San Michele

Un cellulare (o un mp3) diffonde nell’aria una hit estiva. Musica appropriata per un chioschetto del Poetto, un po’ meno a un luogo di raccoglimento dove si va a pregare i propri cari defunti e forse si gradirebbe un rispettoso silenzio. Ma chi varca il cancello del cimitero di San Michele, realizzato negli anni Trenta del secolo scorso per integrare il vecchio cimitero di Bonaria, non si trova certamente di fronte un bello spettacolo. Lapidi semidistrutte, erbacce e fiori secchi, panchine arrugginite e piene di ragnatele dove non ci si può neppure sedere.

I vialetti, sempre più stretti per la continua costruzione di nuovi loculi, sono spesso abbandonati all’incuria. Foglie e fiori secchi lasciati in terra a marcire. Ragnatele e resti biologici non meglio identificati nelle poche panchine arrugginite, dimenticate lungo i bordi della strada pedonale. E poi, tra le tombe al piano terra, aiuole dove crescono indisturbate erbacce e si possono annidare le zecche.

Nel cimitero di San Michele l’incuria e il disordine imperanti stanno soffocando quelli che un tempo erano spazi verdi curati e dignitosi. Dignitosi come esigerebbe il senso di rispetto verso chi un tempo ha fatto parte delle nostre vite, ha riempito le nostre giornate di amore e attende una nostra visita, almeno ogni tanto. Trascurare in questo modo l’ultima dimora dei nostri cari, quella che inevitabilmente sarà anche la nostra ultima dimora su questa terra, è davvero un segno di poca civiltà.

 

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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