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Monitoraggio incendi: il mistero della mancata prevenzione in Sardegna

Nuorese, Cagliaritano, Oristanese, Gallura, Sassarese. Anche quest’anno, grazie alla complicità del maestrale, i roghi stanno devastando il territorio sardo. Le scorse settimane persino il Parco cagliaritano di Terramaini, polmone verde del capoluogo, è stato divorato dalle fiamme. Questa emergenza pone come ogni estate il problema della gestione dei roghi – per spegnere i quali, con elicotteri e canadair, si spendono tantissimi soldi pubblici – ma soprattutto quello della prevenzione. Come è ormai noto (se ne è parlato in questo sito in un post dell’estate 2013) la Regione Sardegna a metà degli anni Ottanta ha infatti speso 50 miliardi di vecchie lire per dislocare nelle zone strategiche del territorio isolano centinaia di centraline di monitoraggio incendi che – pur avendo funzionato egregiamente – sono state abbandonate e lasciate in balìa dei vandali. Ma perché questo spreco di denaro pubblico? E perché questo sistema di rilevazione che potrebbe consentire un intervento sicuramente più efficace e tempestivo dei soccorsi è stato abbandonato? Ne abbiamo parlato con Giorgio Pelosio, titolare della Teletron Euroricerche, azienda leader in Italia nel settore del monitoraggio incendi, che nel lontano 1984 ha predisposto in Sardegna un innovativo sistema di rilevamento degli incendi basato su tecnologie militari all’avanguardia, inspiegabilmente dismesso a partire dal 2006.

monitoraggio incendi
Giorgio Pelosio, titolare della Teletron Euroricerche, azienda leader in Italia nel settore del monitoraggio incendi

Dott. Pelosio, perché la rete di monitoraggio incendi predisposta dalla Teletron è stata completamente abbandonata?          

Innanzitutto bisogna fare una distinzione. In Sardegna ci sono infatti due reti di monitoraggio incendi. La prima è stata realizzata da un Raggruppamento temporaneo di imprese (Alenia, Progensar e Teletron). In questo caso la tecnologia Teletron ha una percentuale di attività del 10% con tre stazioni di monitoraggio e un centro operativo ad Olbia, tre stazioni e un centro operativo ad Ales, due stazioni di monitoraggio e un centro operativo ad Alghero. Tutto il resto del sistema (venti stazioni periferiche e relativi centri operativi) è di competenza e tecnologia della Alenia (oggi Galileo Avionica).

Che fine ha fatto questo sistema?

Questo sistema di monitoraggio incendi ha subito in corso d’opera numerosi collaudi positivi durati diversi anni, ma il collaudo finale è stato rigettato dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale regionale. L’allora comandante Carlo Masnata aveva nominato una nuova commissione che, basandosi esclusivamente sui documenti della commissione originaria, ha ritenuto non valido il collaudo definitivo. L’RTI (mandataria Galileo Avionica) ha fatto causa alla Regione Sardegna, causa tutt’ora in corso.

Qual è la seconda rete di rilevazione?

La seconda rete è stata  realizzata interamente dalla Teletron a partire dal 1986 e progressivamente è stata estesa nelle zone di Settefratelli, Lanusei, Orani, Orotelli, Neoneli e Caprera con 20 stazioni periferiche e 5 centri operativi. E’ stata interamente e definitivamente collaudata da diverse commissioni nominate dalla Regione e dallo Stato ed è entrata in esercizio fino al 2006 localizzando localizzando e certificando migliaia di incendi con registrazione, data, ora, foto dell’evento ed evoluzione nel visibile e nell’infrarosso. I risultati positivi sono stati riportati anche da numerosissimi articoli della stampa regionale. Eppure dal 2006, dopo un adeguamento tecnologico richiesto e pagato dal Corpo Forestale al subentro del nuovo dirigente Carlo Masnata, gli impianti sono stati completamente abbandonati.

Perché?

Come scrisse una volta il direttore dell’Unione Sarda Antony Muroni, le vedette elettroniche non votano. Probabilmernte  la ragione dell’abbandono delle stazioni di monitoraggio sta là, ma è stato un grave errore perché la prevenzione degli incendi in Sardegna è essenziale.

Poi cosa è successo?

