maniaci ha annunciato la chiusura a causa dell’enorme numero di querele giunte soprattutto “da alti magistrati, da funzionari e elementi di spicco che si occupano di gestione dell’ordine pubblico, persino da amministratori giudiziari e da giornalisti”.

Ci querelano persino i mafiosi, anzi i presunti mafiosi – scrive Maniaci sul sito della tv antimafia – i quali, pur essendo stato loro confiscato il patrimonio per mafia, ci accusano di diffamazione perché non esiste una sentenza che li dichiari mafiosi”.

telejato chiude
Il giornalista Pino Maniaci conduce il tg di Telejato (foto tratta dal suo profilo Facebook)

La chiusura di Telejato riporta con prepotenza alla ribalta la questione delle querele temerarie che la Fnsi sta portando avanti da qualche anno per neutralizzare questa potente arma utilizzata dal potere per imbavagliare i cronisti che coraggiosamente si battono contro l’illegalità e il malaffare.

Il mese scorso una delegazione del sindacato dei giornalisti, formata dai vertici Fnsi e dal responsabile per la legalità Michele Albanese, ha incontrato il ministro della Giustizia Andrea Orlando proprio per chiedere un maggiore impegno del Governo sul fronte della lotta alle querele temerarie e di inserire nel disegno di legge di riforma del processo civile una norma che metta al riparo i giornalisti da queste forme di subdola intimidazione.

Non si sa se alla fine questa intenzione si è concretizzata in un concreto emendamento). Quel che è certo è che pochi giorni fa l’Italia ha ricevuto una bacchettata dall’Onu proprio per la violazione degli standard internazionali in materia di libertà di stampa.

Il Comitato Onu sui Diritti umani ha infatti denunciato la mancata modifica delle norme che prevedono il carcere per i giornalisti in caso di diffamazione (articolo 595 del Codice Penale e articolo 13 della Legge sulla stampa) e ha chiesto al Governo italiano di avviare urgentemente delle iniziative proprio per evitare che le querele siano utilizzate temerariamente per limitare la libertà di stampa. Due aspetti, questi, che violano secondo l’Onu, il Patto sui diritti civili e politici del 1966 e probabilmente contribuiscono a collocare l’Italia al 77° posto nella classifica internazionale sulla libertà di stampa.

Eppure al di là degli impegni di massima della politica non c’è nulla di concreto. Nel frattempo le querele hanno portato addirittura alla chiusura di un’emittente televisiva simbolo della libertà di espressione e della lotta per la legalità.

L’emittente antimafia Telejato chiude per querele. Siamo costretti a parlare in generale perché c’è chi ci ascolta e ci sta registrando, magari poi viene a chiederci copia della trasmissione, in attesa di cogliere mezza parola con cui arrivare all’obiettivo finale, cioè chiedere la definitiva chiusura dell’emittente – scrive Pino Maniaci -. Ebbene, così andando avanti chiudiamo noi. Abbiamo creduto che qualcosa potesse cambiare attraverso questa voce libera. Ma invece non cambia e non cambierà nulla perché questa terra, per dirla con Sciascia, è irredimibile. Chi ci ama ci scusi. È stato bello”.

Ma il caso eclatante di Telejato, esperienza del tutto peculiare in una realtà difficilissima come quella siciliana, fa riflettere. Un’Italia dove le lobby hanno un peso sempre più preponderante e in cui il Parlamento continua a emanare norme sempre più fumose lasciate all’interpretazione creativa dei singoli magistrati ha davvero a cuore la libertà di opinione e la libertà di stampa?

Oppure, al di là delle dichiarazioni liberali di facciata, dobbiamo pensare che qualcuno abbia in mente addirittura di riproporre i reati di opinione? A pensar male si fa peccato, diceva quello, ma a volte ci si azzecca. E in effetti pensando al dibattito sul famigerato ddl Scalfarotto parrebbe che la china scelta dal nostro legislatore sia proprio questa. Alla faccia della libertà di stampa, dell’Onu e del Patto sui diritti civili e politici.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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