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Sardegna Solidale: la povertà si combatte migliorando i servizi

Per combattere la povertà non serve l’assistenzialismo, ma servono soprattutto servizi più efficienti per sostenere le famiglie in difficoltà. È quanto emerge dalla ricerca “Le trappole della povertà in Sardegna: soluzioni e strategie”, realizzata dalla Fondazione Zancan su commissione del Centro di Servizio per il Volontariato “Sardegna Solidale”, presentata nei giorni scorsi a Cagliari nell’Aula magna della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna.

Basata su 52 interviste ad altrettante famiglie in difficoltà sarde, la ricerca fotografa il fenomeno della povertà da un punto di vista inedito e interessante visto che – come ha affermato Giampiero Farru, presidente di Sardegna Solidale – “anche in Sardegna si continuano a fare politiche contro la povertà senza sentire i maggiori esperti: cioè i poveri”.

E in effetti, come testimoniano le risposte al questionario, la povertà vissuta e raccontata dai poveri è molto diversa da quella immaginata dalle istituzioni, che pure investono grosse cifre per non avere alcun miglioramento. Basti pensare che in Sardegna la spesa pro capite è di 108 euro, a fronte dei 38 euro di media nazionale.

La povertà si combatte con i servizi

servizi
La povertà ha molte cause: basta la perdita del posto di lavoro, lo sfratto o un problema di salute a far sprofondare una persona nel baratro

Il questionario predisposto dalla Fondazione Zancan partiva dalle cause: quali sono i principali fattori scatenanti della povertà, soprattutto quella di lunga durata, delle famiglie? Le famiglie interpellate hanno indicato a questo proposito in media tre criticità: la prima (95%) è stata la mancanza di lavoro, seguita da problemi legati all’abitazione (65%) e alla salute (58%).

Agli intervistati è stato poi chiesto di indicare quali sono stati gli interventi che li hanno aiutati maggiormente. Queste le risposte: il 95% degli intervistati ha ottenuto contributi, il 69% aiuti di prima necessità e il 29% assistenza abitativa. Poi, a seguire, servizi di orientamento e sostegno, agevolazioni sui servizi per bambini/ragazzi e assistenza domiciliare che hanno riguardato rispettivamente il 27, 23 e 13 per cento delle famiglie.

A fornire il sostegno alle famiglie sono stati nell’11,7% dei casi familiari o amici (quasi due terzi di questi aiuti sono stati contributi a sostegno del reddito del nucleo familiare), nel 33,1% enti privati (associazioni, organizzazioni di volontariato), e nel 55,2% enti pubblici di vario livello. In questo caso, circa tre quarti degli aiuti sono stati contributi economici diretti (erogazioni di sostegno al reddito, contributi per lavori socialmente utili, pensioni e indennità di invalidità) o indiretti (contributi per visite mediche e farmaci, per affitto o utenze).

Eppure non tutti gli interventi sono stati ritenuti ugualmente utili dalle famiglie sarde. Paradossalmente, ai contributi economici e ai beni materiali di prima necessità le famiglie hanno attribuito un livello di utilità più basso rispetto al sostegno fornito in forma di prestiti agevolati a cui è stato associato il massimo livello di utilità.

Le famiglie interpellate hanno poi individuato 152 aiuti di cui avrebbero avuto bisogno e che non sono arrivati: il 71% ha lamentato l’assenza di servizi per il lavoro, il 60 di contributi e il 20 di assistenza abitativa.

Non tutti gli aiuti “mancati” hanno però pesato ugualmente sulle famiglie in difficoltà. Il livello massimo di gravità è stato associato alla mancanza di sostegno socio educativo (dopo-scuola per i figli), supporto psicologico o informativo, assistenza sanitaria, sociosanitaria e domiciliare, agevolazioni sul credito. Sempre alto, ma di poco inferiore è il livello medio di gravità attribuito al mancato sostegno per la frequenza di servizi educativi e percorsi scolastici dei figli (servizi di trasporto e mensa scolastica, borse di studio, agevolazioni per nidi). Segue la mancanza di servizi di orientamento e intermediazione al lavoro.

Le famiglie sarde interpellate hanno invece percepito come meno grave il mancato ricevimento di contributi economici e beni materiali di prima necessità.

È evidente che una semplice erogazione finanziaria non risolve assolutamente la gran parte dei problemi connessi alla povertà, che è un fenomeno generato da fattori concomitanti che dunque necessita di una molteplicità di azioni”, ha spiegato il direttore della Fondazione Zancan, Tiziano Vecchiato. “Se i servizi di microcredito sono i più apprezzati significa che le persone vogliono restituire le risorse ricevute: segno che l’assistenzialismo non è ineluttabile ma è generato dalle politiche messe in campo”.

Nell’ultima parte dell’intervista alle famiglie ha cambiato prospettiva, secondo l’idea guida del welfare generativo per cui la lotta alla povertà non può prescindere dall’idea che “non posso aiutarti senza di te”. A questo proposito il 73% delle famiglie ha affermato di essere pronta a mettere a disposizione della comunità (vicini di casa, associazioni di volontariato, parrocchia ecc.) le proprie risorse o capacità.

In questo ambito il volontariato può fare molto”, ha aggiunto Vecchiato, “facendo incontrare offerta e domanda, tenuto conto che le famiglie hanno espresso un giudizio positivo sull’importanza del ruolo delle associazioni di volontariato nel sostenere le famiglie povere”.

Al termine della presentazione  alla quale hanno preso parte anche il presidente del Comitato promotore del Csv Sardegna Solidale Don Angelo Pittau, il  direttore regionale della Caritas Don Marco Lai, il presidente del Co.Ge. Sardegna Bruno Loviselli, il consigliere regionale Luca Pizzuto e il responsabile del Servizio Studi e Ricerche di Caritas Sardegna Raffaele Callia), sono state premiate le associazioni partecipanti al concorso “Poveri per sempre?”, promosso da Sardegna Solidale per far emergere le strategie contro la povertà messe in campo dal volontariato nei vari territori. Alla premiazione sono intervenuti Vittorio Pelligra, docente di Politica Economica Università di Cagliari, 
Gianni Concas, volontario Mensa del Viandante, e 
Linda Migliaccio, presidente del Gruppo Volontariato Vincenziano Sardegna.

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