querele temerarie telelavoro

Di solito chi fa giornalismo d’inchiesta è un freelance. Un termine affascinante che evoca grande libertà d’azione, ma che in realtà, lo sa bene chi vive questa condizione lavorativa, nasconde parecchi disagi. Il freelance non ha un contratto a tempo indeterminato, tanto meno l’integrativo, né ha la Casagit che gli paghi i medicinali e il dentista del figlio. A fine anno, invece di ricevere la tredicesima e la quattordicesima, deve versare buona parte dei suoi compensi tutt’altro che equi all’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti. Il freelance non ha insomma le tutele contrattuali garantite ai suoi colleghi più fortunati che magari se ne stanno in redazione a fare “cucina” (cioè a passare i pezzi degli altri o le agenzie di stampa). In particolare non ha il conforto di quella tutela legale garantita ai giornalisti contrattualizzati che potrebbe farlo stare un po’ più tranquillo di fronte alle querele temerarie che sempre più di frequente cercano di tappare la bocca e bloccare le tastiere dei cronisti.

querele temerarie
Giustizia: lo spauracchio del carcere e le querele temerarie mettono in discussione la libertà d’informazione in Italia

Oggi le querele temerarie sono diventate lo strumento con cui sempre più frequentemente i potentati cercano di bloccare la funzione sociale più importante dei giornalisti, quella di watchdog, il cane da guardia del potere. E questo grazie anche allo spauracchio del carcere e di risarcimenti che ovviamente sono gravosissimi per chi a malapena riesce a sopravvivere con il proprio mestiere.

Le minacce velate diventano poi esplicite e violente quando i cronisti si trovano a lavorare in contesti ad alto tasso criminale e, per le loro coraggiose inchieste, entrano inevitabilmente nel mirino delle organizzazioni malavitose. Come nel caso di Amalia De Simone e Michele Albanese, i due cronisti che nei giorni scorsi sono stati insigniti dal presidente della Repubblica dell’onorificenza al Merito per il loro impegno in favore della verità e dell’informazione libera (lo scorso anno avevano ricevuto l’onorificenza altri due cronisti, Federica Angeli e Paolo Borrometi).

Domani i giornalisti minacciati scenderanno in piazza per la giornata straordinaria di mobilitazione che la Federazione nazionale della stampa italiana ha organizzato a Roma, davanti al Senato.

L’iniziativa – si legge sul sito della FNSIha lo scopo di sensibilizzare la categoria e la classe politica per chiedere che vengano finalmente portati all’esame del Parlamento sia il provvedimento che abroga il carcere per i cronisti, sia una norma che ponga un argine alle cosiddette querele temerarie”, che rappresentano, sostiene la Fnsi un “vero e proprio strumento di minaccia contro i giornalisti e il diritto di cronaca, in particolare per quei cronisti che con il loro lavoro quotidiano contribuiscono a contrastare le mafie, il malaffare e la corruzione”.

Insieme al segretario generale e al presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, saranno presenti Michele Albanese, responsabile per i progetti di educazione alla legalità del sindacato dei giornalisti, gli altri tre colleghi insigniti dal presidente Mattarella dell’onorificenza al Merito (Federica Angeli, Paolo Borrometi e Amalia De Simone) e tanti altri cronisti e croniste costretti a vivere sotto scorta semplicemente per aver fatto il proprio lavoro di ricerca della verità.

La Federazione nazionale della stampa italiana auspica che la manifestazione di domani a Roma faccia registrare l’adesione di tutte le associazioni che insieme alla Fnsi si battono per la libertà e il pluralismo dell’informazione. Per ora hanno aderito Articolo21, Ordine dei giornalisti del Lazio, Pressing NoBavaglio, Usigrai, Associazione Amici di Roberto Morrione, Italians for Darfur, Mensile Confronti, Associazione Carta di Roma, Ossigeno per l’Informazione, Libera Informazione.

Il giornalista non è un eroe – spiega Amalia De Simone in un contributo pubblicato sul sito della FNSI – è uno che ha scelto di stare dentro i fatti, di provare a spiegarli, di essere al servizio della conoscenza e del percorso di libertà di una comunità di cittadini. Le intimidazioni attraverso le liti temerarie hanno fatto precipitare l’Italia al settantasettesimo posto (su 180 paesi) della classifica stilata da Reporters sans frontieres per la libertà di stampa. La sproporzione tra gruppi di potere che ti chiedono in sede giudiziaria conto di un articolo e ciò che può fare il giornalista per difendersi è enorme. L’arma delle querele temerarie non la usano solo i criminali o i mafiosi: è diventato sempre più difficile fare il watchdog, il cane da guardia del potere, parlare di questioni che riguardano uomini delle istituzioni o quelli che hanno un ruolo nei sistemi economici, perché proprio quelli sono i primi a utilizzare l’arma della legge. Per questo– scrive Amalia De Simone – anche io voglio metterci la faccia e giovedì 24 novembre sarò davanti al Senato insieme a alla Federazione Nazionale della Stampa e ad altri colleghi per pretendere che si esca dal pantano, dall’immobilismo, dallo stallo e che in parlamento si decida sulle liti temerarie. Perché in Italia i giornalisti d’inchiesta, quelli “rompiscatole”, gli “spalaletame”, i muckraker, per aggrapparci ad una storia che, nonostante l’insulto, ha reso giustizia a questo mestiere, non diventino animali in via d’estinzione”.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *