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Pellè, Zaza, Barzagli: il calcio che emoziona ancora

Dopo la partita con la Germania molti, me compreso, hanno pensato che a certi livelli un giocatore di pallone deve essere freddo. Glaciale. Non deve provare emozioni. Quando tira dal dischetto, un professionista deve essere concentrato al massimo. Ma provaci tu a tirare un calcio di rigore quando davanti a te hai uno dei portieri più forti al mondo, una bestia di due metri che saltella come un canguro, con quella porta che diventa sempre più piccola. Provaci tu, a non emozionarti quando sai che nello stadio 20mila spettatori ti tifano contro e, a casa, milioni di spettatori italiani seguono ogni tuo movimento davanti alla tv. Perché i rigori di Pellè e Zaza (chissà perchè non quelli degli altri rigoristi che hanno sbagliato), così come le lacrime di Buffon e Barzagli a fine partita, ci hanno ricordato che fortunatamente lo sport è fatto ancora di passione e di cuore. Di sudore e allenamenti silenziosi. Ci hanno ricordato che nel calcio degli ingaggi milionari e dei diritti televisivi per fortuna esistono ancora le emozioni.

Davanti alla responsabilità di un rigore decisivo che avrebbe affossato i panzer tedeschi, Pellè e Zaza si sono comportati come si sarebbe comportato qualunque connazionale: se la sono fatta addosso. Il primo ha cercato di camuffare la tensione provando a sbeffeggiare goffamente il portierone tedesco, l’altro ha preso una rincorsa lunghissima perché probabilmente tutto avrebbe voluto fare quella sera, tranne che entrare in campo per tirare quel rigore decisivo. Entrambi hanno tirato fuori dallo specchio della porta. Capita. Anche ai migliori.

pellè
Francia 2016: l’Europa nel pallone

Anche in questi Europei francesi la maglia azzurra è riuscita ad appassionare i tifosi, persino quelli più tiepidi. La nazionale di Antonio Conte è andata avanti fino ai quarti di finale nonostante oggi l’Italia calcistica sia abbastanza deboluccia in campo internazionale, soprattutto a livello di club. Girano troppi soldi, troppi diritti televisivi. Le società inseguono i grossi nomi stranieri e non curano i vivai per far crescere i campioni di domani. Allora, potere di un calcio sempre più globale, capita anche di vedere in campo con la magia azzurra giocatori come il leccese Pellè che – come altri calciatori italiani – gioca nel campionato inglese ed è semisconosciuto in Italia, o un oriundo brasiliano come Eder, costretto a cantare l’inno di Mameli prima delle partite, mentre magari avrebbe preferito intonare la Garota di Ipanema di Vinicius de Moraes o una samba di Toquinho.

Diciamolo chiaramente. Quella di Conte non era una nazionale forte. Era la classica Italia che gioca di rimessa e in contropiede riesce a fare male agli avversari. Era l’Italia che ci ha fatto gioire tante volte. A differenza di tante altre volte in cui è uscita di scena al primo turno come agli ultimi mondiali, era comunque un’Italia grintosa, concreta e con un carattere forte.

A dire il vero l’unica partita giocata davvero bene e a viso aperto dagli azzurri e stata quella contro il Belgio. Anche perchè poi tra infortuni e squalifiche poi abbiamo dovuto rinunciare a mezza squadra. Con la Spagna abbiamo sofferto parecchio e con la Germania, fortissima soprattutto nel primo tempo, abbiamo avuto fortuna, anche se con un pizzico di fortuna in più avremmo potuto vincere con il solito contropiede. Ma quando si va ai rigori può succedere tutto. I rigori sono un terno al lotto. E quando si va ad oltranza sbagliare è un attimo. Perciò è inutile recriminare. E soprattutto è inutile chiedere scusa agli italiani.

La ciabattata di Pellè e il rigore tedesco

Archiviati questi Europei dovremo attendere altri due anni per il nuovo rituale collettivo: i mondiali in Russia. Sperando di qualificarci, aspetteremo – Dio volendo – le partite degli azzurri nella fase finale del torneo per dimenticarci ancora una volta dei nostri malanni, dei nostri guai, delle nostre difficoltà quotidiane. Ci ubriacheremo di calcio per novanta minuti, preseguiremo nei supplementari e in caso di eventuali altri rigori. Rivestiremo di azzurro le nostre emozioni per delegare un’altra volta momentaneamente la nostra felicità alle gesta di undici giocatori in mutande. Sogneremo di rivivere le sgroppate di Tardelli e di Grosso dopo i gol decisivi. Canteremo ad una sola voce l’inno di Mameli, parteciperemo uniti a questo rito collettivo, dimenticandoci almeno per un attimo le nostre divisioni. Ci emozioneremo. Inseguendo quella vittoria che, nella nostra folle irrazionalità, rappresenterà ancora una volta il nostro riscatto di fronte al mondo.

D’altronde, è facile immaginare che se Graziano Pellè avesse messo dentro il rigore ed eliminato i tedeschi l’euforia avrebbe fatto galoppate l’italica fantasia, facendoci sognare un mondo migliore e una più favorevole congiuntura economica. Avremmo immaginato, almeno fino alla semifinale con la Francia, nuovi scenari internazionali con l’Italia protagonista indiscussa grazie ai suoi statisti di caratura mondiale.

Fortunatamente la ciabattata di Pellè ci ha riportato con i piedi per terra, ricordandoci che siamo italiani e che la Germania, quanto a rigore, è pressochè imbattibile. Ora tutto sarà rimandato ad un‘altra sfida. Ad un’altra riscossa immaginaria. Ad un altro rito collettivo che ci vedrà inchiodati davanti alla tv. La magia del calcio è anche questa.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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