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Ormai è quasi automatico. Per prenotare un albergo o un ristorante tutti clicchiamo sui grandi portali di ricerca. TripAdvisor, booking.com, Expedia. Là troviamo i migliori prezzi e le recensioni più o meno affidabili dei clienti che ci hanno preceduto. Più o meno affidabili, perché è noto che un operatore particolarmente scorretto può tranquillamente acquistare su internet i pacchetti di recensioni positive per farsi bello con i clienti. Oppure viceversa per un concorrente è relativamente facile organizzare una campagna denigratoria a base di commenti totalmente negativi per screditare i competitors.

Questa diffusa attitudine a “vincere facile” che ci spinge a cercare l’affare sta facendo lievitare le prenotazioni sui grandi portali. Una abitudine che avvantaggia le piccole strutture alberghiere che approfittano della vetrina offerta dai nuovi colossi dell’offerta turistica. Ma soprattutto arricchisce chi gestisce i portali che con le provvigioni porta fuori dall’Italia una buona fetta dei proventi del turismo nostrano.

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Una camera d’albergo

TripAdvisor e booking.com: i colossi del turismo online

Una interessante ricerca della Oxford Economics riportata nei giorni scorsi da Repubblica racconta che TripAdvisor, portale visitato ogni mese da 340 milioni di utenti che evidentemente considerano affidabili le sue recensioni, condiziona le scelte del 10% dei viaggiatori mondiali e del 12% di quelli italiani. La possibilità di prenotare online – evidenzia lo studio – ha fatto lievitare il numero dei pernottamenti con un notevole aumento degli introiti per le strutture turistiche italiane e dei posti di lavoro.

Tutto bello quindi? Non proprio. A fronte di un risparmio e di una innegabile comodità, questo sistema di prenotazione online presenta ancora molte insidie per i clienti che rischiano di essere bidonati dalle recensioni fasulle. Per non contare i vincoli stringenti per gli albergatori, ai quali viene addirittura impedito di proporre sui propri siti un prezzo inferiore rispetto a quello proposto sui portali del turismo online.

Federalberghi – che da tempo si oppone a questi vincoli – rileva che se una camera d’albergo che su un portale online viene venduta a 100 euro (80 vanno all’albergo e 20 al portale) fosse ipoteticamente messa in vendita dall’albergatore sul proprio sito a 90 euro, il cliente pagherebbe 90 e l’albergo incasserebbe 90: entrambi guadagnerebbero 10 euro.

La verità è che questi grandi portali hanno un peso che schiaccia la piccola imprenditoria alberghiera che non ha alcun potere negoziale di fronte a questi colossi. Il gruppo che gestisce il sito booking.com ed altri sistemi di prenotazione – rivela sempre Repubblica – ha un fatturato di oltre 39 miliardi di euro all’anno. Un’enormità rispetto alle 33mila aziende alberghiere esistenti in Italia che fatturano complessivamente circa 19 miliardi di euro.

Sta a noi consumatori da che parte stare. Se continuare a scegliere la comodità facendo arricchire questi colossi che portano risorse fuori dall’Italia oppure utilizzare altri sistemi di prenotazione più tradizionali.

La risposta è scontata e sta in quei 340 milioni di persone che ogni mese visitano il portale TripAdvisor. Ormai i servizi si ottengono con un clic dello smartphone e tornare indietro sarà pressoché impossibile. L’importante è sapere che prenotando online su questi siti il 20% dei soldi che spendiamo per l’albergo andrà sempre fuori dall’Italia a ingrossare i proventi di questi colossi e contribuirà ad abbassare ancora il Pil della nostra nazione. Ma in fondo a noi che ci frega? A noi piace vincere facile.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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