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Emergenza migranti, torna il visto d’ingresso nei paesi dell’UE

Giro di vite dell’Unione Europea contro l’immigrazione irregolare. Una relazione approvata dall’europarlamento (485 voti a favore, 132 contrari e 21 astensioni) reintroduce il visto d’ingresso per i cittadini extracomunitari nel caso in cui gli Stati dell’Unione si trovino ad affrontare un ulteriore forte aumento dell’immigrazione irregolare o rischi per la sicurezza.

Il visto di ingresso potrà essere reintrodotto anche per i paesi che attualmente hanno un accordo di esenzione con l’UE, nel caso in cui si verifichino alcune situazioni: un aumento sostanziale del numero di cittadini del Paese terzo interessato cui sia stato rifiutato l’ingresso o che soggiornino irregolarmente nel territorio dell’UE; un sostanziale aumento di domande di asilo infondate; una diminuzione nella cooperazione per la riammissione (ritorno dei migranti); infine un aumento dei rischi o un imminente pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza interna relativi a cittadini del Paese terzo interessato.

Siamo riusciti a creare uno strumento più flessibile e operativo, garantendo nel contempo il rispetto dei diritti umani e un ruolo chiave per il Parlamento europeo”, ha dichiarato il relatore del Parlamento, Agustín Díaz de Mera (PPE, ES). “Sono sicuro che dopo l’approvazione del “meccanismo di sospensione”, il Consiglio coopererà pienamente affinché le proposte per garantire l’esenzione del visto per Georgia e Ucraina non incontrino ostacoli, dato che entrambi i Paesi hanno soddisfatto i criteri richiesti qualche tempo fa“.

La sospensione dell’esenzione dal visto

visto d'ingresso
Le bandiere dei Paesi membri dell’Unione Europea

“Entrambi gli Stati membri e la Commissione europea saranno in grado di avviare il meccanismo di sospensione degli accordi di esenzione dei visti”, si legge in una nota dell’europarlamento in cui si sottolinea che la decisione di sospendere temporaneamente l’esenzione dal visto deve essere basata su dati pertinenti e oggettivi.

In seguito ad una notifica da parte di uno Stato membro (o di una richiesta da parte di una maggioranza semplice degli Stati membri) o in base ad una propria relazione la Commissione Europea avrà un mese di tempo per decidere di sospendere l’esenzione dal visto per nove mesi. La decisione avrà effetto automaticamente e durante il periodo di sospensione la Commissione dovrà trovare delle soluzioni alle problematiche che hanno portato alla sospensione in collaborazione con il Paese interessato.

La Commissione, inoltre, dovrà monitorare la situazione nei Paesi esenti dal visto e riferire almeno una volta all’anno al Parlamento e al Consiglio se quei Paesi continuano a soddisfare le condizioni di esenzione dal visto, come il rispetto dei diritti umani.

Se la situazione persiste la Commissione Europea dovrà presentare (entro due mesi dalla fine del periodo di nove mesi) una proposta per prolungare il ripristino provvisorio del visto per ulteriori 18 mesi. Proposta alla quale sia i deputati che gli Stati membri possono opporsi.

La Commissione può inoltre decidere in qualsiasi momento di presentare una proposta legislativa per spostare un Paese terzo dall’elenco dei Paesi esentati dai visti all’elenco di quelli che devono farne richiesta. Il trasferimento dovrà essere approvato dal Parlamento e dal Consiglio.

La revisione del meccanismo di sospensione, peraltro sancito nella legislazione dell’UE dal 2013, è legata alle proposte di concessione di un accesso senza visto verso l’UE per la Georgia (già accordata dagli eurodeputati e dal Consiglio) e per Ucraina e Kosovo.

Il progetto di regolamento dovrà ora essere formalmente approvato dal Consiglio e entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

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