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La Sardegna si conferma insieme alla Sicilia la regione italiana con il maggior tasso di abbandono scolastico. Ad attestarlo questa volta è l’organizzazione Save The Children che – in prossimità della Giornata mondiale dei diritti dei bambini e delle bambine che si terrà il prossimo 20 novembre – ha dato una anticipazione del nuovo Atlante dell’Infanzia (a rischio) «Bambini, Supereroi» che sarà pubblicato dalla Treccani e sarà disponibile in libreria dall’inizio dicembre.

Se nel 2015 l’Italia ha continuato a ridurre complessivamente il tasso di abbandono scolastico rispetto al 2014 (dal 15 al 14,7% per un totale in termini assoluti di 620mila giovani tra 18 e 24 anni) la Sardegna secondo il dossier registra una percentuale del 22,9%, inferiore solo alla Sicilia (24,3%).

Tra il 2005 e il 2015 la percentuale di dispersione scolastica in Sardegna è diminuita del 9,3% ma la situazione resta allarmante. L’abbandono scolastico interessa soprattutto gli studenti maschi sardi che lasciano la scuola in una percentuale addirittura doppia rispetto alle femmine: 30,5% contro il 14,8%.

La ricerca di Save The Children

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Un bambino scalzo: secondo Save The Children in Italia più di un bambino su dieci e quasi una famiglia con bambini su dieci vivono in stato di povertà assoluta

La ricerca di Save the Children attesta una situazione drammatica: in Italia un milione e 131 mila (il 10,9%) bambini vivono in stato di povertà assoluta e in condizioni di vita estremamente difficili: in case umide e poco illuminate, senza abiti, cibo (proteine), giochi e possibilità di fare attività sportive ed extrascolastiche.

In Italia – racconta il dossier di Save The Children – più di un bambino su dieci e  quasi  una  famiglia con bambini su dieci vivono in stato di povertà assoluta e la ricerca attesta uno strettissimo legame tra la povertà e il fallimento scolastico nella sua accezione più ampia, dal basso apprendimento all’abbandono che come detto nelle isole, Sardegna e Sicilia, è  il più alto d’Italia.

Tra i fattori ricorrenti correlati alla dispersione scolastica – si legge nella ricerca di Save The Children – i rapporti internazionali segnalano la disoccupazione e il reddito basso dei genitori, e il disagio sociale dei territori in cui si va ad abitare”. Secondo una ricerca del Miur, inoltre, “in quelle che vengono comunemente definite ‘aree svantaggiate’ si registra una maggiore concentrazione di giovani che abbandonano precocemente i percorsi di istruzione e formazione“.

Quanto alla lotta contro la povertà la ricerca di Save The Children sottolinea come secondo i dati Eurostat sulla spesa sociale in Europa per il 2013 l’Italia destina una quota di spesa sociale destinata all’infanzia e alle famiglie pari alla metà della media europea (4,1% rispetto all’8,5%), mentre i fondi destinati a superare l’esclusione sociale sono appena dello 0,7%, contro una media europea dell’1,9%.

E giusto come ciliegina sulla torta Save the Children sottolinea l’enorme calo demografico registrato in Italia nel 2015, in cui sono stati registrati all’anagrafe solo 485.780 bambini, il record negativo sin dall’Unità d’Italia.

Insomma la domanda è sempre la stessa: dove pensiamo di andare senza uno Stato e una Regione che tutelino prima di tutto le famiglie e i bambini?

 

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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