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Referendum sul lavoro: la Sardegna si mobilita per il Sì

E’ prevista per il prossimo 11 gennaio 2017 la decisione della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei tre referendum abrogativi delle norme sul lavoro. Se i giudici della Consulta daranno parere positivo gli italiani si dovranno pronunciare sulle politiche del lavoro degli ultimi governi. I quesiti referendari – sottoscritti da tre milioni di italiani – chiedono infatti l’abrogazione delle norme del jobs act e soprattutto quelle sui licenziamenti previste dalla legge Fornero che, con l’abolizione delle garanzie previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, hanno ridotto drasticamente le tutele per i lavoratori.

Gli italiani dovranno inoltre pronunciarsi sulla cancellazione dei voucher che, ideati per far emergere il lavoro nero, stanno portando ad una ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro. Stando ai dati dell’Inps ad ottobre erano stati venduti ben 121 milioni di voucher da 10 euro (7,50 vanno al lavoratore e 2,50 ad INPS e INAIL), con un aumento esponenziale del 32,2% rispetto al 2015.

Il parere della Consulta non è scontato, soprattutto per il quesito relativo al ripristino dell’articolo 18 (che qualora vincesse il Sì sarebbe esteso anche alle imprese con meno di 5 dipendenti), ma una eventuale nuova debàcle dopo l’affossamento della riforma costituzionale preoccupa non poco la maggioranza di governo.

Diversamente al referendum confermativo dello scorso 4 dicembre, per i referendum (abrogativi) sulle norme sul lavoro è previsto il quorum, dunque è assolutamente necessario che si rechi alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto di voto. In caso contrario anche se vincesse il SI il referendum non sarebbe valido.

I comitati per il Sì in Sardegna

La riforma del lavoro e la crescita dell’occupazione non possono e non devono passare per la scorciatoia del taglio dei diritti e delle tutele come è accaduto con le varie leggi dal 2010 ad oggi”, spiega l’avvocato giuslavorista Gianni Benevole che qualche giorno fa ha annunciato la nascita in Sardegna di un comitato per il Sì aperto a tutti che si chiamerà “Realtà lavoro in movimento”.

L’obiettivo, spiega il legale, protagonista di numerose battaglie al fianco dei lavoratori – è quello di “dare avvio a una campagna informativa sui contenuti dei singoli quesiti, sugli effetti concreti e reali che le diverse norme, vecchie e nuove, producono nelle aule di giustizia e nel mondo del lavoro, lasciando perdere i dati astratti che periodicamente vengono snocciolati dai vari governi e dalla politica che continua a utilizzare il tema del lavoro come strumento di campagna elettorale”.

comitati per il sì
Buoni lavoro

A fronte dei sistematici tagli ai diritti dei lavoratori avvenuti negli ultimi anni, “restano ancora inattuate e procedono con estrema lentezza le misure per le politiche attive di reinserimento e ricollocazione e non si discute minimamente delle misure per la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Inoltre, tra i punti della politica economica dei governi è sempre stata sbandierata, ma mai attuata la riduzione della pressione fiscale che continua a ingessare aziende, imprese e le partite Iva”.

È questo – secondo l’avvocato Benevole – l’aspetto che ostacola la crescita delle imprese e blocca le assunzioni. Non, come si vuole far credere, l’esistenza delle tutele o l’applicazione dell’art. 18. “È sufficiente fare un sondaggio tra le tante piccole e medie imprese, con meno di 15 dipendenti, dove l’articolo 18 non è mai stato applicato: versano tutte in difficoltà e spesso sono state dichiarate fallite. Ovviamente parlo sempre di quelle aziende oneste, spesso messe in difficoltà dalle banche usuraie e non di quelle truffaldine che prima sperperano e poi comodamente dichiarano il fallimento in proprio per non pagare stipendi e tfr ai dipendenti, mettendoli a carico dell’Inps”.

Prima ancora di sperare di creare nuovi posti di lavoro – prosegue l’avvocato – bisogna proteggere e sostenere quelli esistenti, sostenere chi crea occupazione reale e duratura, studiare misure strutturali anche decentrate che consentano ai datori di lavoro onesti e virtuosi di crescere e originare altra occupazione”.

Secondo il legale bisogna inoltre creare un’anagrafe pubblica delle aziende, accessibile a tutti, specie tra quelle, come le grandi multinazionali o grosse imprese locali che vivono di spot e continuano da anni, con estrema facilità, a falsare il mercato, a truffare e ad aprire continuamente, con soldi pubblici, procedure di mobilità ricattatorie per buttare fuori dal mondo del lavoro 50, 100, 200 dipendenti per volta e persistono nel fare incetta di agevolazioni e di decontribuzioni varie, finanziandosi con i soldi dei contribuenti. “Creare un’anagrafe pubblica – spiega – consentirebbe ai dipendenti e al mercato di monitorare, dare un voto ed esprimere una valutazione, anche anonima, su queste aziende, sulle politiche di formazione e di gestione delle risorse umane adottate, sul corretto utilizzo delle risorse pubbliche delle quali si continua ad abusare”.

Il comitato è aperto a tutti – conclude il legale chiedendo sostegno e massima condivisione alla sua iniziativa – e opererà in favore e con tutti quanti vorranno sostenere le ragioni del Sì. Non credo di sbagliare nel sostenere che l’occasione è unica per tentare di dare voce a chi ha solo subito le pessime politiche del lavoro degli ultimi anni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, l’Italia è sempre ai primi posti per disoccupazione, povertà e esclusione sociale, cuneo fiscale, retribuzioni basse, pressione fiscale, addizionali comunali e regionali che colorano di rosso le buste paga”.

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