Brusati: impariamo a proteggere i nostri figli

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Tre grandi case discografiche statunitensi si spartiscono circa il 75% della produzione mondiale di dischi e video musicali. Quattro grandi agenzie di stampa, due statunitensi, una britannica e una francese, dettano invece l’agenda dell’informazione mondiale. In pratica una manciata di soggetti – investendo enormi somme di denaro – stabiliscono cosa la popolazione mondiale, sette miliardi di persone, deve ascoltare, guardare o leggere. Tra questi sette miliardi di persone ci sono anche i nostri figli che vengono raggiunti da messaggi che condizionano drasticamente la loro visione del mondo. Oggi – senza che i genitori se ne accorgano – la musica e i video più cliccati su You Tube mostrano ai ragazzini di 7/8 anni – età in cui mediamente gli mettiamo in mano uno smartphone – messaggi non propriamente educativi: gli dicono ad esempio che il corpo femminile può essere tranquillamente mercificato, che a seconda di come ci si sente si può decidere se essere maschi o femmine o che farsi una “canna” non fa male, ma al contrario è una cosa che rende fighi. Sono questi i temi su cui il sociologo Marco Brusati, direttore generale di Hope Formazione, Spettacoli ed Eventi al servizio della Chiesa e formatore con un lungo curriculum nell’ambito della comunicazione applicata alle esperienze pastorali ed ecclesiali, ha tenuto a Cagliari (nella parrocchia salesiana di San Paolo) un incontro per formatori dando a genitori, catechisti, educatori, insegnanti, allenatori e animatori alcune interessanti  istruzioni per conoscere un po’ meglio il mondo dove i nostri figli vivono.

Brusati
Una fase del corso di formazione tenuto a Cagliari dal dottor Marco Brusati

Dottor Brusati, quali sono le cose che i figli non dicono ai genitori?

Oggi abbiamo il massimo del potenziale di comunicazione e il minimo del dialogo e le cose che non si dicono sono tantissime. I genitori non sanno quello che i figli ascoltano e vedono e i figli non hanno alcuna voglia di dirlo ai genitori, anche perché i soggetti che propongono questi modelli attraverso la musica e i mass media cercano di tenere fuori il mondo educante. E questo i ragazzi lo sanno bene. Se i genitori vivessero con i loro figli non solo quello che passa in tv o in radio, ma soprattutto quello che passa sui loro smartphones ci sarebbe una possibilità di dialogo: ma devono essere gli adulti a fare il primo passo.

Cosa succede dentro quegli smartphones?

I nostri adolescenti e soprattutto i preadolescenti – spiega Brusati – vengono cercati da soggetti anonimi e vengono in contatto con modelli antropologici (cioè modi di intendere l’uomo e la donna nella loro realtà quotidiana) che non sono normalmente condivisi dai loro genitori. Sono irretiti da adulti che spesso stanno dall’altra parte dell’oceano e hanno a cuore una cosa sola: il loro portafoglio o quello dei loro genitori.

Qual è l’età in cui vengono cercati i ragazzi?

E’ un sistema molto pervasivo che attacca i nostri figli già dalla tarda infanzia: stiamo parlando di bambini (soprattutto bambine) intorno agli 8-10 anni. Spesso propongono modelli che portano ad una sessualizzazione precoce, anzi più propriamente una genitalizzazione: soprattutto le ragazze sono spinte a una concezione della sessualità come genitalità, come utilizzo strumentale di una parte del proprio corpo.

Perché?

Si vogliono creare nuove categorie di pensiero, nuove gerarchie di valori. Nei modelli che vengono proposti ai nostri figli non c’è più la centralità della persona. La persona è solo strumentale, è importante solo fino a quando serve. Questi modelli – aggiunge Brusati – allontanano pesantemente i ragazzi dalla ricerca della felicità e l’aumento esponenziale del tasso di suicidi negli adolescenti, in primo luogo negli Stati Uniti, è un campanello d’allarme molto pericoloso. Questi modelli sul breve periodo sono belli e vincenti, ma sul lungo periodo lasciano morti sulla strada. Non solo quelli che si suicidano, ma anche morti spirituali, persone che hanno provato tutto, ma a vent’anni non sanno più cosa provare.

Come reagire a questo attacco?

Innanzitutto prendendo consapevolezza del fatto che oggi nella musica c’è un sistema educante, o meglio diseducante dal punto di vista dei genitori. La musica, anche se esteticamente bella, veicola modelli e messaggi che la maggior parte dei genitori non conoscono nemmeno: credono che il figlio di undici anni stia solo sentendo musica, ma non è così.

Praticamente cosa può fare un genitore?

Il primo passo è quello di sedersi al fianco dei figli prima che questi vengano cercati e irretiti per conoscere cosa ascoltano e vivono. Ovviamente non possiamo dettare una nuova agenda al mondo, l’unica cosa che possiamo fare è vivere queste esperienze con i nostri figli. Occorre educarli all’utilizzo consapevole dei mass media già a partire dalla prima elementare. Dopo è già troppo tardi.

