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La Sardegna che accoglie. Ma dove è?

Oggi campeggia su tante bacheche Facebook la foto dei migranti trasferiti a forza in Sardegna che stanno bloccando la strada per Palau perché vogliono scappare a gambe levate dalla nostra isola. Nei commenti, la rabbia di queste persone che sognano un futuro altrove si mischia con quella dei sardi che, magari in condizioni di estremo bisogno, vedono come uno spreco le risorse utilizzare dalle istituzioni per ospitare queste persone che scappano dalla guerra e dalla disperazione, ma in Sardegna proprio non ci vogliono rimanere. Questa è la Sardegna reale. Come d’altronde è molto reale la Sardegna dei migranti eritrei che per settimane hanno bivaccato in piazza Matteotti, a Cagliari, perchè volevano andare via dall’isola. Ma accanto a questa c’è la Sardegna dei sogni. Quella delle parole e del teatro. La Sardegna che accoglie.

La protesta dei migranti a Palau dopo essere stati trasferiti con un volo charter in Sardegna - Foto tratta dal profilo fb del deputato Mauro Pili
La protesta dei migranti a Palau: vogliono andar via dalla Sardegna dopo essere stati trasferiti nell’isola con un volo charter  – Foto tratta dal profilo fb del deputato Mauro Pili

La Sardegna che accoglie

Ieri al Teatro Massimo di Cagliari è andato in scena Nois – La Sardegna che accoglie, un evento organizzato dalla Regione e da Sardegna Teatro per celebrare la Giornata del Rifugiato. Da quel palco il presidente della Regione Pigliaru e il prefetto Giuliana Perrotta, intervistati dal caporedattore della Rai Sardegna Anna Piras, hanno lanciato un importante messaggio di integrazione, prontamente veicolato da una nota stampa istituzionale: bisogna innescare un meccanismo virtuoso che vada oltre il dovere morale della prima accoglienza e trasformi l’emergenza in opportunità di lavoro e benessere.

Il professor Pigliaru – dopo aver inquadrato la situazione sarda nel contesto internazionale – ha specificato che il fenomeno della migrazione qui in Sardegna ha una dimensione abbastanza modesta, ben lontana dagli allarmismi ingiustificati, e che in teoria è possibile accogliere i migranti soprattutto nelle piccole realtà dell’isola. La Sardegna che accoglie, appunto.

La proiezione del cortometraggio “To whom it may concern” del giornalista somalo Mohamed Zakaria Ali, rifugiato politico in Italia dal 2008, ha poi dato un’idea efficace di quali possano essere le paure e le speranze di un migrante che approda in una terra straniera. Il suo attaccamento disperato alla memoria della propria terra e alla propria identità, fatta di piccole cose.

Poi, nelle successive tavole rotonde, si è discusso delle problematiche della prima accoglienza e di quello dell’integrazione. Anche dell’evoluzione del mercato del lavoro che, in questa situazione di emergenza, vede crescere la richiesta di esperti specializzati come mediatori culturali, psicologi e insegnanti.

Bellissime parole, quelle pronunciate al Teatro Massimo. Parole che descrivono la nostra isola dei sogni. La Sardegna che accoglie. Ma parole che continuano purtroppo a non tenere in nessun conto la realtà dei fatti. Bisogna metterselo in testa. I migranti trasferiti coattivamente con i charter non hanno alcuna intenzione di restare in Sardegna perché la nostra isola non dà loro alcuna prospettiva futura. Così come non dà alcuna prospettiva a tanti giovani sardi, seimila lo scorso anno, che continuano ad andare all’estero per costruirsi un futuro. Gli esempi positivi di integrazione che negli scorsi decenni si sono verificati nella nostra isola avevano dietro progetti lungimiranti e molta buona volontà. Certo, è vero: l’emergenza può essere una grande opportunità di lavoro e benessere. Ma per chi? Perchè oggi di veri progetti di sviluppo non se ne vede neanche l’ombra. Né a favore dei sardi né a favore dei migranti.

Probabilmente non è più tempo di parole pronunciate nei teatri, ma di azioni concrete. Di fatti. La Sardegna che accoglie attualmente è solo una finzione scenica. Non esiste proprio. Quella che esiste e con cui facciamo i conti tutti i giorni è una Sardegna da cui tutti vogliono scappare. Migranti e giovani. E dove tutti sono arrabbiati. Forse bisogna partire proprio da qui. Dalla realtà delle cose e non dai sogni.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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