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Il Grande Concilio della Chiesa ortodossa

Dove sono le radici dell’attuale agonia cristiana? Perché il messaggio evangelico non è più ricettivo nel mondo? Sono queste le domande che oggi hanno bisogno di risposte e che sono poste agli ortodossi, ai cattolici, ai protestanti e a tutte le altre confessioni cristiane”. Padre Vladimir Laiba, rappresentante del Patriarcato Ecumenico Ortodosso di Costantinopoli e parroco a Roma nella Chiesa Greco-Ortodossa di San Teodoro in Palatino, racconta quali sono le sue aspettative nei confronti di un evento storico che nei prossimi giorni vedrà coinvolta la comunità ortodossa mondiale. Il prossimo 19 giugno, infatti, sull’isola di Creta inizierà il Grande Concilio Panortodosso. Preparato sin dal 1961 e atteso ormai da mille anni, il Sinodo dei vescovi ortodossi potrebbe dare inizio a una nuova era di dialogo all’interno del mondo cristiano.

concilio panortodosso
Padre Vladimir Laiba, rappresentante del Patriarcato Ecumenico Ortodosso di Costantinopoli e parroco a Roma nella Chiesa Greco-Ortodossa di San Teodoro in Palatino

Padre Vladimir, la data scelta per il Concilio Panortodosso ha un significato particolare?

“Il desiderio di un nuovo Concilio Ecumenico della Chiesa Ortodossa non è una novità nella storia della Chiesa. Le basi per la preparazione di questo Concilio risalgono al 1961 quando c’è stata la prima conferenza panortodossa di Rodi. Nel marzo 2014 a Ginevra sono stati stabiliti i temi finali e la data del Grande Concilio. Come nella prima comunità cristiana, quando nel mistero della “ultima cena” i discepoli si riunirono intorno a Cristo per la divisione del pane, la synaxis Apostolica (il Sinodo apostolico, ndr) è l’essenza stessa della Santa Eucaristia: significa essere in comunione, essere riuniti. Il primo Sinodo appare già negli Atti degli Apostoli e quel concilio si concluse dopo la discussione sui temi del tempo, con una decisione molto importante: “è parso bene allo Spirito Santo e a noi” (At. 15, 28). E’ infatti lo Spirito Santo che costituisce all’interno il Sinodo: il Concilio diventa il portavoce della volontà di Dio attraverso la rivelazione del Santo Spirito e in questo modo diventa un vero Sinodo. Così dopo cinquanta e più anni era stata scelta la data del 19 giugno, giorno di Pentecoste, per l’inizio solenne dei lavori con una Divina Liturgia Panortodossa che sarà celebrata nella Chiesa di San Minà a Iràklion,sull’Isola di Creta. Il Concilio, che vedrà impegnati i vescovi dal 18 al 27 giugno, proseguirà poi nell’Accademia Ortodossa a Kolimbari di Chanià”.

Perché la sede è stata più volte cambiata? Che problemi ci sono stati?

“Inizialmente lo svolgimento del Concilio era stato previsto nella chiesa di Santa Irene a Costantinopoli, dove fu riunito il II° Sinodo Ecumenico del 381, con venti-ventiquattro vescovi di ogni chiesa ortodossa, ma con un solo voto per ogni delegazione. Poi, dopo la conferenza di Chambésy- Ginevra che si è tenuta dal 22 al 27 gennaio 2016), la sede è stata spostata a Creta per le tensioni politiche tra la Turchia e la Russia e l’intervento militare russo in Siria. La scelta è caduta a favore dell’Accademia Ortodossa a Kolimbari di Chanià a Creta, che è ben organizzata e dispone di un grande anfiteatro che permette lo svolgimento di questo Concilio di grande importanza”.

A quando risale il primo Concilio Panortodosso?

“Già nel primo millennio le cosiddette sedi apostoliche (del vescovo di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme: chiamate Pentarchia) hanno svolto un ruolo speciale nell’organizzazione della vita ecclesiale. Sono state loro che hanno raccolto tutta la Chiesa quando si è reso necessario affrontare problemi di varia natura ed entità. Tra il 325 e il 787 sono stati convocati sette Concili Ecumenici. Insieme ad essi sono stati attivati molti altri concili locali, confermati sempre dai concili ecumenici. Spesso i concili ecumenici sono stati convocati dall’imperatore, raramente dal patriarca di Alessandria o di Costantinopoli. Nel corso degli ultimi mille anni la Chiesa Ortodossa ha ripetutamente convocato i concili, che, in misura maggiore o minore, possono essere chiamati come panortodossi, perché hanno incluso i rappresentanti delle diverse Chiese locali. Tra questi, per esempio, il Concilio di Costantinopoli nel 1593, che ha approvato il Patriarcato della Chiesa ortodossa russa, ed alcuni altri. Il Santo Concilio di quest’anno dovrebbe però diventare il più grande e rappresentativo e sicuramente sarà un evento storico”.

