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L’asilo di Milano e le famiglie poco tutelate (in tutta Italia)

Le comprensibili polemiche sull’articolo di Repubblica (di cui si è parlato nel post Repubblica, la Barbagia e la Sardegna che ha bisogno di essere amata) pare abbiano fatto passare in secondo piano almeno qui in Sardegna la terribile notizia di cronaca. L’episodio è avvenuto a Milano, ma sarebbe potuto tranquillamente avvenire in una qualsiasi città medio grande, anche della nostra regione. Il fatto: l’asilo nido milanese, una struttura in franchising presente in parecchie regioni italiane, era esteriormente perfetto: un bel parco giochi con il prato finto per far giocare i bambini, disegni coloratissimi appesi al muro, ordine, pulizia. Un piccolo paradiso dove i genitori inconsapevoli lasciavano serenamente i loro figli la mattina per poi riprenderseli alla sera. Anche la coordinatrice d’altronde aveva un curriculum di tutto rispetto. Aveva persino due lauree, una in filosofia e l’altra in Scienze dell’educazione e della formazione.

Peccato che non avesse manco un briciolo di pazienza e di umanità. E che – come hanno raccontato nei minimi dettagli i media – fosse solita legare alle culle con le cinghie i bambini di un anno o chiuderli dentro il bagno al buio. Salvo poi prenderli a morsi e schiaffi come hanno impietosamente testimoniato le telecamere dei carabinieri di Milano.

Milano
Uno screenshot del filmato dei Carabinieri di Milano pubblicato dal Corriere.it

Milano come il resto d’Italia

Questa storia ha indignato persino le forze dell’ordine che, a quanto pare hanno chiesto alla “educatrice”, arrestata e interdetta dalla professione per un anno (dopo un anno potrà nuovamente maltrattare altri bambini?), che cosa diavolo abbia imparato da quello che ha studiato sui libri universitari.

Ma mette anche in luce la sempre minore tutela alle esigenze familiari in un mondo del lavoro che tende a stritolare le famiglie. Quanti genitori italiani, impegnati per tutto il giorno, sono costretti a sistemare i loro figli dalle otto di mattina alle otto di sera in strutture private che costano – come quella di Milano – 6-700 euro al mese?

Quante volte la famiglia non riesce più neppure ad ascoltare il lamento di un bambino che, come nel caso in questione (lo racconta Avvenire), aveva a più riprese manifestato il suo disagio dicendo tra le lacrime di non voler più andare all’asilo?

Se questo problema non si pone in realtà dell’interno della Sardegna dove la famiglia è ancora unita, è molto evidente nelle grandi città in cui tanti nuclei familiari si sono ormai completamente disgregati. Il lavoro, sempre che ci sia, ha preso il sopravvento corrodendo gli ultimi spazi concessi al dialogo con i figli: il pranzo, la cena, il giorno di riposo domenicale.

Non sempre a sopperire questa assenza forzata dei genitori ci sono i nonni, che peraltro in tanti casi continuano a rappresentare in Italia il più grande ammortizzatore sociale (seppure non riconosciuto).

E siccome gli asili pubblici hanno pochi posti e soprattutto orari limitati le famiglie sono costrette a ricorrere a costose strutture private con il parco giochi, il prato finto e i disegni colorati appesi alle pareti. Dove si spera che le educatrici, pur avendo meno titoli, siano più umane e amorevoli della plurilaureata di Milano.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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