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Sempre più spesso gli ex alti funzionari dell’Unione Europea immediatamente dopo aver lasciato la poltrona diventano lobbisti e vanno ad occupare posti di rilievo nelle grandi imprese private in settori di loro competenza creando in questo modo grossi conflitti di interesse. Il caso più recente è quello dell’ex presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso che la scorsa estate è stato nominato presidente non esecutivo della banca d’affari Goldman Sachs International. Sui casi di cattiva amministrazione nelle istituzioni e negli organi dell’Unione europea e sulle attività di lobbing a livello europeo sta svolgendo una inchiesta il Mediatore europeo Emily O’Reilly (Irlanda), rieletta dal Parlamento il 16 dicembre 2014.

Nei giorni scorsi – con una risoluzione adottata con 557 voti in favore, 24 voti contrari e 44 astensioni – il Parlamento Europeo ha chiesto formalmente al Mediatore O’Reilly di proseguire con la sua inchiesta sui casi di “porte girevoli” alla Commissione, esprimendo grande preoccupazione per la nomina dell’ex presidente Barroso a presidente non esecutivo della Goldman Sachs International.

L’ inchiesta del Mediatore Europeo

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Interno del Parlamento Europeo (foto European Parliament)

L’ inchiesta del Mediatore europeo ha messo in luce un sistema di “porte girevoli” in cui ex alti funzionari dell’UE sistematicamente occupano posti di lavoro nel settore privato nell’ambito di loro competenza troppo presto dopo aver lasciato i loro incarichi precedenti, creando così possibili conflitti di interesse. Come nel caso di Barroso, nominato la scorsa estate presidente non esecutivo della banca d’affari Goldman Sachs International.

Nella risoluzione i deputati europei hanno comunque sottolineato che la possibilità di conflitti di interesse è molto più ampia, chiedendo al mediatore europeo di riservare particolare attenzione alle procedure di nomina di candidati a posizioni in qualsiasi istituzione europea.

Questa relazione solleva diverse questioni importanti di cui il Mediatore si è occupato nel 2015 e che hanno bisogno di ulteriore attenzione – ha dichiarato il relatore Notis Marias (ECR, GR) -. Accogliamo con favore i suoi sforzi per una maggiore trasparenza e la esortiamo a spingere per maggiore trasparenza, al fine di salvaguardare la buona amministrazione e la responsabilità democratica nel processo decisionale dell’UE”.

Le tematiche legate alla trasparenza – si legge in una nota del Parlamento Europeo – sono ai primi posti dell’elenco delle 278 indagini avviate dal Mediatore europeo nel 2015 che ha profuso grande impegno per aumentare la trasparenza nei colloqui sul Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) tra Commissione europea, Parlamento e Consiglio.

Il Parlamento Europeo nella risoluzione invita il Mediatore a spingere ad una maggiore trasparenza anche la Banca centrale europea, specialmente nel suo ruolo di membro della troika e dei gruppi di esperti della Commissione.

La risoluzione accoglie con favore il fatto che nel 2015 tutte le Istituzioni dell’UE abbiano introdotto regole interne per la protezione degli informatori (whistleblower). Tuttavia, il Parlamento evidenzia la necessità di una direttiva europea specifica sugli informatori, che stabilisca garanzie giuridiche minime a tutti i livelli per chi rivela attività illegali o non etiche nel settore pubblico o privato.

Infine il Parlamento sostiene gli sforzi del Mediatore volti ad accrescere la trasparenza delle attività di lobbying e chiede alla Commissione di rendere disponibili gratuitamente tutte le informazioni sull’influenza esercitata dalle lobby, in maniera comprensibile e facilmente accessibili al pubblico grazie a un’unica banca dati online. I deputati invitano inoltre la Commissione a presentare entro il 2017 una proposta di registro dei lobbisti obbligatorio e legalmente vincolante, al fine di eliminare tutte le scappatoie riguardanti le attività di privati e aziende che lavorano per influenzare il processo decisionale dell’UE.

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