Nel 2006-2007 la Regione Autonoma della Sardegna (Corpo Forestale e Assessorato dell’Ambiente) in seguito alla valutazione positiva dell’impianto realizzato dall’RTI da parte di una commissione di esperti dell’Unione Europea, ha proposto un progetto “sponda” chiedendo alla Comunità europea un contributo di 29 milioni di euro destinato esclusivamente ai sistemi di monitoraggio incendi. Dalle informazioni in mio possesso ne ha ottenuto almeno 8, ma sarà la magistratura a verificare esattamente l’entità del contributo.

Che fine hanno fatto quei soldi?

Non sono mai stati utilizzati per i sistemi di monitoraggio e non si sa dove siano andati a finire. Contemporaneamente il collaudo del sistema è stato rigettato: l’ufficio erogante della Comunità Europea lo sta ancora aspettando. Gli impianti sono stati “usati” per una colossale truffa ai danni dell’Unione Europea e della RAS.

Cosa ha fatto a quel punto la Teletron?

Appurata l’indifferenza totale manifestata verso queste tecnologie di prevenzione incendi, la Teletron, a tutela della propria immagine in Sardegna, ha messo a disposizione gratuita una stazione di monitoraggio incendi nel Parco di Molentargius investendo in tre anni circa 120mila euro di  risorse proprie allestendo una sala operativa presso la Direzione del Parco di Molentargius e mettendo a disposizione un assistente di gestione per tre anni al Palazzo Saliscelti. Grazie all’individuazione precoce degli incendi rilevati e alla rete di volontari sul territorio ed in sala operativa, con la collaborazione della Protezione Civile e dell’Arma dei Carabinier,i in tre anni gli incendi si sono drasticamente quasi azzerati. Abbiamo un’ampia documentazione di filmati, campagne stampa e telegiornali sardi registrati.

Poi cosa è successo?

Dopo il terzo anno di esercizio dell’impianto la sede del Parco ha deciso di trasferire la sala operativa in uno sgabuzzino cambiando destinazione alla sala operativa originaria e ha negato i rimborsi di poche centinaia di euro ai volontari per la campagna antincendio, i quali hanno rinunciato all’incarico. A quel punto la sala operativa, vuota e priva di personale, ha potuto solo registrare gli eventi. Per questo motivo nel 2013  in occasione di un incendio nell’area del parco, rilevato ma non gestito, il contratto di comodato gratuito è stato rescisso e la Teletron si è ripresa l’impianto.

Quindi, anche se è stato scritto erroneamente, l’accantonamento degli impianti del Parco di Molentargius non è stato causato da un ulteriore mancato collaudo del Corpo Forestale …

La gestione dell’impianto messo a disposizione gratuita dalla Teletron alla direzione del Parco di Molentargius non ha subito alcun collaudo da parte di nessuno, tantomeno dalla Forestale con la quale, visti i precedenti, non c’è stata mai alcuna interazione con l’impianto. I focolai rilevati sono stati automaticamente individuati e registrati. Non c’è stato alcun accantonamento degli impianti perché le centraline della Teletron erano già state abbandonate da 6 anni.

Dott. Pelosio, oltre a quelli ai raggi infrarossi esiste in Sardegna anche un sistema di rilevazione satellitare degli incendi che, a quanto pare, è stato concesso gratuitamente alla Regione Sardegna…

A questo proposito è doveroso fare una precisazione per in non addetti ai lavori: per spegnere un incendio tempestivamente occorre: 1) individuarlo tempestivamente e precocemente; 2) localizzarlo con precisione di giorno e di notte anche in presenza di nuvole; 3) individuare il principio di incendio ancora quando le sue dimensioni sono minime. Questa premessa consente di comprendere le differenze tra il sistema di rilevamento a raggi infrarossi e quello satellitare.

Cioè?

Il sistema messo a punto dalla Teletron ha un tempo massimo di 180 secondi per individuare un incendio, mentre quello satellitare impiega dai 20 ai 45 minuti. Non solo: il sistema Teletron riesce a localizzare un incendio in un’area di 0,25 ettari, mentre quello satellitare lo fa entro un’area molto più vasta, pari a 3-4 ettari. Inoltre il nostro sistema a 10 chilometri di distanza è in grado di rilevare un incendio di 3 metri quadrati, mentre quello satellitare ne rileva uno di 10mila mq ed è inutilizzabile in presenza di nuvole. Insomma, il sistema satellitare ha solo uno scopo indicativo e didattico-sperimentale, senza alcun impiego di carattere operativo. In ogni caso non credo che sia stato concesso gratuitamente.