Dottor Brusati, lei parla di bambini e prevenzione, ma spesso le problematicità riguardano gli adolescenti che ad esempio fanno sempre più uso di droghe, anche se leggere.

Quando un ragazzo sente la necessità di fumare una canna la prevenzione non serve già più. Servono azioni di accompagnamento, aiuto e sostegno. O di recupero se si utilizzano altri tipi di droghe più pesanti. Le ultime statistiche del CNR ci dicono che nel 2015 in Italia gli adolescenti che usano eroina sono raddoppiati dall’1 al 2%, quelli che fanno uso di cannabis sono passati dal 23 al 27%. A Fiumicino si sono triplicati i sequestri di eroina. Sono percentuali importanti. Eppure nessuno si chiede come mai i rapper italiani possano tranquillamente inneggiare alla marjuana come se niente fosse.

C’è chi si ostina a chiedere la liberalizzazione delle droghe leggere…

Don Mazzi dice è ora di smetterla di dire ai ragazzi che esistono droghe leggere e pesanti. Credo che sia opportuno fidarsi di chi lavora sulle tossicodipendenze e sa cosa significa per un ragazzo essere schiavo della droga e come le sostanze psicotrope influiscono nella sua vita e in quella della sua famiglia e dei suoi amici. Se è vero che ognuno fa quello che vuole e che la libertà è un bene assoluto, come vogliono far credere ai nostri figli, è anche vero che ognuno ha la responsabilità della sfera relazionale entro la quale vive. Questo molto spesso non viene tenuto presente. Purtroppo – aggiunge il dottor Brusati – l’aumento degli adolescenti che usano droghe significa che il contesto culturale e sociale, il “brodo culturale” dentro il quale si muovono, è favorevole all’uso di droga.

Questo attacco ai ragazzi coincide con un attacco alla famiglia?

La famiglia è da tanti anni sotto attacco. I modelli che stanno passando anche dal punto di vista normativo e legislativo sono soltanto un punto di arrivo. Prendiamo la legge sulle unioni civili appena approvata in Parlamento. Un quarantenne, comunque la pensi, si pone in una condizione di analisi del problema perché ne vede quanto meno la problematicità. Per un tredicenne l’approvazione di una normativa di questo tipo non è più neppure un problema, è una cosa scontata. E’ segno che le categorie del pensiero sono mutate. Ma la domanda: è chi le ha cambiate?

Già, chi le ha cambiate?

Le ha cambiate il pensiero unico dominante a cui partecipa la quasi totalità dei modelli musicali che piacciono ai ragazzi. La musica ara il terreno e dopo la semina dà i suoi frutti. Tutti i modelli che arrivano dalla musica e dalle fiction per bambini e adolescenti propongono la persona nella sua caratteristica gender fluid. Sono dieci anni che i nostri figli vengono bombardati da un pensiero unico dominante che oggi ha portato alle recenti modifiche legislative.

In conclusione, dottor Brusati, è possibile una via d’uscita?

Se aspettiamo che dagli Stati Uniti non arrivino più questi modelli musicali possiamo aspettare a lungo perché sono modelli vincenti, rendono tanto e hanno miliardi di visualizzazioni su You Tube. Eppure, al contrario di chi usa i mass media, noi abbiamo una grande forza: quella della relazione frontale. Noi, soprattutto come Chiesa, incontriamo fisicamente le persone. In questo incontro a tu per tu possiamo comunicare l’esperienza di fede e l’incontro con Gesù che ha incontrato noi e attraverso noi incontra gli altri. La relazione frontale è insostituibile, nonostante molti credano e ci vogliano far credere che domani il mondo sarà solo virtuale. Ma sono dei poveri illusi. La relazione frontale è quella che può cambiare il mondo.

Per questo occorre formare i formatori?

Certamente. Una formazione precoce ai nostri figli presuppone prima di tutto la formazione dei formatori. Genitori, insegnanti, educatori, allenatori sportivi devono in primo luogo conoscere il mondo in cui i nostri figli vivono. Non è possibile entrare in relazione e cercare educarli se non si conosce quello che arriva ai loro occhi, nelle loro mani e soprattutto nei loro smartphones. Occorre limitare la forza di questi messaggi che possono avere un effetto devastante. Ma bisogna farlo in fretta: chiudere la stalla dopo che i buoi sono usciti non serve più.

L’intervista integrale al dottor Marco Brusati andrà in onda sabato 21 maggio alle 16,30 su Radio Bonaria (104.600 MhZ). Potete ascoltarla anche sul digitale terrestre o in streaming sul sito www.bonaria.eu. La replica sarà trasmessa martedì prossimo alle 10,30.

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