Che significato ha questo Concilio per la Chiesa ortodossa?

“In tutta la storia ecclesiastica i concilii sono stati riuniti per affrontare e risolvere le problematiche, per organizzare la vita cristiana e definire la missione della Chiesa. L’istituto sinodale, almeno dal punto di vista della teologia ortodossa, sta alla base della gestione e della struttura canonica della Chiesa. Il suo fondamento lo possiamo trovare nelle antiche fonti del Nuovo Testamento, cioè oltre che negli Atti, nelle epistole dell’apostolo Paolo, impegnato nell’organizzazione delle prime comunità eucaristiche. Il Santo e Grande Concilio del 2016 è un Concilio di tutta la Chiesa ortodossa”.

In cosa consiste la sua particolarità?

“Prima di tutto la sua convocazione conferma la nostra ecclesiologia, indica a noi e al mondo che la Chiesa Ortodossa è la Chiesa della cattolicità. Concilio Panortodosso è una espressione visibile dell’unità della nostra Chiesa. E’ la prova che, nonostante le differenze culturali e nazionali, nonostante le diverse condizioni politiche in cui versano le chiese locali, siamo in grado di raggiungere l’unanimità sulla questione più importante per noi: insieme siamo una Chiesa“.

Quanto tempo è trascorso dal precedente Grande Concilio?

“I Grandi Concili non vengono convocati nella Chiesa Ortodossa da oltre mille anni”.

Perché si è aspettato tanto tempo?

“Indubbiamente gli eventi del X°-XI° secolo che hanno provocato lo scisma hanno svolto un ruolo tragico per la convocazione dei concili ecumenici. Eppure non sono mancati, in seguito, tentativi di convocare un concilio ecumenico. Per esempio il Concilio di Lione (1274) o quello Fiorentino (1436-1438). Gli autentici concilii sono sempre stati eventi spirituali, nei quali lo Spirito Santo, superando i limiti umani dei membri riuniti, ha portato il concilio stesso a diventare la voce di Dio. Naturalmente un evento del genere richiede una grande preparazione spirituale e teologica”.

La composizione del Concilio è sempre legata all’assemblea dei vescovi?

“L’istituzione del Concilio è legata alla comunità eucaristica che il vescovo presiede come capo della Santa Eucaristia in ogni Chiesa Locale. Dal momento che presiede la comunità eucaristica il Vescovo si deve considerare come incarnazione di tutta la Chiesa. Allo stesso tempo la Chiesa, a causa della natura eucaristica della comunità, si deve ritenere come espressione e manifestazione dell’intero Corpo di Cristo e dell’intera Chiesa cattolica”.

Che ruolo ha il vescovo nella Chiesa ortodossa?

“Il vescovo, capo della Santa Eucaristia, è la persona nella quale la chiesa trascende la sua posizione locale e diventa unità con tutte le altre chiese locali, divenendo così: La Chiesa “Una, Santa, Cattolica ed Apostolica.” A questo scopo è bene ricordare che ordinariamente dietro il trono del vescovo è collocata l’icona di Cristo Sommo Sacerdote e Re dei Re. In questa icona Cristo è rivestito con i paramenti episcopali. Così il vescovo è una figura senza la quale non esiste la comunità ecclesiale né la vita, né la grazia. Diviene pertanto naturale ogni pratica ecclesiale che mira ad esprimere attraverso il Concilio la sua unità, realizzata dal proprio vescovo. Questo ovviamente non esclude la partecipazione dei non vescovi, o del clero o dei laici, in qualità di consulenti, ma il voto decisivo spetta solo ai vescovi. Dunque, ogni vescovo che è membro del Concilio non partecipa come individuo, ma come personificazione di tutta la sua Chiesa locale. Per questa ragione, nessuna decisione del concilio che ambisca il totale riconoscimento della Chiesa può essere considerata definitiva finché non viene riconosciuta dalla cosiddetta “coscienza” della Chiesa e di conseguenza da ogni Chiesa locale, cioè dal consenso di tutti”.

