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Alizar era un ragazzo eritreo di vent’anni, poco più che un bambino, approdato a Cagliari lo scorso marzo dopo aver subito le peggiori torture nel suo paese. Alizar era cristiano. Andava sempre in giro con una croce appesa al collo. Per questa Croce era stato catturato, messo in prigione e torturato dai miliziani dell’Isis.

La mattina del primo novembre, lo racconta questo articolo del collega della Stampa Nicola Pinna, Alizar è stato trovato agonizzante da alcuni altri ragazzi extracomunitari che insieme a lui erano ospitati in un ex hotel alla periferia di Cagliari.

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Luca Giordano. Crocifissione di San Pietro

Non si capisce cosa sia successo a quel ragazzino eritreo. La versione ufficiale dice che è caduto da un albero perché, questo per lo meno hanno ipotizzato gli inquirenti, avrebbe cercato di salire nella sua camera essendo arrivato in ritardo rispetto all’orario di rientro. Una ipotesi abbastanza bizzarra che non ha convinto chi lo conosceva. Tant’è che uno degli amici, che ha cercato di organizzare un funerale per dare l’ultimo saluto ad Alizar, si è chiesto perché il ragazzo, estremamente riservato e non abituato a comportamenti sopra le righe, avrebbe dovuto arrampicarsi su un albero per entrare in camera.

Non si sa dunque se a causare la morte del ragazzo sia stata quella Croce per la quale era stato imprigionato e torturato nel suo Paese. Quella Croce che probabilmente non è ben vista neppure tra gli immigrati africani, prevalentemente di fede musulmana.

L’ultimo dono di Alizar

Ma queste sono solo ipotesi. L’unica certezza è che al povero Alizar sono stati espiantati gli organi che sono stati ricevuti da cinque trapiantati.

Il pensiero che gli organi di quel ragazzo abbiano permesso ad altre cinque persone di vivere ha commosso l’opinione pubblica. Eppure non si può evitare di chiedersi perché è stato effettuato l’espianto degli organi di un ragazzo giovanissimo arrivato da solo in Italia su una nave dopo aver subito percosse e torture di ogni genere di cui portava le cicatrici sul corpo.

E’ una domanda lecita, visto che uno dei più gravi problemi del fenomeno migratorio è quello dei tantissimi ragazzi non accompagnati (spessissimo minorenni) che spariscono nel nulla e cadono nelle mani di associazioni criminali che li avviano alla prostituzione o li destinano al traffico di organi umani.

Non c’è dubbio che in base alla legge vigente in Italia la decisione di espiantare gli organi del ragazzo eritreo è pienamente LECITA perché secondo la legge non è necessaria alcuna autorizzazione, ma vige la regola del silenzio assenso.

In Italia, lo spiega bene il sito della Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente, vige la legge n° 91 del 1° aprile 1999 che insieme ad altre disposizioni normative (legge 578 del 1993, D.M. 582 del 1994 e D.M. Turco 11/04/08 che prevendono il concetto e la dichiarazione di “morte cerebrale” in 6 ore per tutti, neonati compresi) prevede appunto il meccanismo del silenzio assenso.

In pratica secondo la legge è possibile opporsi all’espianto degli organi solo con una dichiarazione scritta propria o, nel caso in cui non ci si sia già espressi, con la dichiarazione scritta di un parente: senza un’opposizione scritta, dicono le norme, “è consentito procedere al prelievo di organi, tessuti e cellule“.

La questione dell’espianto di organi come il cuore, il fegato, i polmoni e i reni, è d’altronde oggetto di un serrato dibattito scientifico a livello internazionale (di cui peraltro non giunge notizia in Italia) perché – secondo quanto denuncia ancora la stessa Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente – la donazione non avverrebbe in seguito alla morte effettiva, ma quando una persona è ancora in coma (la cosiddetta morte cerebrale).

Al di là di questa evenienza, che pone certamente enormi problemi di coscienza, ed appurato che l’espianto è pienamente lecito ai  sensi delle leggi vigenti, ci si chiede se sia eticamente giusto che ad un ragazzo straniero come Alizar siano stati espiantati gli organi.

Non è infatti del tutto sicuro che un giovane eritreo di vent’anni, arrivato da solo dall’Africa dopo aver subito le peggiori torture, conoscesse la legislazione italiana che prevede la possibilità di opporsi all’espianto degli organi. Anzi, è molto probabile che non conoscesse per nulla questo suo diritto.

Pur comprendendo l’enfasi con cui è stata accolta dall’opinione pubblica la notizia dell’espianto degli organi di Alizar, si spera che in questa drammatica vicenda sia stata prestata la massima attenzione ai diritti e alla dignità di un ragazzo che ha sofferto tanto nella sua breve vita. Perchè a volte il troppo buonismo con cui vengono affrontati questi problemi rischia di allontanarci dalla realtà. E nella realtà a rimetterci sono sempre le persone più deboli e indifese.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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