Iacopino lascia la guida dell’Odg: atto d’accusa verso il giornalismo italiano

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Ordine dei Giornalisti: si è dimesso il presidente Enzo Iacopino

Enzo Biagi sosteneva che l’informazione è come l’acquedotto e si impegnava a non portare acqua inquinata nelle case dei suoi lettori. Non mi pare sia così. Non è così”. Le parole con cui il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino ha annunciato le sue dimissioni davanti al Consiglio nazionale dell’Ordine suonano come un duro atto d’accusa verso un mondo dell’informazione, ormai palesemente in balia di interessi che niente hanno a che vedere con la ricerca della verità. E sono parole che obbligano ad una sana pausa di riflessione la variegata categoria dei giornalisti, un colorito range di professionisti e pubblicisti che va dai tantissimi precari che si sbattono quotidianamente nelle redazioni per racimolare pochi euro a pezzo fino ai (sempre meno) fortunati contrattualizzati che, sempre in quelle redazioni, mostrano ben poca solidarietà e comprensione per i colleghi meno fortunati.

Le dimissioni di Iacopino

Enzo Iacopino ha espletato gli ultimi impegni istituzionali ricevendo il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin nella sede romana dell’ordine, sulla cui porta di ingresso campeggia la scritta: “Il dovere della verità”. “Parole”, ha commentato Iacopino in un lungo post su facebook su cui spiega ai suoi numerosi contatti le ragioni dell’addio e annuncia la consegna delle dimissioni nelle mani del vice presidente dell’Odg, Santino Franchina.

Ho sognato di imporre una svolta nella vita e nella gestione dell’Ordine – scrive Enzo Iacopino –. L’avvenuta moralizzazione nell’impiego dei soldi dei colleghi, un obiettivo che sembrava impossibile, grazie all’aiuto di tanti, è cosa che mi inorgoglisce. Abbiamo una “casa”, la “casa dei giornalisti”, frutto di una sana amministrazione e di un impiego responsabile dei soldi dei colleghi. Dubito si possa ritornare alle spese allegre del passato o ad un impiego improprio, comunque mascherato, delle risorse”.

Ma questo è forse l’unico lato positivo, perché, prosegue, “il resto è buio pesto”.

Enzo Iacopino – Foto tratta da Internet (LumsaNews)

“L’equo compenso, una battaglia dell’Ordine tesa a dare dignità e speranza alle migliaia di “ultimi” di tante età, è morto. Assassinato da fuoco amico! Da chi ha accettato che si codificasse il prezzo della schiavitù: 4.980 euro (tasse, spese, foto, video, abstract per l’on line) per il lavoro di un anno. Vergogna, non per chi lo impone, ma per chi tra noi se ne è fatto complice”.

Il recupero della credibilità della categoria si è rivelato un vero fallimento – prosegue Iacopino -. Prevalgono un gioco perverso e irresponsabile di opposte militanze, il settarismo, la superficialità, le urla, le volgarità. C’è chi si compiace di galleggiare tra gelati e patate. Perfino la trasmissione di segnalazioni ai Consigli di disciplina territoriali, un atto imposto dalle leggi e dalle norme interne, diventa materia per polemiche, alimentate da “professori del diritto” che si dividono equamente tra analfabeti del diritto e oltre. Non so dove siano finiti il rispetto rigoroso per la verità e per la dignità delle persone, al quale ci ha richiamato Papa Francesco”.

No, non riesco a ritrovarmi più in questo modo di fare informazione. Il “padrone” non è il lettore, come scriveva Indro Montanelli, ma per alcuni l’interesse a volte personale, il business, il burattinaio di riferimento, contribuendo ad alzare barriere, a creare ghetti, ad alimentare un clima che non porterà a nulla di buono per il Paese. Ho provato, ho tentato di evitare questa deriva legata anche a norme che consentono ad editori improvvisati non solo di maramaldeggiare sfruttando i colleghi, ma di piegare il bene primario dell’informazione ai loro interessi. Non ne sono stato capace. Scusatemi, se potete. Ne prendo atto e ne traggo, appunto, le conseguenze. Enzo Biagi sosteneva che l’informazione è come l’acquedotto e si impegnava a non portare acqua inquinata nelle case dei suoi lettori. Non mi pare sia così. Non è così. Grazie a tutti, a tutti. Grazie soprattutto a quanti si asterranno – cito Cesare Pavese, senza ipotizzare le sue conclusioni personali – dal fare pettegolezzi. Buona fortuna a tutti voi”.

C’è di che riflettere, insomma. E non solo per la categoria dei giornalisti e per i suoi rappresentanti nei vari organi di categoria, sia a livello nazionale che territoriale, ma anche per chiunque abbia a cuore l’informazione e ritenga che una informazione libera e plurale sia il presupposto necessario di una vera democrazia. Perché se davvero il padrone dell’informazione non è più il lettore, come scrive Enzo Iacopino e come purtroppo ci stiamo abituando a constatare sempre più spesso, la china rischia di essere molto pericolosa.

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