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Don Ciotti: la lotta alla mafia è una battaglia di legalità e di civiltà

Giovanni Falcone ce lo ha insegnato: la lotta alla mafia è una battaglia di legalità e di civiltà. Per combatterla non bastano le leggi se prima non le abbiamo scritte nelle nostre coscienze”. Lo ha detto ieri don Luigi Ciotti, ospite per la prima volta del campo “Estate Liberi” che l’associazione Libera (da lui fondata) organizza da cinque anni nell’isola dell’Asinara e che quest’anno vede la partecipazione di giovani provenienti da tutta Italia e di oltre duecento volontari provenienti da tutta la Sardegna. “Venendo in quest’isola ho toccato con mano la responsabilità e il dovere che abbiamo di tutelare l’ambiente – ha detto don Ciotti nell’ex isola bunker dove soggiornarono Falcone e Borsellino per preparare il maxiprocesso e dove è stato detenuto anche il boss Totò Riina -. Qui all’Asinara etica ed estetica si fondono, bene e bello si saldano assieme e assumono ancora più forza le parole di Papa Francesco che nella sua enciclica Laudato si’ teorizza una ecologia integrale, la vera risposta alla crisi socio-ambientale che stiamo vivendo”.

Don Ciotti: i poveri chiedono dignità e riscatto

don ciotti
Don Luigi Ciotti all’Asinara

Mai come oggi nel nostro paese c’è una sproporzione tra la solidarietà dei singoli e la giustizia assicurata dalla nostra società”, ha detto don Ciotti riferendosi al terribile terremoto che ha colpito il centro Italia. “E questa sproporzione è una delle più grandi contraddizioni italiane, perché continua a crescere il divario tra ricchi e poveri. Ma questi ultimi non chiedono beneficienza, ma dignità e riscatto dal bisogno”.

Per raggiungere questo obiettivo – ha aggiunto – abbiamo il dovere di educare alla responsabilità e alla condivisione: è il noi che vince. Ma se ancora dopo decenni stiamo parlando di lotta alle mafie, è evidente che qualcosa non torna. La storia ce lo dice: ci può essere una politica senza mafia ma non una mafia che può fare a meno della politica. Non solo: come già aveva capito don Sturzo, la mafia non è un problema relegabile a poche realtà territoriali ma è qualcosa di più complesso perché da sempre la mafia fa e continua a fare affari al nord”.

Il primo grande dovere a cui siamo chiamati è, secondo il fondatore di Libera, il coraggio di “registrare i cambiamenti”. Ma bisogna anche “bonificare le parole, soprattutto la parola legalità”: “bisogna stare attenti che la legalità non diventi un idolo, perché abbiamo avuto leggi contro i migranti e contro i ragazzi che si perdevano nella tossicodipendenza. La legalità è solo un mezzo, il nostro vero obiettivo è la giustizia. Senza responsabilità, senza civiltà, senza educazione e lavoro, legalità rimane solo una bella parola”.

La lotta alla povertà – secondo don Ciotti – è una priorità, anche se “oggi in Italia a crescere è soprattutto la povertà relazionale. Sta aumentando il senso di solitudine a tutte le età, si vive accanto, ma non assieme, con i contatti relegati all’universo virtuale”.

Nel suo intervento nella chiesa di Cala D’Oliva Don Ciotti ha avuto parole durissime contro il gioco d’azzardo, che ha definito “una droga, l’eroina del nuovo millennio”.

Il sacerdote ha inoltre incitato a tirare fuori il coraggio nella quotidiana lotta contro la mafia e contro la corruzione: “I cittadini devono osare di più, per amore dei nostri ragazzi non dobbiamo assolutamente tacere. Mafia e corruzione son parassiti della nostra società: sono tornate forti e stanno tra noi. Ma non bisogna mai dimenticare le positività dei nostri territori e l’impegno quotidiano di tanti uomini e donne”.

Lottare sì, ma senza mai perdere la speranza. “Voi che credete, voi che sperate, correte su tutte le strade, le piazze a svelare il grande segreto – ha detto don Ciotti affidando la conclusione del suo intervento ad alcuni versi di David Maria Turoldo –: Andate a dire ai quattro venti che la notte passa, che tutto ha un senso, che le guerre finiscono, che la storia ha uno sbocco, che l’amore alla fine vincerà l’oblio e la vita sconfiggerà la morte. Voi che l’avete intuito per grazia continuate il cammino, spargete la vostra gioia, continuate a dire che la speranza non ha confini”.

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