Pensionati sardi

Sono sempre più numerosi i pensionati sardi che non possono permettersi di pagare i farmaci, rinunciano alle visite specialistiche e si autoriducono le terapie aggravando le malattie di cui soffrono. La situazione precaria di tantissimi pensionati sardi – più volte denunciata dalla Cisl sarda è stata evidenziata anche dal rapporto “Osservasalute 2015” , reso noto in questi giorni dall’Istat.

«Il sistema sanitario sardo pubblico, caratterizzato da lunghe liste d’attesa, costringe  i pazienti a ricorrere alla medicina privata e quindi a spese non possibili a tutti», hanno denunciato il segretario generale della Cisl sarda Oriana Putzolu e il segretario generale Fnp Piero Agus -: «Sono sempre più numerosi i pensionati che non hanno le risorse per pagarsi tutte le cure prescritte dal medico e fare azione preventiva delle malattie e molti di loro rinunciano alle visite specialistiche, cronicizzando e aggravando la malattia».

Pensionati sardi sempre più poveri

cisl manifestazione pensionati sardi
Manifestazione dei pensionati della Cisl

L’autoriduzione delle terapie – denuncia la Cisl – è obbligata dal basso importo delle pensioni erogate dall’INPS in Sardegna, che in media sono pari a soli 683, 32 euro al mese. E la situazione è ancora più preoccupante se correlata all’aumento esponenziale del tasso di mortalità registrato nell’isola per tumore, per malattie del sangue, del sistema nervoso e organi dei sensi, del sistema circolatorio e dell’apparato  respiratorio.

I dati regionali – sottolineano i dirigenti Cisl – attestano inoltre la diminuzione dei sardi che si sentono in buona salute (63,3% nel 2014 contro 64,8% del 2013) e l’aumento dei cittadini con una o più malattia cronica (42, 1% nel 2013 e 45,2% nel 2014). In aumento anche le persone ipertese ( 15,4% nel 2013 e 17,1 nel 2014) e i malati di cuore ( 4,2% nel 2013 e 5,0% nel 2014)

Secondo la Cisl i tagli e risparmi necessari per rimettere in sesto il disastrato sistema sanitario sardo dovranno essere effettuati esclusivamente rimuovendo gli sprechi organizzativi e razionalizzando le spese, ma lasciando intatta la qualità delle prestazioni mediche e delle visite specialistiche, la cui urgenza non dovrà essere valutata in base alle esigenze di bilancio della Regione, ma secondo prescrizioni e richieste dei medici di famiglia.

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