I colori profondi del Mediterraneo: in mostra gli scatti fotografici di Ispra

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La posidonia è una pianta endemica del mediterraneo

Colori sgargianti, forme variegate, dimensioni disparate, animali che sembrano tutt’altro, in un vivace susseguirsi di immagini surreali. Gli ambienti e le specie ittiche che vivono negli abissi del Mediterraneo, fino ai 400 cento metri di profondità sono i protagonisti della mostra fotografica dal titolo “Colori profondi del Mediterraneo” organizzata a Cagliari da ISPRA e ospitata dall’Autorità portuale nel Terminal polifunzionale del Molo Ichnusa che sarà inaugurata venerdì 14 ottobre alle 17 e sarà visitabile sino a domenica.

Realizzata con gli scatti provenienti dagli archivi dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la mostra propone 33 immagini scattate nelle profondità del Mediterraneo che sono state esplorate per la prima volta nel dettaglio: un patrimonio scientifico e culturale di immenso valore messo a disposizione della collettività.

Le foto, raccolte in un libro fotografico edito dall’ ISPRA, sono una selezione dei 900 punti di immersione e delle 50 campagne oceanografiche portate avanti dai ricercatori dell’Istituto a partire dal 2007. Negli scatti che raccontano i colori profondi il mare più presente è quello della Sardegna esplorata in vari progetti di ricerca, congiuntamente con l’Università di Cagliari.

L’indagine Ispra

Lo studio dell’Ispra – portato avanti grazie all’utilizzo di strumentazione d’avanguardia, in particolare di un ROV (Remotely Operated Vehicle), piccolo robot pilotato dalla nave d’appoggio e che naviga in prossimità del fondo, acquisendo filmati, foto dell’ambiente circostante e raccogliendo piccoli campioni degli organismi marini – ha stravolto in pochi anni le conoscenze sulle comunità profonde mediterranee, con l’acquisizione di nuove importanti informazioni sul nostro mare, aprendo le strade per nuove linee di ricerca. La mostra ha proprio l’intento di comunicare i risultati di questo lavoro al pubblico, coniugando il rigore scientifico con un linguaggio divulgativo.

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La locandina della mostra fotografica Colori profondi del Mediterraneo

Prima di queste immersioni – si legge nel comunicato – si ipotizzava che scendendo più a fondo gli ambienti divenissero poveri e bui. Invece si sono scoperti veri e propri hotspot di biodiversità, caratterizzati dalle cosiddette “Foreste animali”. Creature sessili ed erette, che si elevano dal substrato, creando con le loro forme massive e arborescenti nuovi spazi, anfratti e nicchie, che richiamano ed ospitano altri organismi. Le spugne ed i coralli sono “gli attori principali” di questi ecosistemi profondi. Fungono da sostegno e attirano a sé una ricchissima fauna associata, fatta di pesci, molluschi, crostacei, echinodermi. Ogni organismo trae giovamento dall’altro, in un continuo scambio di energia. Lo spettacolo è affascinante e sorprendente, simile a quello cui si assiste con le foreste terrestri, per struttura, ricchezza e complessità: esplosioni di colori e forme, già fantasticate da antichi naturalisti e pescatori. Nel nostro Mediterraneo si possono trovare dalle gorgonie bianche e gialle al corallo rosso, fino ai millenari coralli neri. Ci sono pesci come scorfano, rana pescatrice, murena, ricciola, pesce luna, cernia gigante, gattuccio e squalo vacca, nonché crostacei come l’aragosta di profondità e molteplici tipologie di spugne, come quelle a camino e a calice”.

Una selezione di immagini racconta anche i segni del passaggio dell’uomo: dalle reti abbandonate che arrivano a spezzare i rami dei coralli, ai copertoni e ai bidoni che diventano talvolta rifugio per crostacei e pesci, fino alle buste di plastica e le bottiglie, il cui impatto è tale da trovarle anche in canyon a 450 metri di profondità.

Gli studi dell’Ispra hanno indagato anche i fondali di Sicilia e Calabria, Liguria, Toscana, Campania e Lazio, a testimonianza di una straordinaria ricchezza che coinvolge tutti i mari italiani.

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