Chi sceglie i vescovi?

“Essendo quello del vescovo in primo luogo un ministero di natura ecclesiale e non di natura giuridica, il suo significato teologico deriva dal posto centrale che occupa nella celebrazione eucaristica. In tal modo egli rappresenta Cristo in mezzo al suo popolo. Viene scelto e ordinato dal concilio dei vescovi e la sua istituzione viene sempre compiuta all’interno della celebrazione eucaristica di una chiesa locale e per essa. Gli apostoli non ordinavano in primo luogo dei vescovi e successivamente fondavano delle chiese, bensì presiedendo l’eucaristia fondavano la chiesa cattolica e stabilivano dei ministri. Il vescovo dunque sta in mezzo all’assemblea e fa sì che Cristo agisca attraverso le sue azioni. Attraverso il ministero del vescovo dunque vengono anche stabiliti i rapporti organici e vitali fra le chiese locali”.

La Chiesa Ortodossa è autocefala e autonoma: questo non crea complicazioni nel trovare unità?

“L’autocefalia e l’autonomia non hanno abolito l’unità del potere ecclesiastico. La fedeltà di tutte le Chiese Ortodosse alla confessione dei primi sette Concili Ecumenici e il loro attaccamento alla Tradizione Apostolica ed ecclesiastica costituiscono un’unità viva e dinamica. Possiamo anche con gratitudine riconoscere tanti passi concreti del nostro tempo che rafforzano l’unità e collaborazione ortodossa. Con l’iniziativa del Patriarca Ecumenico Athenagoras, nonostante la difficoltà, le Chiese Ortodosse sono state coinvolte nel dialogo teologico con altri cristiani, occupando una posizione comune nell’ecumenismo, e sono diventate membri attivi del Consiglio Mondiale delle Chiese. L’incontro dei capi ortodossi, svoltosi su iniziativa del Patriarca Bartolomeo, si è rivelato molto importante per convalidare e dimostrare la posizione comune ortodossa sui temi dell’uniatismo (il rapporto di unione di alcune chiese orientali con la chiesa di Roma, ndr) e del proselitismo, così come i problemi dell’umanità moderna, ad esempio l’ecologia”.

Dunque la Chiesa Ortodossa non ha una figura che la rappresenta in maniera unitaria come il Papa rappresenta i cattolici?

“La Chiesa Ortodossa è la Chiesa della Sinodalità altrimenti chiamata Conciliarità, nei vari livelli locali o universali. E secondo questo spirito essa ha regolato tutta la sua vita, perché si giungesse ad una “omofonia”, ossia al parlare con una sola voce. Una norma fondamentale è il 34° canone apostolico (dal IV secolo) al quale la Chiesa Ortodossa fa riferimento in tutti gli incontri ecumenici. Il canone dice: “i vescovi di ogni nazione devono riconoscere il primus tra di loro e non fare nulla senza di lui… ma, neppure il primus può fare nulla senza gli altri vescovi”. Questo canone ha un valore fondamentale per la struttura sinodale nelle chiese Ortodosse e, come crediamo, può contenere la risposta alla problematica del primato. È una regola d’oro quando si tratta di rapporti tra Costantinopoli e le altre Chiese Ortodosse alla luce ecclesiologica”.

Che ruolo ha il Patriarca tra i vescovi?

“Con il II° (Costantinopoli, 381) e il IV° (Calcedonia, 451) Concilio Ecumenico, il Patriarcato Ecumenico, sede della “Nuova Roma”, riceve la priorità che fino a quel momento possedeva solo la sede Romana. Di conseguenza, la sede di Costantinopoli ha assunto un rilievo decisivo nei rapporti tra il Patriarcato Ecumenico e le altre Chiese Ortodosse. Per questo motivo il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, con la sua visibile presenza sulla scena mondiale, ha convocato, dopo tanti secoli, il Grande Concilio 2016, con il consenso di tutti i Capi della Chiesa Ortodossa”.

Quante sono le Chiese Locali ortodosse?

La struttura di base della Chiesa Ortodossa è costituita da 16 chiese autocefale e autonome, che sono tutte autogovernanti. Le Chiese Ortodosse Autocefale sono i Patriarchi di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Mosca, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia; le Chiese di Cipro, Grecia, Polonia, Albania, sono le Chiese Autonome le Chiese dei Cechi, Sinai e di Finlandia.

