contenzione

A Cagliari ci ricordiamo tutti della assurda vicenda del signor Giuseppe Casu, commerciante ambulante sessantenne che nel 2006 era morto dopo essere stato legato per una settimana a un letto del servizio psichiatrico dell’ospedale di Is Mirrionis. Tre anni dopo, nel 2009, la stessa sorte capitava ad un maestro elementare di cinquantotto anni, Francesco Mastrogiovanni, deceduto nel servizio psichiatrico di un paese in provincia di Salerno, Vallo della Lucania, dopo una contenzione di quattro giorni testimoniata da un filmato choc pubblicato dall’Espresso. Due casi eclatanti, finiti nelle aule di Tribunale, che testimoniano una pratica incivile, al limite della tortura, che viene ancora praticata in tanti istituti di cura psichiatrica. Per debellare la contenzione dai luoghi di cura è partita qualche mese fa la campagna nazionale “…e tu slegalo subito”, promossa dal Forum Salute Mentale, un comitato che raggruppa la maggior parte delle associazioni che da anni lottano per dare tutela ai malati psichiatrici e supporto ai loro familiari.

L’uso delle fasce, dei letti di contenzione, sopravvissuto alla chiusura dei manicomi, è la prova più chiara e scandalosa di quanto sia ancora viva l’immagine del matto pericoloso, inguaribile, incomprensibile e quanto sia giustificata, voluta o tollerata, la domanda di controllo, di custodia, di segregazione – si legge nell’appello del Forum Salute Mentale -. In  molti dei luoghi della cura si lega ma si fa di tutto per non parlarne”.

contenzioneProprio qualche giorno fa a Cagliari e ad Alghero Piero Cipriano, psichiatra obiettore di coscienza, molto critico con il sistema attuale della psichiatria, ha spiegato  che su 323 Strutture psichiatriche di diagnosi e cura, l’80 per cento utilizza le fasce per legare i pazienti: un malato psichiatrico su dieci viene legato. E che questa pratica non riguarda solo i pazienti con disturbi mentali, ma – come ha denunciato il Comitato di Bioetica – anche gli anziani e addirittura gli adolescenti e i bambini: su circa 400mila anziani ricoverati circa il 20-30% viene legato almeno durante la notte.

La contenzione si nasconde nei luoghi della cura – si legge nell’appello del Forum Salute mentale -. Una pratica che è il terrore e l’incubo di uomini e donne, di vecchi e bambini, di tutti quelli che vivono la fragilità delle relazioni, il dolore della solitudine, l’isolamento, il peso insopportabile della loro esistenza. La contenzione non solo impaurisce, ferisce, umilia chi la  subisce, ma anche gli operatori sanitari (medici, infermieri), che, non più soggetti portatori di competenze, a­ttività, relazioni, sono ridotti ad un ruolo di freddi custodi. Bisogna liberare entrambi, abolendo le fasce. La rabbia, il dolore, l’impotenza, l’umiliazione che le persone legate devono vivere sono così profondi che a fatica riescono a raccontare”.

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Contenzione: una pratica incostituzionale

Mantenendo questa pratica, peraltro incostituzionale se si pensa che l’articolo 13 della Carta subordina tassativamente a un’autorizzazione dell’autorità giudiziaria i casi in cui la libertà personale può essere limitata, il sistema sanitario italiano ha completamente ignorato la grande operazione di civiltà compiuta dalla riforma Basaglia che con la legge numero 180 nel 1978 aveva abolito i manicomi. E vuoi per le poche risorse a disposizione, vuoi per mancanza di senso etico di molti operatori, sta continuando a riproporre metodi di cura del disturbo mentale che si basano tuttora sulla contenzione con le fasce e l’elettrochoc.

L’Italia ha rappresentato un modello avanzato di gestione nel  processo di restituzione di autonomia alle persone con disturbo mentale, a partire dalla legge 180 e sino al superamento degli Opg”, dichiarava il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio in occasione della Giornata mondiale della salute mentale 2015, “dignità e inclusione”, indetta dall’Oms. “E’ auspicabile che i passi avanti sino a ora compiuti conducano a ulteriori avanzamenti nella tutela della salute mentale delle persone: è dal rispetto della dignità che nasce l’idea stessa di terapia”.

L’appello del Forum Salute Mentale

Non possiamo continuare a non interrogarci di fronte a quanto ogni giorno accade e denunciare, rifiutare, disubbidire”, scrivono il promotori della campagna nazionale per l’abolizione della contenzione “…e tu slegalo subito”. “L’illiceità del trattamento è ammessa da tutti e dovunque, anche quando le scarse risorse delle organizzazioni e l’esiguo numero di personale fanno apparire inevitabile il ricorso alle fasce. Eppure ci sono luoghi in Italia dove è stata abbandonata e le porte sono aperte. Luoghi dove sono evidenti pratiche e organizzazioni dei servizi rispettose della persona, della dignità e dei diritti di tutti, utenti ed operatori. Luoghi dove gli operatori e le organizzazioni sanitarie si pongono con rigore il problema, accettano di interrogarsi e sentono come fallimento del lavoro terapeutico il ricorso alle fasce. E ancora servizi dove singoli operatori compiono scelte coraggiose e riescono, pure se osteggiati, ad opporsi”.

È urgente è necessario un cambiamento radicale. Occorre che chi cura e chi è curato sia consapevole dei propri diritti, e li possa agire. Che una comunità informata e partecipe attraversi i luoghi della cura, riconoscendo ciò che accade alle persone nei momenti di maggiore fragilità e dolore. Per superare questa pratica c’è bisogno di operatori capaci di tenere insieme competenza ed etica, in grado di opporsi e disubbidire. Di protocolli, linee ed organizzazioni, possibili grazie alle buone pratiche dei servizi che non usano la contenzione, che prevedano il non ricorso a questa e la escludano”.

Si può aderire all’appello e sostenere sostenere la campagna  in questi modi:

  • Inviando una mail all’indirizzo: etuslegalosubito@gmail.com
  • cliccando “mi piace” sulla pagina facebook dedicata e tu slegalo subito
  • seguendo l’account twitter @tuslegalosubito

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Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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