accoglienza welcome

Dopo la firma del trattato di pace del 10 febbraio del 1947 che ha messo fine alla seconda Guerra Mondiale migliaia di istriani, fiumani e dalmati si rifugiarono in Italia e in particolare in Sardegna per sfuggire alle persecuzioni di Tito e allo sterminio delle Foibe. Un eccidio strappato all’oblio solo recentemente con l’istituzione nel 2005 della giornata del ricordo e celebrata il 10 di febbraio di ogni anno. L’esodo delle popolazioni giuliane accolte in Sardegna è senza dubbio la vicenda più rilevante, ma la nostra regione ha una tradizione estremamente significativa nel campo della accoglienza e dell’integrazione.

All’inizio degli anni Sessanta, ad esempio, Pula e Castiadas sono state capofila di un progetto di accoglienza e integrazione nei confronti della comunità tunisina estradata dallo stato africano diventato indipendente con il presidente Burguiba. In realtà si trattava per lo più di famiglie di origine siciliana alle quali fu data la possibilità di sistemarsi nelle case costruite dall’Etfas e lasciate libere dai primi assegnatari sardi nell’ambito della riforma agraria predisposta dalla Regione. Famiglie che si sono integrate con i sardi specializzandosi soprattutto nella coltivazione dei vigneti e dando vita alle cantine sociali di Santa Margherita e Castiadas che aprirono una nuova stagione di prosperità e di progresso.

Una terra di accoglienza

accoglienza in sardegna
Una veduta aerea della Sardegna da Google Maps

Sardegna terra di accoglienza è il titolo di un documentario realizzato dalla giornalista Giosi Moccia che verrà proiettato domani, giovedì 12 maggio, nel corso di un incontro moderato dal giornalista Roberto Olla che si terrà alle 16,30 nel Padiglione D Mediterraneo della Fiera internazionale della Sardegna

Il documentario – patrocinato dalla Regione Autonoma della Sardegna – riporta molti esempi in cui la Sardegna è stata un rifugio accogliente per i profughi. Come nel 1751, quando a Montresta vennero ospitate 22 famiglie greche provenienti dal lontano Peloponneso.

Un anno prima, nel 1750, 240 tabarchini liberati dal Bey di Tunisi dopo 9 anni di prigionia vennero trasferiti a Carloforte e Calasetta grazie all’intermediazione dei Savoia. Anche in questo caso si trattava di una colonia di italiani proveniente principalmente da Pegli, in Liguria, che nel corso degli anni hanno conservato intatte le loro tradizioni culturali e linguistiche. Nel filmato si fa infine cenno anche alla colonia veneta presente ad Arborea fin dai tempi della bonifica iniziata grazie all’impegno dell’ingegnere Giulio Dolcetta della Società Bonifiche sarde. Ennesimo esempio di integrazione e convivenza virtuosa tra popolazioni dalle radici storiche e culturali profondamente diverse che ha avuto la Sardegna come protagonista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *