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Flussi migratori in Sardegna: fumata nera al tavolo di coordinamento

Ancora nulla di fatto sulla gestione dell’emergenza dei flussi migratori in Sardegna. Ancora nessuna soluzione concreta, se non un conteggio dettagliato degli arrivi e delle partenze, come si fa per i flussi turistici. Dal 2014 ad oggi la Sardegna ha ospitato nei suoi centri di accoglienza oltre 12mila migranti. Più di 4.500 sono quelli attualmente ospitati nelle strutture isolane. Ma dal Tavolo di coordinamento regionale sui flussi migratori, che ieri si è riunito su convocazione del Prefetto di Cagliari Giuliana Perrotta non è emerso che questo conteggio. Salvo la constatazione da parte dello stesso Prefetto Perrotta di un dato di fatto sotto gli occhi di tutti: la maggior parte dei migranti che sbarcano in Sardegna non ha alcuna intenzione di rimanere nella nostra isola. Per questo protestano e dopo aver abbandonato i centri di accoglienza in cui sono dislocati tornano a Cagliari nella speranza di potersi imbarcare. Per scappare. Una situazione che dà luogo all’emergenza sanitaria e di ordine pubblico che può constatare chiunque si avventuri nella zona di Piazza Matteotti.

Eppure il Governo, forte dei suoi impegni assunti con l’Europa, chiede ai comuni sardi di fare ancora di più. “Questa grande operazione umanitaria deve essere condivisa da tutti, dalle piccole comunità, dai sindaci dei piccoli e grandi centri – ha detto il capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, Mario Morcone, -. E’ un percorso che dobbiamo portare avanti tutti insieme. Spero che i sindaci riscoprano il protagonismo di decidere per il proprio territorio e quindi di concorrere assieme a noi a questo disegno complessivo del Paese. In ogni caso queste persone devono essere accolte”.

flussi migratori
Migranti sopra un barcone – Immagine tratta da internet

Il summit regionale sui flussi migratori

Il summit regionale sui flussi migratori – al quale hanno partecipato anche il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il questore Vito Danilo Gagliardi, gli assessori regionali alla Protezione Civile Donatella Spano, alla Sanità Luigi Arru, al Lavoro Virginia Mura, il presidente dell’Anci Sardegna Pier Sandro Scano e i rappresentanti di numerose associazioni come Caritas e Cri – non ha portato a possibili ipotesi per superare questa impasse istituzionale che sta continuando ad alimentare sentimenti di razzismo in una larga parte della popolazione cagliaritana.

L’emergenza minori non accompagnati

Tra i problemi più drammatici determinati dai flussi migratori continua ad esserci quello dei minori non accompagnati: attualmente sono 950 di cui 660 ospiti in strutture per adulti. “E’ un problema ancora irrisolto“, ha commentato su fb Sergio Nuvoli, giornalista che tocca quotidianamente con mano queste problematiche in quanto tutore legale di alcuni dei minori sbarcati a Cagliari. “Non esistono strutture idonee ad accoglierli, almeno in numero adeguato. Per questi ragazzi non esiste la cosiddetta “seconda accoglienza” perché i comuni non se ne curano, e quando compiono 18 anni, in troppi casi diventano fantasmi nelle nostre città e nei nostri paesi: senza documenti e senza futuro, che non sia un comodo approdo nella criminalità. Continuerò a ripeterlo, da tutore legale di alcuni di loro, finché qualcuno non se ne sarà accorto”.

La situazione dei minori non accompagnati è seguita da vicino anche dalla Procura dei Minori di Sassari e dalla Procura di Tempio Pausania che – raccontano le cronache locali – stanno indagando sulla sparizione di molti ragazzini di 14-15 anni, in particolare eritrei, somali ed etiopi, che arrivano senza genitori (o con genitori fasulli) nei porti del nord Sardegna con documenti e biglietti di viaggio falsi, ma anche con numeri di cellulare, indirizzi e nominativi che fanno riferimento a reti criminali che agiscono approfittando delle lacune del sistema di accoglienza isolano.

A questo proposito  è il caso di ricordare la petizione online promossa da Elisabetta Di Lernia per chiedere al Parlamento italiano di intervenire urgentemente per tutelare questi minori che, senza un’adeguata rete di protezione, finiscono spessissimo nelle mani delle organizzazioni criminali per essere avviati alla prostituzione, a nuove forme di schiavitù o al mercato degli organi.

Ma se i singoli cittadini si muovono e cercano con i pochi mezzi a disposizione di risolvere i problemi, le istituzioni non riescono a trovare alcuna soluzione per superare una normativa europea paralizzante. Miriam Quaquero, delegato del presidente della Regione per l’immigrazione, ha sottolineato che la Sardegna sta diventando protagonista dei flussi migratori non programmati: ciò comporta una “complessità di azioni, interventi, analisi valutazioni e strategie ed un coordinamento regionale con la presenza del ministero dell’Interno”. Ma il ministero, come si è visto ieri, non ha alcuna ricetta: si limita ad esortare i sindaci sardi a fare la loro parte e decidere per il loro territorio.

Morale: ferma restando la complessità della situazione, in questo continuo scaricabarile nessuno si prende la responsabilità di decidere come affrontare situazioni critiche come quella di piazza Matteotti o di altri centri della Sardegna che, se non risolte, continueranno ad essere occasione di episodi di razzismo e di scontro ideologico tra cittadini esasperati.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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