I temi del Concilio Panortodosso

“Inizialmente, spiega Padre Vladimir Laiba, erano previste circa 100 domande, poi, col progredire della preparazione del Concilio, è stato deciso di ridurle a dieci temi, che riguardano tutte le Chiese locali”.

In questo momento sono rimasti 5 temi più attuali accettati da tutta la Chiesa:

  • La Missione della Chiesa Ortodossa nel mondo contemporaneo;
  • la Diaspora Ortodossa, l’Autonomia e il modo di proclamarla;
  • il Sacramento del Matrimonio e i suoi impedimenti;
  • l’importanza del Digiuno e la sua osservanza oggi;
  • le Relazioni della Chiesa Ortodossa con il mondo.

Padre Vladimir, il tema del matrimonio, oggi in crisi, sta mettendo in difficoltà tutto il mondo cristiano…

“Oggi tutto il mondo cristiano si trova in un momento di crisi. La civiltà tecnico-informatica, il cosiddetto “universo cibernetico”, mette in discussione tutti i valori cristiani, e forse crea un ostacolo alla sopravvivenza stessa del cristianesimo. Questa è una ragione sufficiente per tutti i cristiani del mondo per domandarsi quali sono la propria identità e la propria missione nel mondo. Con il loro stile di vita attuale sterilizzano il Vangelo? Con il loro modo di essere escludono dal mondo e dalla storia il Dio Trino, vivo e Biblico? Dove sono le cause e le radici della contemporanea agonia cristiana? Perché il messaggio evangelico non è più ricettivo nel mondo? Sono queste le domande che oggi hanno bisogno di risposte e sono poste davanti agli ortodossi, ai cattolici, ai protestanti e a tutte le altre confessioni cristiane”.

Torniamo per un attimo alla cosiddetta Chiesa indivisa, quando cristiani cattolici e ortodossi erano ancora uniti: perché si è arrivati a questa frattura?

“I motivi che hanno portato la Chiesa allo scisma sono vari. Storici, politici e geografici. Ma anche culturali come le usanze e le lingue differenti tra i popoli, dottrinali e teologici come l’aggiunta nel Credo del “Filioque” (la Chiesa Occidentale ha aggiunto alla frase: «[…] lo Spirito santo […] che procede dal Padre», contenuta nel simbolo niceno-costantinopolitano, il termine Filioque. La tesi era quindi che lo Spirito deriva dal Padre e dal Figlio – ndr) e il primato del Vescovo di Roma, e infine anche canonici. Ma oggi tanti ostacoli che dividevano le nostre Chiese sono stati completamente risolti grazie all’aiuto del Signore”.

Attualmente quali sono le differenze sostanziali tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa?

“Penso che abbiamo molto più in comune rispetto quello che ci divide. Abbiamo tanti legami: una fede nella Santa Trinità, Gesù Cristo come unico vero Dio e vero uomo, riconosciamo il battesimo e l’Eucaristia, il ministero del vescovo e la successione apostolica. Abbiamo in comune la venerazione della Santa Maria, Madre di Dio (Theotòkos), da sempre vergine (Aeiparhènos) e tutta santa (Panhaghìa). E dopo la constatazione di tale pensiero di tanti teologi e vescovi, esiste solo una vera distinzione dogmatica: l’unico vero problema dogmatico è il ministero del primato nella Chiesa, quindi il primato del Vescovo di Roma. Su questa problematica dobbiamo parlare sempre e con l’aiuto del Signore troveremo una soluzione”.

Papa Francesco, e prima di lui altri Papi, hanno fatto dei tentativi di dialogo per riaprire un confronto dopo secoli di chiusura reciproca. Ma anche il vostro Patriarca Bartolomeo sta lavorando molto per l’ecumenismo…

“Il ventesimo secolo è passato alla storia come un periodo di intensi sforzi per la nuova riconciliazione del mondo cristiano diviso e per il ripristino dell’unità della Chiesa. Così la Chiesa Ortodossa non solo ha reagito positivamente alla nascita del movimento ecumenico, ma è stata seriamente coinvolta in esso. All’inizio del ventesimo secolo il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Joachim III, nella risposta ai biglietti di auguri in occasione della salita al trono nel 1902, aveva inviato a tutti i capi della Chiesa Ortodossa una Enciclica in cui li invitava a riflettere sui possibili modi per migliorare non solo l’unità dell’Ortodossia, ma anche le sue relazioni con la Chiesa Cattolica Romana e con le chiese protestanti. La Chiesa non può andare d’accordo con lo scisma e con la divisione, né cercare “l’indipendenza” dagli altri. L’identità cristiana presuppone la rinuncia di se stessi, sbarazzandosi da tutti i vincoli della natura e della storia, per creare fiducia e costruire l’identità verso l’altro. La libertà cristiana non è la libertà dagli altri, ma la libertà per gli altri. Il dialogo cristiano dovrebbe essere un dialogo nella verità e nell’amore. Proprio il Patriarca Bartolomeo con grande amore cerca di promuovere l’unità tra i cristiani, rafforzando il dialogo tra le chiese Sorelle. Ci sono tante testimonianze”.

