guerra demografica

L’appello di Erdogan ai cittadini turchi che si trovano nell’Unione Europea non lascia molti margini di dubbio: fate almeno cinque figli e conquisterete l’Europa, ha detto suppergiù il presidente Turco. Da anni ci raccontano che la guerra che si sta combattendo nell’Occidente super civilizzato è una guerra episodica e spezzettata, scandita dagli attentati dei fondamentalisti islamici nelle grandi metropoli europee che, dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, mettono sempre più a repentaglio la nostra sicurezza, le nostre certezze e le nostre libertà fondamentali. Ma si è detto forse meno chiaramente che siamo di fronte a una silenziosa guerra demografica che lentamente sta modificando l’assetto delle popolazioni del pianeta.

Il flemmatico pachiderma europeo, immerso nei suoi agi e nelle sue ricchezze, si è ammosciato e ha perso la voglia di fare figli e adesso rischia seriamente l’estinzione. Mentre dall’Africa arriva un esodo interminabile di persone, molte delle quali in fuga dalla miseria e dai conflitti, che però di figli sono in grado di farne in abbondanza.

La guerra demografica

In questa Europa imbolsita l’Italia fa, come al solito, la parte del leone. Ovviamente in negativo. Gli ultimi dati statistici ci dicono che nel nostro Paese il decremento demografico è al livello di guardia: nel 2016 sono nati circa 12mila bambini in meno rispetto all’anno precedente. Di contro continua ad aumentare a dismisura il numero dei migranti provenienti dalle zone africane, che nei primi tre mesi del 2017 è addirittura raddoppiato rispetto all’anno precedente. Alla fine dell’anno saranno circa 200mila.

Basta andare in una qualsiasi città del ricco nord italiano per constatare una preponderante presenza di stranieri e una corrispondente assenza della popolazione locale. A Padova nei giorni scorsi è spuntato il volantino di un fantomatico movimento politico di matrice islamica che inciterebbe i cittadini musulmani alla poligamia proprio per avere più figli. Probabilmente si tratta di una bufala, ma tra un po’ ci si arriverà. D’altronde si tratta della stessa strategia usata da un movimento politico estremista islamico che – ne abbiamo parlato su questo sito – che nel vicino Belgio auspica una estensione sul territorio della legge della Sharia. Come? Confidando sull’aumento esponenziale della popolazione islamica che tra qualche anno in Belgio supererà quella locale. Insomma con la guerra demografica. Né più né meno come quella lanciata dal presidente turco Erdogan.

guerra demografica
La cartina delle religioni prevalenti in Europa (fonte Wikipedia)

Bisogna però evitare equivoci. La guerra demografica di cui stiamo parlando è un fenomeno globale e non ha nulla a che vedere con il soccorso e con l’integrazione delle persone di diversa etnia e credo religioso, sempre auspicabile ove possibile e naturalmente ove gradita dagli interessati.

Quella che abbiamo di fronte è infatti una invasione programmata e finanziata con enormi quantitativi di denaro da potenti Ong che hanno alla loro guida personaggi ben conosciuti che hanno tutto l’interesse a svuotare il continente africano, come noto assai ricco di materie prime utilissime all’industria occidentale.

A questa invasione programmata e a questa guerra demografica l’Europa non riesce proprio a rispondere con politiche demografiche che evitino una invasione. Né, pur con tutte le sue conoscenze e le sue ricchezze, riesce ad attivare politiche che facilitino una effettiva integrazione dei migranti o un aiuto concreto alle loro nazioni di appartenenza.

L’Europa, morte le grandi ideologie, sembra vivere in uno stato di catalessi materialista. In Europa e in Italia – lo riporta un interessante articolo del Foglio che ha intervistato l’economista americano Nicholas Eberstadt – è in atto una vera e propria rivoluzione culturale che sta portando le persone ad accumulare beni materiali (dall’auto ai gadget fino alla bella casa) e ad accantonare i figli. I figli – secondo la cultura dominante occidentale – sono economicamente poco convenienti in una società che, lo vediamo da qualsiasi pubblicità circoli in tv o negli altri media, premia e valorizza soltanto ciò che è conveniente e favorisce il successo e la ricchezza.

