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Settimana Sociale: la Chiesa sarda parte dall’emergenza giovani

Dispersione scolastica al 24% (in Europa si sta riducendo al 10%). Difficoltà per tanti ragazzi sardi di comprendere un testo scritto (27% contro il 18% dei Paesi OCSE) o di raggiungere la sufficienza in matematica (uno studente sardo su tre). Bastano questi dati per dipingere la più drammatica emergenza che vive oggi la Sardegna: quella educativa. Emergenza giovani da cui consegue inevitabilmente la disoccupazione giovanile più alta in Italia: quasi il 50%. Inevitabilmente perché nell’isola le proposte di lavoro in realtà ci sarebbero, ma spesso non ci sono giovani preparati che abbiano le competenze e le qualifiche necessarie. Proprio partendo da questa gigantesca emergenza educativa e dalla consapevolezza dell’enorme mole di lavoro da fare per ridare fiducia ai giovani isolani la Chiesa sarda inizia il cammino di avvicinamento alla 48ª Settimana Sociale dei cattolici in Italia che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017.

La prima tappa di questo percorso – che proseguirà nei prossimi mesi con una serie di incontri sul territorio – si è tenuta nei giorni scorsi al seminario regionale di Cagliari con un interessante incontro dal titolo “Lavoro e nuove tecnologie. Quale formazione e opportunità per i giovani?” promosso dalla delegazione sarda della Pastorale sociale presieduta da don Giulio Madeddu.

L’emergenza formazione in Sardegna

L’incontro, al quale hanno partecipato autorevoli rappresentanti dell’Università, del mondo della scuola, di quello sindacale e imprenditoriale, della cooperazione e del terzo settore, ha evidenziato una grave criticità dal punto di vista della formazione e dell’istruzione dei ragazzi e una totale mancanza di raccordo tra la scuola, l’università e il mondo del lavoro. I giovani sardi non vengono infatti quasi mai supportati con percorsi di orientamento e il più delle volte finiscono per non avere un progetto di vita e non credere nelle loro capacità. Tanto è vero che la nostra regione ha una altissima percentuale (34%) di neet, cioè ragazzi disimpegnati che non vanno a scuola né seguono alcuna attività formativa o lavorativa.

emergenza giovani
Un momento del primo incontro di avvicinamento alla 48ª Settimana Sociale dei cattolici in Italia

Se non investiamo innanzitutto sulla scuola e sulla formazione è illusorio immaginare soluzioni che possano rimettere in movimento l’economia dell’isola”, ha spiegato l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio che prima della manifestazione di Cagliari ha organizzato le ultime tre edizioni della Settimana Sociale a Pistoia-Pisa (2007), Reggio Calabria (2010) e Torino (2013). “L’incontro di Cagliari – ha aggiunto – è il primo tassello di un quadro che vogliamo offrire a tutti quelli che verranno in Sardegna, ma dovrà servire soprattutto a noi: la Settimana Sociale dovrà mettere innanzitutto in movimento tutte le nostre energie mettere a frutto anche tutte le opportunità che abbiamo e di cui forse non ci accorgiamo”.

emergenza giovani
Un momento del primo incontro di avvicinamento alla 48ª Settimana Sociale dei cattolici in Italia

In effetti – è emerso dai tanti contributi – in Sardegna le opportunità lavorative ci sono, soprattutto nel campo delle nuove tecnologie che non devono essere certamente demonizzate, ma capite e assecondate. Ma spesso quelle opportunità sono offerte soltanto a chi ha le conoscenze giuste. Ed allora per molti giovani sardi, soprattutto i migliori, l’unica alternativa è quella di emigrare altrove per cercare fortuna.

Precondizione necessaria per superare questa grave emergenza – ha evidenziato l’economista Vittorio Pelligra – è che la Sardegna investa finalmente sul capitale umano. In particolare che aiuti le famiglie giovani con figli, l’anello più fragile di una regione sempre più povera. La sofferenza delle famiglie giovani con bambini piccoli – ha spiegato Pelligra – non causa infatti soltanto disagio economico, ma è la ragione stessa della disuguaglianza sociale in quanto impone ai bambini una zavorra cognitiva che si porteranno dietro tutta la vita. Ma per questo – ha giustamente sottolineato l’economista – c’è bisogno di una politica lungimirante che sappia guardare ben oltre il ristretto ciclo elettorale.

Quello di Cagliari è stato solo il primo dei sei incontri di avvicinamento alla Settimana Sociale. I prossimi appuntamenti si terranno ad Oristano (Giovani, lavoro, agricoltura), Iglesias (Percorsi di riconversione industriale e compatibilità ambientale. Dalla devastazione alla ricostruzione), Nuoro (Nuove politiche forestali e ambientali per far fronte allo spopolamento e alla disoccupazione), Sassari (Ricerca scientifica e sanitaria e mondo della cooperazione) e Tempio (Turismo e beni culturali. Quali opportunità lavorative?).

Al termine del percorso verrà elaborata una proposta organica che sarà presentata alla Settimana Sociale e, si spera, potrà dare un contributo concreto alla Sardegna per l’attivazione di percorsi virtuosi per l’attuazione del diritto costituzionalmente garantito al lavoro. Quel lavoro che nell’isola è ancora ben lontano dal modello ideale “libero, creativo, partecipativo e solidale” di cui parla Papa Francesco.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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