La notte del 10 aprile 1991 – subito dopo la collisione tra la petroliera Agip Abruzzo e il Moby Prince – non è stato fatto tutto il possibile per salvare i 140 passeggeri del traghetto in fiamme. Nonostante i soccorsi privati che hanno ricevuto il primo my-day abbiano tempestivamente raggiunto la Agip Abruzzo, ci sono volute inspiegabilmente più di sei ore prima che i soccorsi si coordinassero per individuare e raggiungere il Moby Prince divorato dalle fiamme. L’audizione del Capitano di Fregata Gregorio De Falco, famoso per la telefonata al Comandante della Costa Concordia Francesco Schettino, sentito nei giorni scorsi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, ripropone con forza enormi  interrogativi sulla lacunosa vicenda della Moby Prince dimostrando ancora una volta che quella notte si sarebbe potuto fare molto di più per soccorrere le vittime del rogo.

In questa interessante intervista rilasciata al Corriere della Sera dopo l’audizione il Capitano De Falco analizza tecnicamente quanto è successo in quella tragica notte. Ed evidenzia innanzitutto che il traghetto Moby Prince, come d’altronde tutte le navi passeggeri, disponeva di una zona ignifuga capace di resistere al fuoco diretto dove i passeggieri si sarebbero potuti rifugiare per sfuggire almeno temporaneamente alle fiamme.

La nave – ricorda De Falco nell’intervista – era stata progettata per proteggere passeggeri e equipaggio in caso di incendi violenti: se gli sforzi fossero stati organizzati con metodo per individuare il traghetto e non solo sull’Agip Abruzzo che ormai aveva l’equipaggio in salvo, il Moby sarebbe stato individuato molto prima e dunque si sarebbe potuti intervenire molto più efficacemente”.

L’intervista al capitano De Falco

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La Moby Prince dopo l’incendio

Ripercorrendo quanto successe quella notte il capitano De Falco ricorda all’intervistatore come alcuni rimorchiatori privati fossero salpati dopo aver ricevuto via radio la richiesta d’aiuto dei rimorchiatori della petroliera Agip Abruzzo, senza alcun ordine della Capitaneria di Porto. “Il soccorso spontaneo – dice De Falco – è quello che si configura come intervento egoistico, lucrativo. Il fine è quello dell’utile anche se si salvano persone”.

L’effettivo coordinamento dei soccorsi fu invece organizzato soltanto dopo le cinque del mattino, afferma De Falco che, a proposito della decisione dei soccorritori di non salire sulla Moby Prince perché ritennero a priori che sul traghetto ormai non potevano esserci dei superstiti afferma che, visto che “i passeggeri non avevano indumenti di protezione contro le fiamme ed erano impauriti”, “i soccorritori avrebbero potuto utilizzare respiratori, tute antincendio e crearsi una via di accesso per raggiungere gli eventuali superstiti”.

Secondo me – conclude De Falco nell’intervista al Corriere – si sarebbero dovuti utilizzare i rimorchiatori per trasportare i vigili del fuoco a bordo del Moby Prince e allo stesso tempo raffreddare il traghetto con lanci d’acqua. Ma questo non fu fatto”.

Durante l’audizione del capitano De Falco è emersa anche la nomina – da parte della commissione d’inchiesta – di uno staff medico-legale che sarà guidato dal professor Gian Aristide Norelli dell’Università di Firenze e dovrà occuparsi proprio della sopravvivenza a bordo del Moby Prince dopo lo scoppio dell’incendio: secondo l’indagine ufficiale la vita sul traghetto sarebbe infatti cessata quasi immediatamente, tra i 20 e i 30 minuti dopo il divampare del rogo. Dello staff medico-legale farà parte anche la professoressa Elena Mazzeo, ordinario di Medicina Legale presso l’Università  di Sassari.

Dell’audizione del capitano De Falco e dei tanti nodi ancora da dipanare in questa tragica vicenda si parlerà anche martedì 25 ottobre (ore 17.30) nello lo Spazio Eventi al primo piano della MEM Mediateca del Mediterraneo (via Mameli 164).

Dopo la proiezione del Documentario di Paolo Mastino del TGr Sardegna “Buonasera, Moby Prince” sarà presentato il libro della giornalista Elisabetta Arrighi “Moby Prince: novemila giorni senza verità”. Seguirà un dibattito pubblico con gli interventi dei Senatori Silvio Lai e Luciano Uras, rispettivamente presidente e vice-presidente della Commissione parlamentare di inchiesta, e di Luchino Chessa, in rappresentanza dell’associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince. Modereranno l’incontro Nicola Pinna, giornalista de La Stampa e Andrea Frailis, giornalista di Videolina e unionesarda.it.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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