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Referendum costituzionale: Sardegna fuori dal nuovo Senato?

Il dibattito sul referendum costituzionale del 4 dicembre assume in Sardegna (come nelle altre regioni a statuto speciale) una importante peculiarità. Non tanto per un eventuale depauperamento della autonomia speciale che tanto poco la classe politica sarda ha difeso in tutti questi anni, quanto perché mette in dubbio la stessa presenza dei rappresentanti sardi nel nuovo Senato. Nel caso in cui alle urne vincesse il Sì infatti l’articolo 17 dello Statuto Sardo («l’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale o di un sindaco di un Comune con popolazione superiore a diecimila abitanti, ovvero di membro del Parlamento europeo») parrebbe precludere di fatto l‘ingresso della Sardegna a Palazzo Madama.

E’ noto a tutti che la pubblicità istituzionale sulla riforma mandato in onda dalla tv di Stato punta alla pancia della gente e mette l’accento soprattutto sulla diminuzione dei parlamentari (e dunque dei costi della politica) e sullo snellimento delle procedure legislative che eviterebbe interminabili ping pong dei provvedimenti di legge tra le due Camere. Ma se è chiaro che tutti gli italiani vorrebbero la riduzione dei costi della politica e un Parlamento efficiente e celere, nondimeno vorrebbero anche essere rappresentati adeguatamente in entrambi i rami del Parlamento e avere delle leggi giuste che rispecchino l’opinione della maggior parte del Paese. Ed è noto che il Senato, che verrebbe drasticamente depotenziato dalla riforma Renzi, è stato spesso un freno per l’approvazione di leggi non condivise dalla maggioranza degli italiani.

 Il dibattito sulla Sardegna in Senato

regione senato
Il palazzo della Regione Sardegna

La Regione Sardegna da tempo si è pronunciata per il Sì al referendum costituzionale. Il presidente Francesco Pigliaru ha assicurato ai sardi che “le Regioni a statuto speciale hanno una clausola di salvaguardia che le mette totalmente al riparo da eventuali scippi del Governo”. Pur ammettendo di avere alcune perplessità sugli equilibri tra Regione e Stato centrale, Pigliaru si è comunque schierato senza se e senza ma con Renzi e ha dichiarato di vedere con molto favore proprio l’aspetto della semplificazione delle procedure legislative, condividendo il “discorso di dare un ruolo diverso al Senato rispetto a quello del tutto inadeguato attualmente designato dalla Costituzione” (Fonte Dire).

Eppure Pigliaru sembra non aver considerato a fondo il fatto che la Sardegna come le altre regioni a Statuto speciale rischia di non poter proprio essere rappresentata nel nuovo Senato.

La questione costituzionale è stata evidenziata qualche settimana fa da alcuni esponenti politici delle regioni speciali schierati per il No e sono state rilanciate dal deputato di Unidos Mauro Pili che – ricorda l’Unione Sarda – ha presentato un’interrogazione alla presidenza del Consiglio e ha segnalato la questione anche al capo dello Stato e alla Corte costituzionale.

Tra gli esperti che hanno posto la questione costituzionale c’è anche il docente di Diritto Amministrativo all’Università di Cagliari Andrea Pubusa che nei giorni scorsi ha scritto una lettera aperta al presidente Pigliaru evidenziandone ironicamente la “sempre entusiastica adesione alle proposte di Renzi e del governo, anche quando sono di dubbia utilità o addirittura dannose alla Sardegna e ai sardi”.

Come intepreti il combinato disposto del capoverso dell’art. 17 del nostro Statuto speciale e l’art. 57 del testo Renzi-Boschi-Verdini? – scrive Pubusa rivolgendosi a Pigliaru – Come sai questo articolo renziano ci toglie il diritto di eleggere il Senato e stabilisce che, a seguito di oscure trame partitiche, i senatori saranno eletti dal Consiglio regionale fra i propri componenti. Sennonché l’art. 17 cpv. dello Statuto sardo dispone che “l’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale o di un sindaco di un Comune con popolazione superiore a diecimila abitanti, ovvero di membro del Parlamento europeo“. Come la mettiamo? In virtù dell’art. 17 tu e tutti i consiglieri regionali sardi non potete essere eletti o nominati senatori. E – come ben sai – lo Statuto sardo è legge costituzionale, è un pezzo di Costituzione; per di più, trattandosi di una legge speciale, per la Sardegna prevale sulla legge generale. Non lo hai detto tu stesso che il titolo V come disciplina generale non si applica alla Sardegna, per la quale vale lo Statuto speciale? Allora, tirando le somme, mi pare che il combinato disposto conduca a dire che nel senato renziano ci possono stare… cavalli e asini, ma non voi quali consiglieri regionali“.

Quanto ai sindaci, Pubusa ricorda che “lo stesso articolo 17 stabilisce che non può essere consigliere regionale il sindaco di un comune con popolazione superiore a diecimila abitanti, dunque a fortiori, non può essere senatore. Ergo non potete eleggere consiglieri regionali e dovete mandare in Senato un sindaco di un comune con popolazione inferiore a 10.000 abitanti”.

Tra le possibilità ipotizzate dal docente universitario c’è quella che, in sede di revisione dello Statuto sardo possa anche essere eliminata la clausola tuttora viente della incompatibilità fra sindaci e consiglio regionale, in modo da permettere a qualsiasi sindaco sardo di essere senza limiti consigliere regionale e da lì farsi eleggere in Senato.

In questo modo il Senato sarà formato non solo di consiglieri e sindaci, ma tutto o quasi di sindaci-consiglieri – evidenzia il docente universitario -. E dire che fino a poco tempo fa si diceva che le incompatibilità sono l’antidoto avverso il cumulo delle cariche, che porta con sé immancabilmente la formazione di grumi di potere e una caterva di disfunzioni”.

Con il suo tono ironico il docente universitario conclude la missiva ipotizzando che una valanga di No al referendum del 4 dicembre potrebbe risolvere tutti i problemi  e scongiurare il rischio di una Sardegna non rappresentata in Senato. Ma cosa succederebbe dei rappresentanti sardi al Senato in caso di vittoria del Sì?

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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