Parlamento UE: norme sul commercio dei minerali estratti in Africa

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La sede del parlamento europeo

Il tantalio è una sostanza nera che si trova nelle miniere a cielo aperto dei Paesi africani. Per la sua estrazione i bambini vengono schiavizzati con una paga misera di 80 centesimi di dollaro all’ora mentre quel minerale, indispensabile per la costruzione dei nostri telefonini di ultima generazione, viene venduto a 17mila dollari al chilo. L’Africa, così povera di diritti, è per la verità ricchissima di questi minerali. Stagno, tantalio, tungsteno ed oro vengono utilizzati dal “mondo industrializzato” per produrre i dispositivi ad alta tecnologia, nell’industria automobilistica, nell’elettronica aerospaziale, nell’imballaggio, nella costruzione, nell’illuminazione e in tanti altri moderni comparti industriali. Nei Paesi africani i proventi di queste materie prime estratte illegalmente alimenta le rivolte e i conflitti armati.

Finalmente la comunità internazionale si è accorta di questo business legato ai metalli insanguinati. Nei giorni scorsi – con 558 voti in favore, 17 contrari e 45 astensioni – il parlamento Europeo ha approvato un progetto di regolamento che ha proprio l’obiettivo di porre fine al finanziamento di gruppi armati e alle violazioni dei diritti umani collegate al commercio di minerali provenienti da zone di conflitto.

Le norme sui minerali insanguinati

La normativa sui “minerali dei conflitti” obbliga i grandi importatori europei di stagno, tungsteno, tantalio e oro a garantire che i propri fornitori rispettino i diritti umani e gli obblighi di responsabilità nell’estrazione dei minerali. I produttori più grandi dovranno anche indicare come intendono monitorare le loro fonti per assicurare il rispetto delle norme.

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Le bandiere degli stati europei

Il nuovo regolamento ha la possibilità di cambiare le vite delle popolazioni in conflitto”, ha dichiarato il relatore Iuliu Winkler. “Il nostro sistema, tuttavia, funzionerà solo se applicato sul campo, se resta flessibile e se tutte le parti interessate continuano ad imparare e agiscono in modo responsabile”. “Non possiamo far finta di non vedere i danni che noi causiamo in altre parti del mondo”, ha aggiunto il presidente della commissione europea per il commercio internazionale, Bernd Lange. “Queste norme hanno posto le basi per uno strumento in grado di spezzare il legame tra conflitti, abusi dei diritti umani e il consumo quotidiano di prodotti”.

Durante i negoziati del novembre 2016, i deputati hanno convinto i ministri dell’UE che i controlli per verificare il rispetto delle norme della due diligence, basate sulle linee guida dell’OCSE, devono essere obbligatori per gli importatori di stagno, tungsteno, tantalio e oro da zone di conflitto ad alto rischio. La Commissione e il Consiglio avevano infatti inizialmente proposto solo controlli volontari.

Le autorità degli Stati membri dovranno dunque assicurarsi che le aziende rispettino queste norme. I materiali riciclati e piccoli importatori, come dentisti e gioiellieri, che rappresentano il 5% delle importazioni, saranno esentati, per non imporre loro oneri burocratici eccessivi.

Nel corso dei negoziati, il Parlamento è inoltre riuscito ad ottenere l’impegno che le grandi imprese dell’UE (con più di 500 dipendenti) che acquistano stagno, tantalio, tungsteno e oro da utilizzare nei loro prodotti, saranno incoraggiate a riferire le loro fonti di approvvigionamento e entreranno a far parte di un registro UE.

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