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Siti prolife: censura francese preludio di una deriva illiberale in Italia

La notizia – riportata dal quotidiano cattolico Avvenire – dell’approvazione da parte della assemblea nazionale francese della illiberale censura dei siti prolife che possano “ostacolare” il diritto all’aborto proponendosi di ascoltare e – su richiesta – di dare qualche consiglio alle donne alle prese con questa scelta drammatica è molto preoccupante. E non può che richiamare alla recente vicenda italiana che ha visto l’incredibile censura di uno spot della associazione Pro Vita contro l’utero in affitto che ha visto la senatrice della Repubblica Monica Cirinnà, paladina del matrimonio egualitario, farsi promotrice di un boicottaggio della catena di distribuzione cinematografica che aveva osato proiettare lo spot, Uci Cinemas.

L’analogia impressionante tra le due vicende e l’insistenza con cui la frangia più radicale del Pd, Cirinnà in testa, mette all’ordine del giorno dopo il referendum di domenica prossima la liberticida legge Scalfarotto, pone a chi ha un minimo di raziocinio una grande preoccupazione sulla sorte della libertà di manifestazione del pensiero in questo Paese. Soprattutto nel caso di una eventuale soppressione del Senato che negli ultimi tempi è risultato l’unico baluardo contro una deriva laicista che, paradossalmente, sta annientando una sempre più ininfluente componente politica cattolica che almeno in teoria dovrebbe rappresentare in Parlamento la maggioranza dei cittadini italiani.

La censura ai siti prolife francesi

In Francia proprio il Senato, quello che domenica in Italia potrebbe essere spazzato via dagli ignari cittadini che Basta un Sì (basta un Sì per sprofondare!), potrebbe arginare questa deriva illiberale ed evitare la censura ai siti prolife. E’ da dire che nella laicissima Francia la Chiesa Cattolica si è schierata con forza a favore delle istanze prolife con una lettera al presidente Hollande. Ma nessun appello è servito e la maggioranza socialista non si è schiodata da un provvedimento totalmente contrario alla libertè francese, ormai probabilmente destinata a diventare soltanto un ricordo.

Anche in Italia in caso di vittoria del Si vedremo presto l’approvazione della legge Scalfarotto che, con il teorico ed encomiabile intento di penalizzare il reato di omofobia, finirà per privarci della libertà di gridare ai quattro venti che il matrimonio è quel vincolo tra un uomo e una donna finalizzato alla procreazione e che quel tipo di famiglia deve essere tutelato dallo Stato se non si vuole assistere alla scomparsa della popolazione italiana.

Inoltre, nella interpretazione estensiva che ha dato al reato di omofobia la senatrice Cirinnà inneggiando sui social network al boicottaggio di UCi Cinemas, la legge Scalfarotto ci impedirà anche di gridare ai quattro venti che i bambini non si possono comprare.

La conferma è arrivata dalla faciloneria e dalle ignave dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi che – in risposta alle legittime preoccupazioni  di una parte del mondo cattolico che ha molta paura di questa deriva – si è lavato pilatescamente le mani e ha poco rispettosamente paragonato al mago Otelma chi si fa delle domande e non crede alle semplificazioni contenute nella scheda referendaria che ci sarà consegnata domenica.

prolife
Eugène Delacroix – La liberté guidant le peuple

Peccato che in Francia tutte queste cose stiano già succedendo da qualche anno e che qualcuno è stato arrestato dalla gendarmerie perché aveva manifestato contro il matrimonio egualitario. Quello che sta succedendo in queste ore nella nazione della libertè, fraternitè e egalitè prelude ad un nuovo divieto: probabilmente fra qualche mese in Francia non si potrà più dire o scrivere che i bambini non si devono uccidere. Nè si potrà dare, neppure se richiesto, un consiglio a una mamma indecisa nell’affrontare o meno questa dolorosa scelta.

Perché, ricordiamolo, per un essere umano che si professa cattolico l’aborto è inevitabilmente un delitto perché sopprime una vita innocente. Lo ha detto recentemente anche il Papa, pur manifestando la giusta propensione della Chiesa alla misericordia per chi compie questo delitto. Si potrebbe anche aggiungere che la soppressione di una vita innocente è un omicidio anche per qualsiasi essere umano senziente e pensante. Ma oggi l’ipocrisia moderna ci sta facendo pensare al contrario e davanti al diritto di un bambino a vivere la sua vita pone inderogabilmente e senza pietà quello della sua mamma di decretarne la soppressione. E‘ il progresso.

Nel diritto anglosassone esiste un antichissimo istituto giuridico, l’habeas corpus, che anche attualmente è il principio che tutela l’inviolabilità personale di una persona. Anticamente l’habeas corpus indicava il diritto di una persona arrestata a conoscere la causa del suo arresto e di vedersi tutelato da un giudice terzo.

E’ un diritto antichissimo, garantito anche alle persone che si sono macchiate di reati gravissimi. Evidentemente però la dura legge del progresso non garantisce la tutela all’inviolabilità personale nemmeno ai neonati innocenti che non potranno più essere neppure tutelati da un sito internet prolife che, su espressa richiesta, possa dare una mano ad una mamma che abbia dei dubbi sulla sua scelta disperata e drammatica.

La verità è che il voto del parlamento francese – come ha commentato giustamente Avvenire – è “un segnale inquietante nel cuore dell’Europa che in molte sue componenti politiche e istituzionali sembra non voler più sostenere la vita che nasce”. Anche in Italia.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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