Se fino a pochi decenni fa chi non aveva figli era visto come una persona  estremamente sfortunata, oggi il single che si gode la vita è visto dalla società come una persona di grande successo.

Il fatto che in Italia non ci sia lavoro e che i ragazzi non abbiano fiducia nel futuro – la scusa addotta da anni per giustificare il calo demografico in Italia – è vero solo in parte. Anche perché, se andiamo a rileggere la storia, nei periodi più difficili le nazioni hanno reagito soprattutto con una forte ripresa delle nascite. Oggi invece – riprendendo le parole di Eberstadt – in una società consumistica non avere figli è sempre più spesso una scelta di libertà e di autonomia. Oggi va di moda lo stile di vita “child free”.

Siccome la storia vive di corsi e ricorsi, questa situazione viene paragonata a quella dell’Impero Romano dove l’imperatore Augusto spronava l’élite aristocratica romana a godersi la vita e non avere figli. Esattamente come sta facendo la propaganda mediatica oggi in Europa, dove un terzo di donne europee ha liberamente deciso di adottare una stile “child free” e dove sempre più persone decidono di vivere da single.

Se la saggezza popolare ha sempre visto i figli come una risorsa preziosissima per il futuro delle nostre nazioni, il mondo moderno poco intelligentemente considera spesso i bambini come degli ostacoli alla felicità. Ma questo fatto – rileva sempre su Il Foglio lo studioso americano Bruce Thornton – avrà delle ripercussioni importanti sulla democrazia, sulla libertà (quella vera) e sulla difesa delle nazioni europee: l’invecchiamento sempre maggiore della popolazione e la sua sostanziale sterilizzazione porterà infatti ad una Europa sempre più debole e vulnerabile.

Come si nota anche oggi in ogni settore economico e lavorativo le vecchie generazioni sono sempre più egoiste e incapaci di tutelare quelle più giovani. Una maggioranza anziana tende a prendere provvedimenti per tutelare se stessa e non certo per favorire i giovani che viceversa, con il loro lavoro e i loro contributi, avrebbero la possibilità di finanziare il welfare e la sicurezza dei paesi.

Per farla breve, tra un po’, quando saremo decrepiti, ci saranno sempre meno giovani a difendere la sicurezza dei nostri paesi, sempre più vulnerabili di fronte alla strabordanza demografica delle popolazioni islamiche che viceversa hanno un altissimo tasso di natalità.

La conclusione dei due esperti intervistati dal Foglio è sostanzialmente questa: un’Europa egoista che ha totalmente dimenticato Dio non riesce a sacrificarsi per le generazioni successive e a lottare per difendere il proprio futuro.

Ebbene sì, gli economisti e gli esperti di storia antica parlano di Dio. Parlano di Dio perché la guerra demografica che stiamo raccontando è molto connessa alla religione, soprattutto adesso che l’Europa sembra essere saldamente in mano ai fondamentalisti del laicismo.

A questo proposito un altro articolo, comparso sempre sul Foglio qualche giorno fa, riporta un interessante studio scientifico secondo cui la popolazione atea, che come detto oggi sembrerebbe la componente principale della galassia europea, è destinata irrimediabilmente ad estinguersi molto più in fretta di quella credente. Infatti – rivelano le statistiche – la scienza ha osservato che una persona non credente tende a godersi la vita e a fare meno figli rispetto ad una persona che invece crede in un prosieguo dell’esistenza dopo la morte e dunque affronta la vita con più fiducia.

Qualche anno fa, apparendo a Medjugorje ad una delle veggenti che aveva appena avuto il terzo figlio la Madonna aveva esortato con forza i cristiani a fare figli ed aveva elogiato le famiglie numerose. Non aveva, per la verità, spiegato il perché di questo appello, dicendo che il motivo si sarebbe capito con il tempo. Ma forse il tempo di comprendere perché è opportuno che almeno i cristiani si decidano a fare figli è arrivato. Infatti – giusto per concludere con un’ultima statistica – la BBC, in una proiezione che sta girando sui social network, prevede che nel 2070, salvo che qualche asteroide non ci faccia estinguere tutti prima, la religione islamica sarà di gran lunga quella più diffusa sulla terra.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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