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Versare i contributi previdenziali per un lavoratore autonomo è sempre un incubo. Ma rischia di essere una vera e propria beffa se questi contributi non sono neppure dovuti perché li avrebbe dovuti versare il datore di lavoro o il committente. E’ quanto sta succedendo a migliaia di lavoratori dello spettacolo, appartenenti alla vecchia gestione Enpals oggi confluita nell’Inps, che nelle scorse settimane hanno ricevuto dalla gestione separata  dell’Inps una richiesta di pagamento dei contributi per i redditi da lavoro autonomo 2010 con il termine perentorio di pagare entro 30 giorni. Da un giorno all’altro tanti lavoratori si sono così ritrovati debiti con l’Inps per migliaia di euro nonostante, in base alle norme vigenti, questi contributi debbano essere versati dai datori di lavoro che si avvalgono della loro prestazione lavorativa.

La lettera ai lavoratori ex Enpals

Nella lettera spedita dall’Inps a tanti lavoratori si chiede il pagamento del contributo con modello F 24 telematico entro 30 giorni dalla ricezione, salva la possibilità di presentare ricorso, con l’apposita procedura online tramite i servizi online del sito www.inps.it ovvero tramite gli intermediari abilitati.

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La lettera ricevuta dai lavoratori ex Enpals

Siamo di fronte all’ennesimo disguido dell’Inps“, si legge in una nota della segreteria nazionale Slc CGIL Area Produzione dei Contenuti Culturali alla quale i lavoratori si sono rivolti.

L’Inps – afferma il sindacato – clamorosamente dimentica che per tutti i lavoratori ex Enpals il contributo è dovuto con il medesimo meccanismo di calcolo, indipendentemente dal rapporto di lavoro (lavoro subordinato, lavoro parasubordinato, lavoro autonomo)”.

Il sindacato ricorda come dopo il passaggio dell’Enpals all’Inps quest’ultimo abbia confermato con numerose circolari l’obbligo per il datore di lavoro o per il committente di versare i contributi, pari ad una aliquota del 33%, (9,19% a carico del lavoratore, 23,81 a carico del datore/committente).

I lavoratori dello spettacolo sono ignorati per quanto riguarda la loro specificità sia dal fisco sia dall’Inps, quasi fossero apolidi e trasparenti“, si legge nella nota.

Dopo aver segnalato all’Agenzia delle Entrate la necessità di evidenziare anche nella fatturazione elettronica i dati relativi alla provenienza ex Enpals del lavoratore, la Slc CGIL ha contattato immediatamente l’Inca CGIL nazionale e i riferimenti istituzionali per bloccare l’invio delle “cartelle pazze”.

I  lavoratori che abbiano ricevuto questo improprio sollecito di pagamento – avverte il sindacato – devono immediatamente rivolgersi ad uno dei nostri sportelli Inca CGIL territoriale e nel caso trovassero difficoltà devono recarsi presso le nostre sedi Slc CGIL sul territorio.

La cosa fondamentale – avverte la Cgil – è inoltrare il ricorso immediatamente e non oltre i 30 giorni dalla ricezione della lettera. Il rischio è che l’Inps possa prendere in considerazione solo le contestazioni arrivate nei termini, cestinando i ricorsi tardivi e costringendo i lavoratori ad ulteriori contenziosi burocratici che farebbero perdere inutilmente tempo e denaro.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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