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Giornalismo: freelance allo sbaraglio senza alcuna tutela legale

Rischia da 2 a 5 anni di carcere per aver scritto un articolo sui furti di nidi di falco. L’incubo della cronista pesarese del Resto del Carlino Elisabetta Rossi, nei guai per aver pubblicato atti coperti dal segreto relativi ad una inchiesta giudiziaria sui furti di nidi di falco, ripropone con forza la condizione di disparità dei giornalisti freelance pagati una miseria e senza alcuna tutela legale. Una situazione di incertezza che rischia di minare del tutto la libertà di informazione in Italia, visto che spesso e volentieri sono proprio i collaboratori esterni a portare in redazione le notizie più delicate.

Nella fattispecie, la collega Elisabetta Rossi è accusata anche di favoreggiamento e istigazione alla rivelazione di segreti d’ufficio in concorso con un pubblico ufficiale per un ingiusto vantaggio. E sapete a quanto ammonta l’ingiusto vantaggio? Ben nove euro lordi, quanto gli è stato pagato il pezzo dal suo giornale.

La collega ha subìto la perquisizione della sua abitazione, il sequestro del cellulare, è stata interrogata e non ha potuto neppure opporre il segreto professionale, che secondo i magistrati non è opponibile da una giornalista pubblicista.

tutela legale
Una mazzetta di giornali: spesso sono i collaboratori esterni sottopagati a portare in redazione le notizie

Il problema della tutela legale

A parte i paradossi immensi di questa vicenda dove il prezzo del proprio lavoro (in questo caso la miseria pagata da una testata giornalistica a un collaboratore precario) viene considerato un “ingiusto profitto”, questo caso – come rileva l’Ordine dei Giornalisti – pone ancora una volta l’attenzione sul fatto che l’obbligo primario di un giornalista – professionista o pubblicista – è quello di informare i cittadini.

Questo dovere non può essere limitato né dallo spauracchio del carcere nè dalle minacce e dalle intimidazioni di chi pensa di poter chiudere la bocca ai cronisti con una querela temeraria.

Ecco perché, ora che il disegno di legge di Riforma dell’Editoria è stato rinviato a settembre per consentire le ferie ai nostri affaticati senatori, è necessario ribadire le richieste della FNSI, il sindacato dei giornalisti, al Governo.

Oltre a superare l’impasse di un mondo dell’informazione fatto soprattutto di precarietà e compensi bassissimi è infatti improrogabile la rapida approvazione delle norme abrogative del carcere per i cronisti (peraltro richiesta anche dagli organismi internazionali) e sono necessarie misure di contenimento e di contrasto che siano un reale deterrente al fenomeno crescente delle querele temerarie.

A queste misure inderogabili richieste dal sindacato – siccome la maggior parte dei giornalisti lavora con le testate giornalistiche in condizioni di totale precarietà e incertezza – bisognerebbe a mio avviso prevederne un’altra: la prescrizione dell’obbligo da parte degli editori di dare tutela legale anche ai collaboratori esterni, soprattutto quando si occupano di cronaca nera o giudiziaria.

Il mese scorso la Fnsi aveva organizzato una Giornata nazionale di mobilitazione per la rapida approvazione della riforma dell’editoria, con numerose iniziative organizzate anche a livello territoriale dalle Assostampa regionali. Ma il voto della legge, come si è visto, è stato rinviato a settembre per le sopraggiunte ferie dei nostri parlamentari. Già, la libertà dell’informazione in Italia evidentemente non è una cosa così importante.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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