In definitiva, cosa sta succedendo secondo lei in Sardegna da oltre trent’anni sul tema della prevenzione degli incendi?

La verità è che si cerca di fare l’impossibile per insabbiare questa vicenda. Eppure il tema della prevenzione diventa ogni giorno più importante. Anche quest’anno assistiamo in Sardegna un disastro ambientale che si tenta di combattere con i canadair, elicotteri e mezzi terrestri antincendio che per spegnere ogni incendio bruciano centinaia di migliaia di euro presi delle tasche della collettività. Tutto ciò avviene mentre gli strumenti che registrano tutto e localizzano precocemente gli eventi, pur essendo già pagati e collaudati, sono spenti e abbandonati ai vandali.

Quanto questa situazione ha danneggiato la sua azienda?

Fuori dalla Sardegna la Teletron ha realizzato importanti reti di monitoraggio incendi con grande successo, l’ultimo un mese fa in uno dei parchi nazionali più importanti. Quello che è successo in Sardegna ci ha costretto a passare da oltre 55 addetti altamente specializzati ad alcuni addetti e il permanere di questa situazione porterà a chiudere la sede in Sardegna. La pazienza però è finita. Avrò qualche nemico, come tutti, ma ho tanti amici – anche a livello di governo regionale e nazionale – che hanno aderito ad una iniziativa volta a fare emergere la verità sulla vicenda del monitoraggio incendi, nell’interesse pubblico e dell’ambiente.

La Campagna antincendi 2016 in Sardegna

La Campagna antincendi 2016 nella Regione Sardegna – che secondo fonti non ufficiali costerà alla comunità isolana circa 90 milioni di euro – impiega circa 8.500 persone: 83 unità della direzione generale della Protezione civile, 1362 unità del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale, 2753 unità dell’Agenzia regionale Forestas, 120 compagnie barracellari con oltre 1700 operatori e circa 2600 volontari provenienti da 103 organizzazioni.

Nonostante l’esistenza nella nostra regione di sistemi tecnologici all’avanguardia operativi sin dalla metà degli anni Ottanta il sistema di controllo e avvistamento degli incendi è ancora coperto dalle vedette fisse (70 operative h24 e una novantina nelle ore diurne) e dalle vedette itineranti. Ovvero da persone fisiche, sistemate nelle torri di avvistamento e dotate di binocoli e apparati radio, che segnalano gli incendi non sempre con la necessaria tempestività.

L’intervento per lo spegnimento dei roghi è riservato a 12 elicotteri regionali (tra cui un modernissimo Super Puma con prestazioni all’avanguardia), 3 canadair dislocati in Sardegna e circa 1200 mezzi a terra.

Alla luce di questi dati la testimonianza del dott. Giorgio Pelosio sulla situazione dei sistemi di monitoraggio incendi fa molto pensare.

A questo proposito è opportuno riproporre gli interrogativi che Giuseppe Cocco, ex tecnico specializzato della Teletron, pone in questo intervento apparso recentemente sul quotidiano online Casteddu Online.

Quali interessi reali gravitano attorno al business dello spegnimento incendi? Ore di volo di mezzi privati? Appalti per la fornitura di attrezzature speciali? Contratti a termine e compensi agli stagionali “elettori”? Quale è stata l’effettiva destinazione delle ingenti somme erogate dalla Comunità Europea per il cofinanziamento della rete di rilevamento automatico degli incendi boschivi? Postazioni automatiche di rilevamento incendi sono state installate a presidio della maggior parte delle zone che sono state interessate da incendi in Sardegna anche durante la scorsa stagione 2015 e durante questa stagione 2016, ma non sono state messe in funzione. Quando i magistrati decideranno di fare qualcosa? Quando la Corte dei Conti chiederà agli Amministratori che fine hanno fatto oltre 25milioni di euro di sistemi?

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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