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Vescovi e Regione: insieme per il bene comune della Sardegna

Attivare una collaborazione virtuosa tra Chiesa e Regione Sardegna nei settori dei beni culturali, dell’istruzione, della formazione e della promozione sociale (anche attraverso misure di inclusione sociale) e della sanità. E’ l’obiettivo di uno storico protocollo d’intesa sottoscritto qualche settimana fa dal presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, e da quello della Conferenza Episcopale Sarda, monsignor Arrigo Miglio, con cui per la prima volta in Italia una istituzione regionale e la conferenza dei vescovi locali cercano di unire le forze per mettere a frutto l’enorme patrimonio culturale e sociale rappresentato dagli edifici di culto.

L’accordo mette in campo un gran numero di risorse finanziarie: la Regione destinerà a questo ambizioso programma 54 milioni di euro di risorse comunitarie provenienti dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale a cui si aggiungerà un consistente cofinanziamento della Conferenza dei vescovi sardi a valere sui fondi dell’8 per mille.

Il protocollo tra vescovi e regione

Il protocollo d’intesa nasce da una duratura collaborazione tra le istituzioni pubbliche sarde e la Conferenza dei vescovi isolani e, si legge nel documento, “consente di promuovere un nuovo e più efficace percorso di cooperazione in ambiti e settori strategici per la crescita socio-economica delle popolazioni coinvolte in vista di un maggiore, più integrato e sinergico impiego delle risorse finanziarie disponibili a valere sui programmi operativi del periodo 2014-2020”.

Alcuni di questi progetti sono stati anticipati mesi fa sul sito della Conferenza Episcopale Sarda: Sardegna in cento chiese, che prevede uno stanziamento regionale di 11,5 milioni e 10,5 milioni dall’otto per mille per la ristrutturazioni di edifici di culto e loro pertinenze, Mille feste in un’isola di santi, che ha l’obiettivo la valorizzazione delle feste campestri e Casa di Dio casa per l’uomo, che ha per oggetto dieci grossi interventi relativi a “edilizia di culto, oratori, sale convegni, centri di orientamento al lavoro, centri d’ascolto” con un impegno di spesa circa 30 milioni di euro.

La Chiesa sarda profonde già sul territorio isolano un notevole sforzo in azioni per lo sviluppo delle comunità, sostenuto peraltro da fruttuose collaborazioni con enti pubblici e organizzazioni di natura privata. Anche le diocesi isolane sono impegnate in numerosi progetti che – si legge nel protocollo – rientrano a pieno diritto nelle linee d’azione programmate dalla Regione e che questa collaborazione consentirà di programmare più efficacemente e con un incremento delle risorse disponibili.

Il protocollo si pone tra gli obiettivi la salvaguardia e la valorizzazione del consistente patrimonio di beni culturali presenti negli archivi, nelle biblioteche e nei musei diocesani dell’Isola, oltre alla ristrutturazione degli edifici di culto di grande valore storico e artistico presenti sia nei centri urbani che nelle aree rurali, alcuni dei quali sono peraltro di proprietà della Regione.

E’ noto che in Sardegna esiste un enorme patrimonio culturale legato al culto cattolico che, oltre a quella storica, riveste una grande importanza anche dal punto di vista turistico e delle attività sociali che ivi vengono ospitate. Ben venga dunque una programmazione organica e coordinata – sarà curata da una cabina di regia diretta dall’assessore agli Enti Locali Cristiano Erriu per la Regione e dal segretario della Ces Sebastiano Sanguinetti, presule che si è distinto sempre per le battaglie per il lavoro e l’inclusione sociale – che ha proprio lo scopo di realizzare progetti concreti per rendere fruibili e visitabili questi luoghi.

vescovi
Il chiostro dell’ex seminario regionale di Cuglieri

Eppure questa collaborazione ha mandato su tutte le furie una piccola parte dell’opinione pubblica isolana ancora arroccata su anacronistiche posizioni anticlericali. L’Uaar, Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti, di Cagliari ha infatti bollato come “confessionale” l’accordo tra Regione sarda e Ces, senza considerare il fatto che la messa in circolo di risorse per la ristrutturazione di edifici di culto – oltre a valorizzare un patrimonio culturale di proprietà di tutti i sardi (e non solo dei cattolici) – contribuirà a dare una boccata d’ossigeno ad un settore in crisi come quello delle laicissime imprese edili sarde. Anche nel caso in cui oggetto delle ristrutturazioni edilizie siano strutture ecclesiali che, come il grande ex seminario regionale di Cuglieri, rimarrebbero ovviamente ancora nella disponibilità della Diocesi.

