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Repubblica, la Barbagia e la Sardegna che ha bisogno di essere amata

Insomma dai, non facciamo troppo i permalosi. Non siamo troppo suscettibili. È vero che un giornalista di Repubblica, Corrado Zunino, citando a sproposito la Barbagia in relazione ad un fatto di cronaca nazionale (i bambini maltrattati negli asili), ha riportato del tutto gratuitamente il becero stereotipo della Barbagia, terra incivile in cui evidentemente, secondo il cronista, i bambini si educano a forza di legnate. È vero che dopo qualche ora di fiera indignazione del popolo sardo che come un sol uomo ha protestato su Facebook e Twitter, l’articolo online di Repubblica è stato corretto e il riferimento alla Barbagia è stato prontamente eliminato (anche se resta nelle circa 300 mila copie cartacee del quotidiano in circolazione in tutta Italia). Ed è pure vero che il giornalista Zunino ha fatto mea culpa e sono anche arrivate scuse del direttore di Repubblica Mario Calabresi.

Bè, allora andiamo avanti senza farne un caso nazionale. Abbiamo superato drammi ben più terribili. D’altronde non ci eravamo lamentati più di tanto quando Diegone Abatantuono veniva sbattuto in Sardegna e, nei suoi film, raccontava, ridicolizzandolo, lo stereotipo di una Barbagia selvaggia e incivile, terra di malviventi e sequestratori, dove tutti i militari e i funzionari del Governo temevano di essere trasferiti.

barbagia
Una versione social dell’articolo di Repubblica con l’improvvido riferimento alla Barbagia

La Sardegna e il suo interno sono un’altra cosa, siamo tutti d’accordo. Sicuramente il collega Zunino di Repubblica, per cui dalla Sardegna si sprecano gli appelli all’Ordine dei Giornalisti, non conosce bene le splendide zone interne della nostra regione e presumibilmente in Barbagia non c’è mai neppure passato. Altrimenti avrebbe potuto coglierne appieno la grande ospitalità e bellezza.

Ma si sa, giusto per restare in tema di stereotipi e luoghi comuni, i giornalisti spesso non conoscono quello che scrivono. Probabilmente, come è stato ipotizzato tra i tanti commenti feisbucchiani, il giornalista di Repubblica quanto alla conoscenza della Sardegna aveva come retroterra culturale esclusivamente qualche datato film di Abatantuono. E magari dopo questa disavventura giornalistica vorrà venire a visitare la nostra terra e finalmente apprezzarla.

Prendiamo atto  delle scuse dell’interessato e del direttore Calabresi, consapevoli però che anche Repubblica, testata di riferimento dell’intellighenzia aperta e tollerante della sinistra italiana, se vuole, riesce ad essere molto sgradevole al limite del razzismo.

Dimostriamo che i sardi non sono permalosi e accettiamole, queste scuse. Ma poi rimbocchiamoci le maniche e proviamo a far conoscere all’esterno qual è la vera Sardegna. Quella che va al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni con cui da anni viene ingiustamente dipinta la nostra regione. Senza però aspettare che siano gli altri a parlare di noi. Trasmettiamo l’idea che l’interno della Sardegna non è un mondo terribile regolato dalle barbare leggi della faida e dei sequestri, ma viceversa è un mondo ospitale e ricco di tradizioni che peraltro racchiude un immenso patrimonio storico ed archeologico che può e deve essere messo a disposizione dei turisti.

Promuoviamo la nostra regione con immagini suggestive collocate nei grandi aeroporti del mondo. Magari senza limitarci a collocarle esclusivamente negli aeroporti sardi, dove le può vedere solo chi la Sardegna l’ha già scoperta e apprezzata. Promuoviamo le nostre specialità gastronomiche, di cui peraltro la Barbagia è uno splendido esempio.

E poi proviamo anche a non farci male da soli. Magari evitando di dare fuoco al nostro territorio per chissà quale deleterio e irragionevole motivo come avviene puntualmente ogni santa estate. Proviamo a tutelare la nostra terra mantenendola pulita e accogliente. Coccoliamola, perché ce l’hanno data in custodia e dobbiamo tenerla bene. Preveniamo i disastri. Proviamo a tutelare le nostre risorse, prima di tutto quelle umane, dimostrando a noi stessi e ai nostri figli che in questa terra possono e devono valere ancora le regole della meritocrazia, dell’impegno e del sacrificio. Proviamo a ragionare per il bene della collettività, senza tutelare solo ed esclusivamente i nostri interessi particolari.

Amiamola noi, prima di tutto, la nostra terra. E poi magari riusciremo a guardare con un sorriso di commiserazione, senza neppure indignarci più di tanto, chi come il giornalista Corrado Zunino di Repubblica, pur non conoscendola, continua a seminare i soliti stereotipi triti e ritriti sulla Sardegna e sulla Barbagia. Perché se non facciamo qualcosa noi per difendere davvero la nostra terra potremo soltanto indignarci per qualche ora sui social network quando qualcuno la denigra. Ma continueremo a farlo con la coscienza sporca di chi non ha fatto nulla per tutelarla davvero.

La Barbagia scala le classifiche di Twitter con l’hashtag #barbagia

Per questo trovo giusto concludere questa riflessione accogliendo in tutto e per tutto l’invito dell’avvocato cagliaritano Francesco Paolo Micozzi che oggi per primo ha segnalato sui social network questa caduta di stile di Repubblica che in queste ore imperversa sul web (l’hashtag #barbagia sta scalando le classifiche di Twitter).

C’è una cosa che mi fa venire un po’ di tristezza – scrive l’avvocato Micozzi su Facebook -: rispondere con insulti (al giornalista) ad un insulto (alla Sardegna… di cui sia l’autore che Calabresi si è scusato) genera la pericolosa convinzione che le scuse siano inutili. Rendiamo onore alle scuse e mostriamo la civiltà e l’orgoglio sardo che non si piega ai facili insulti o alle ritorsioni. L’orgoglio sardo è fatto di accoglienza ed è fatto di ospitalità. E’ un orgoglio maturo che riconosce gli sbagli e sa anche perdonare. Invitiamo, piuttosto, il giornalista a conoscere la nostra terra. Solo conoscendola potrà, in futuro, elogiarne le qualità. Ma se viene subissato di insulti l’unica reazione che avrà è quella di una conferma dei suoi pregiudizi. Aiutiamolo a uscire dai suoi pregiudizi, non a rafforzarli, sbagliando“.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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