commercialisti

In Italia la pressione fiscale è arrivata quasi al 65%. In compenso c’è una fortissima evasione fiscale con una perdita di tributi per centinaia di miliardi che costringe gli italiani onesti a sostenere le casse statali anche per i delinquenti che evadono le imposte. Gli imprenditori, gli artigiani e i professionisti che pagano regolarmente i tributi devono effettuare in media 14 versamenti all’anno via F 24. Mentre i loro commercialisti trascorrono in media 269 ore all’anno per seguire i complicati adempimenti fiscali previsti dal sistema tributario italiano.

Insomma in Italia chi si ostina ancora ad essere onesto e rispettare le regole ha vita molto difficile.

Lo sciopero dei commercialisti

fisco
Fisco: perchè non semplificare la vita agli italiani?

In questa giungla già intricatissima il Decreto Fiscale 193/2016 presentato dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, con la scusa di semplificare le cose, ha pensato bene di introdurre ben altri otto adempimenti fiscali con una miniriforma che complica ulteriormente il sistema tributario italiano appesantendo la vita dei contribuenti e le competenze e le responsabilità dei consulenti (che ovviamente si ripercuoteranno in ulteriori spese per i loro clienti).

Per protestare contro la riforma Padoan i commercialisti italiani sono scesi in piazza a Roma nei giorni scorsi. Un evento storico per la nostra repubblica.

Durante la manifestazione romana è stato indetto dalle sette sigle sindacali del comparto il primo di due scioperi programmati per il 2017: i commercialisti italiani – cosa assolutamente inedita nel nostro Paese – incroceranno le braccia dal 28 febbraio al 7 marzo 2017, in occasione del periodo di presentazione delle dichiarazioni Iva, contro le novità introdotte dal Decreto Fiscale 193/2016 che prevede ben 8 nuovi adempimenti fiscali per i contribuenti, con il  rischio di ulteriori sanzioni salate per la mancata ottemperanza.

Durante la manifestazione romana i rappresentanti dei commercialisti hanno inoltre più volte richiamato lo Statuto dei diritti del Contribuente (legge 212/2000) che prevede i principi di democraticità e trasparenza del sistema fiscale in modo da migliorare il rapporto tra Fisco e cittadini. Un rapporto oggi compromesso dall’ingiustizia palese del sistema tributario italiano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *