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Padre Occhetta: bisogna ripartire dalle vittime

L’idea è senz’altro rivoluzionaria: capovolgere il punto di vista e passare da una giustizia meramente retributiva, che riesce a malapena a punire chi ha commesso un reato, a una giustizia riparativa, ad una giustizia cioè che cerca di riparare lo strappo sociale determinato dal reato attraverso un percorso di riconciliazione che tenga in primo luogo conto del dolore delle vittime. La proposta è contenuta nel libro “La Giustizia Capovolta” di padre Francesco Occhetta, giornalista e scrittore de La Civiltà Cattolica nonché consulente ecclesiastico dell’Unione Cattolica Stampa Italiana, presentato per la prima volta nei giorni scorsi alla Facoltà teologica di Cagliari.

Ne abbiamo parlato nell’approfondimento andato in onda su Radio Bonaria che potete ascoltare in questa pagina.

Capovolgere il concetto di giustizia ripartendo dal dolore delle vittime

Giustizia capovolta vittimeLa presentazione del libro di padre Occhetta, alla quale hanno partecipato tra gli altri il sostituto procuratore della Repubblica Paolo De Angelis, il presidente dell’Odg Sardegna Francesco Birocchi e altri autorevoli relatori, è stata un’occasione propizia per una riflessione più ampia sul sistema carcerario italiano, dove la percentuale di recidiva di chi entra in prigione anche per reati di piccola entità raggiunge addirittura il 69%.

Negli istituti di pena italiani sono ospitati attualmente circa 48mila detenuti. Ogni giorno mille persone varcano le porte del carcere e altre mille escono. Eppure, come detto, il 69% dei carcerati torna a delinquere perché l’attuale sistema carcerario non permette un’efficace presa di coscienza e un’effettiva riabilitazione. “Questo modello è fallito e dobbiamo ripensarne un altro che funzioni”, ha spiegato Padre Occhetta presentando l’opzione culturale contenuta nel libro: abbandonare la prospettiva della pena meramente retributiva e ripartire dal dolore delle vittime e dalla capacità del reo di prendere coscienza del male fatto e restaurare le cose e le relazioni che ha distrutto con il suo comportamento.

Un’impostazione, tra l’altro, assolutamente in sintonia con l’esempio di Papa Francesco che che il prossimo 6 novembre celebrerà la Giornata dei Detenuti e che, come si sa, in concomitanza con l’apertura delle Porte Sante per il Giubileo straordinario ha chiesto anche la simbolica apertura delle porte blindate delle carceri italiane.

Le carceri non devono essere più una discarica sociale – ha detto Padre Occhetta – ma devono permettere un’effettiva riabilitazione dei colpevoli in un tessuto sociale che sia capace di riaccoglierli e farli sentire ancora “persone” nonostante la ferma condanna del male che hanno fatto”.

Eppure qualcosa si muove. Soprattutto in Sardegna, dove sta funzionando bene un ufficio del dipartimento Giustizia, l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna che, dal maggio 2014, sta sperimentando l’istituto della messa alla prova anche per gli adulti. Si tratta – come ha spiegato la responsabile Rossana Carta – di una procedura extraprocessuale, forse ancora poco conosciuta ai più, che si basa proprio sul riavvicinamento tra vittime e autori del reato e, quando viene utilizzata (in Sardegna ci sono 2mila procedimenti pendenti di cui circa un migliaio a regime) fa calare drasticamente la percentuale di recidiva che nella nostra regione cala allo 0,5%.

Alla presentazione cagliaritana – moderata dal giornalista Alessandro Porcheddu (Ucsi Sardegna) – sono intervenuti anche il sostituto Procuratore della Repubblica Paolo De Angelis, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna Francesco Birocchi, la responsabile dell’Ufficio della Esecuzione Penale esterna Rossana Carta e alcuni rappresentanti del mondo del volontariato che si occupano dei carcerati e dei loro familiari e hanno evidenziato le tante criticità del sistema carcerario isolano: Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo, Diritti e Riforme e Bruno Asuni, presiedente del coordinamento Volontariato Giustizia Onlus.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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