In definitiva, cosa può fare il prossimo Concilio Panortodosso per promuovere l’unità del mondo cristiano?

“Preghiamo che il prossimo Concilio, molto atteso e preparato a lungo, porti i frutti dello Spirito, il primo tra i quali è l’unità. Nessuno può pretendere che un Concilio risolva tutte le questioni importanti e faccia guarire tutte le controversie giurisdizionali in soli dieci giorni. Ma speriamo che questo sia l’inizio di un processo di guarigione e che sia il principio di una nuova era del dialogo. Purtroppo, molte persone ancora non si rendono conto che la fede ortodossa non è una fede confessionale, e l’essere fedeli alla tradizione ortodossa in “fede dei padri” non implica l’isolamento e la grettezza, ma il contrario: occorre essere ecumenici ed aperti. La fede ortodossa con la tradizione patristica non è né orientale né occidentale, ma è cattolica, universale ed ecumenica. La partecipazione ortodossa al movimento ecumenico è motivata dalla convinzione che l’unità della Chiesa è un imperativo inevitabile per tutti i cristiani. E questa unità può essere ristabilita solo con l’incontro di coloro che condividono la stessa fede nel Dio Trino, e che sono stati battezzati nel suo nome. La nostra comunione (κοινωνία) è il risultato di tale incontro e di tale obiettivo concreto, che non può essere praticato senza alcun significato ecclesiologico”.

E cosa può fare la nostra Chiesa per promuovere l’unità del mondo cristiano?

“Ogni cuore cristiano desidera l’unità della Chiesa. Se la Chiesa non fosse in dialogo con gli altri cristiani, con le religioni non cristiane, con diversi movimenti religiosi e con tutte le sfide ideologiche e spirituali del mondo moderno, essa cesserebbe di essere “chiesa” trasformandosi in una setta. Nessuna comunità storica ecclesiale può pretendere di essere chiamata “chiesa” se ha smesso di cercare l’unità con le altre chiese. Il Dio cristiano (la Santa Trinità) o la caratteristica propria di Dio è l’”essere-in-relazione” sia in se stesso sia verso il mondo. L’ontologia cristiana è il dialogo. Dio è amore, relazione Io-Tu. La rivelazione di Dio, come fonte essenziale della dottrina cristiana, ha un carattere di dialogo: Dio che si rivela e l’uomo che riceve e comunica la rivelazione. L’uomo non è un essere egoista, chiuso dentro di sé, ma un essere per il prossimo. Nel Vangelo tutto è incontro, e gioia, perché è incontro con il prossimo. Oggi, sia gli ortodossi che i cattolici romani sono attivi nel movimento ecumenico. Questa missione congiunta, che ha sia sostenitori e oppositori, non può essere minimamente vista come un’illusione. Il dialogo va sicuramente migliorato e rafforzato”.

Come può riprendere questo dialogo?

“E’ necessario fare più incontri con i responsabili della Chiesa Ortodossa e Cattolica Romana. Dobbiamo promuovere di più il dialogo teologico attraverso simposi comuni, seminari, conferenze, pubblicazioni congiunte, con lo scambio di professori e studenti, aprendo le cattedre ortodosse e cattoliche romane in seminari e negli istituti superiori. Sarebbe bello collaborare e avviare delle riviste comuni. Tutto questo dovrebbe essere fatto al livello locale, regionale e universale. Certamente questo sarebbe un grande incentivo per la cooperazione e il dialogo tra i fedeli, che sono costretti sempre a risolvere molti problemi comuni, perché in molte circostanze della vita dipendono l’uno dall’altro. I cristiani devono essere il sale e la luce del mondo. L’obiettivo non è quello di dimostrare Dio, ma al contrario è quello di mostrare Dio attraverso la vita. Soltanto così la missione sarà efficace”.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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