L’esclusiva preoccupazione dell’Uaar che i fondi pubblici possano in qualche modo rafforzare la posizione della Chiesa sarda permettendole di erogare servizi di pubblica utilità come l’attività di orientamento al lavoro e l’accoglienza dei migranti (per i quali – denuncia l’Uaar – le singole Diocesi e la Caritas già riceverebbero somme piuttosto congrue da parte del Governo nazionale e degli enti locali) ha spinto quasi diecimila cittadini italiani a sottoscrivere questa petizione per difendere la bontà dell’operato della Regione Sardegna e della Conferenza dei vescovi sardi.

L’accordo infatti non ha certamente l’obiettivo di attribuire alla Chiesa sarda una posizione di privilegio o tanto meno rappresenta – come sostiene l’Uaar – una “distrazione di denaro pubblico destinato allo sviluppo dei territori in favore di iniziative che, oltre a non avere alcuna reale ricaduta in termini di benessere dei cittadini, mettono ancora una volta in discussione il supremo principio di laicità dello Stato”, ma semplicemente cerca di introdurre un metodo collaborativo tra istituzioni.

D’altronde la risposta alle critiche dell’Uaar sta nelle stesse parole di un esponente della Giunta Pigliaru, appartenente come ben si sa al centrosinistra sardo e ben lontana da posizioni clericali: “Le dotazioni – ha spiegato l’assessore Erriu – si riferiscono al FESR: una misura prevede 34 milioni di euro per le opere materiali, un’altra 20 milioni per servizi, biblioteche, musei e attività immateriali: questi fondi comunitari attiveranno processi di sviluppo e sosterranno la diffusione del grande patrimonio artistico, culturale e storico presente nell’Isola”.

Forse, invece di creare sempre e solo contrapposizioni per boicottare quel poco che si fa di buono, per uscire dalle secche della crisi bisognerebbe creare ponti e valorizzare i tentativi di collaborazione come quello previsto dal protocollo d’intesa tra regione e vescovi sardi. Accordo secondo cui la Regione (attraverso gli assessorati del Turismo, della Cultura, dei Lavori pubblici e degli Enti locali) e la Conferenza Episcopale Sarda attiveranno anche forme di collaborazione con la Facoltà Teologica della Sardegna, gli Istituti Superiori di Scienze religiose di Cagliari e Sassari, l’Istituto Superiore di Scienze religiose Euromediterraneo di Tempio-Ampurias e il Seminario regionale di Cagliari, con il pieno coinvolgimento dei Comuni.

Questo Protocollo d’intesa consente molteplici modalità d’intervento in ambito culturale, sociale e turistico – ha spiegato Cristiano Erriu in occasione dell’insediamento della cabina di regia-. Sin dai primi colloqui preparatori, tutti i soggetti coinvolti hanno mostrato piena disponibilità alla collaborazione per il raggiungimento di obiettivi comuni. Per la Regione Sardegna, la partnership della Conferenza Episcopale è un’opportunità straordinaria che ci permette di affrontare tematiche di strettissima attualità come quelle dei migranti, dei minori a rischio e delle nuove povertà, ma anche di offrire ai territori nuove opportunità di sviluppo“.

A breve saranno convocati tre tavoli tecnici tematici – uno si occuperà di inclusione sociale e sanità, un altro di patrimonio (beni culturali e architettonici, nell’ottica del miglioramento degli standard di offerta e fruizione nelle aree di attrazione turistica) e il terzo di istruzione, formazione e lavoro – che su indicazione della Cabina di regia, lavoreranno alla stesura degli elenchi dei beni e delle priorità d’intervento (chiese, archivi storici, musei) e all’individuazione dei progetti con il pieno coinvolgimento dei territori attraverso le Unioni di Comuni. Nel patrimonio della Regione figurano numerosi immobili, tra chiese e canoniche, disseminati in tutta l’Isola. La loro valorizzazione potrà passare anche per l’eventuale trasferimento ai Comuni di riferimento. A testimonianza che dalla crisi si esce solo dialogando e cooperando per il bene comune. Senza pregiudizi e miopi prese di posizione che non guardano certo al bene di tutti.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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