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Deep Web e Darknet, tra libertà e sicurezza

E’ stato definito l’Amazon delle droghe. Silk Road era un sito di e-commerce al quale si poteva accedere solo attraverso Tor, il famigerato browser che rappresenta la porta d’eccellenza per il Deep Web. Attraverso i bitcoin, valuta elettronica che permette transazioni quasi completamente anonime, su Silk Road si poteva acquistare ogni genere di merce illecita: droga, materiali pedo-pornografici, merce contraffatta e anche armi. Quella piattaforma, chiusa nell’ottobre 2013 dall’FBI che l’ha smantellata nel giro di un paio d’ore con un attacco di hacking cognitivo, è stata l’antesignana di quello che oggi viene comunemente definito Deep Web.

Di Deep Web, DarkNet e DarkWeb si è parlato qualche giorno fa nell’Aula Magna dell’ex Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Cagliari nel primo di una serie di tre incontri organizzati dall’Università di Cagliari e dall’Elsa (The European Law Students Association) per parlare dei cosiddetti computer crimes, argomento assolutamente indispensabile nel bagaglio di informazioni di un giurista 2.0.

All’incontro – moderato da Gianmarco Gometz, docente di Filosofia del Diritto e Informatica giuridica all’Università di Cagliari – hanno partecipato i relatori Andrea Rossetti, docente di Filosofia del Diritto e Informatica giuridica all’Università di Milano – Bicocca e Massimo Farina, docente di Diritto dell’Informatica e delle Nuove Tecnologie all’Università di Cagliari.

Deep web e diritto all’anonimato

Deep web 2Se il Deep Web è la parte di Rete che non viene indicizzata dai motori di ricerca e dove gli onnipresenti spiders di Google non riescono ad accedere, la DarkNet (o DarkWeb) indica invece quella zona d’ombra del web dove è possibile accedere in pieno anonimato. Dove, ha spiegato il prof Gometz introducendo i lavori, “si rescinde il legame tra il soggetto fisico e le informazioni telematiche prodotte da quel soggetto”.

Qualche numero. Il 57% delle attività svolte nel Deep Web sono tendenzialmente illecite, ma il restante 43% è un’attività preziosissima svolta dai dissidenti per la tutela dei diritti civili in Paesi autoritari come la Cina e la Corea del Nord dove è fortissima la censura della Rete da parte dei Governi. Peraltro spesso attività illecite come il reclutamento dei terroristi islamici o l’adescamento dei ragazzini da parte dei pedofili più che nel Deep Web avviene prevalentemente nel web di superfice e nei social network.

[clickToTweet tweet=”DarkNet: il confine tra il diritto all’anonimato e la sicurezza della Rete” quote=”DarKNet: il confine tra il diritto all’anonimato e la sicurezza della Rete”]

Il motivo che ha originato il Deep Web è la libertà di espressione, la necessità di far circolare le idee laddove c’erano dei controlli autoritari”, ha spiegato il professor Andrea Rossetti. Nella sua relazione – intitolata Anonimato, anarchia libertà – Il mito del Deep Web – il docente ha fatto un interessante excursus dai primordi del lato oscuro di internet con il Russian Business Network (celebre organizzazione cybercriminale russa che si appropriava delle identità per rivenderle) a Silk Road il cui creatore Ross Ulbricht (alias Dread Pirate Roberts) è stato condannato all’ergastolo lo scorso maggio per associazione a delinquere, frode informatica, distribuzione di false identità, riciclaggio di denaro e traffico di droga. Passando dal sito WikiLeaks del giornalista Julian Assange e dal Datagate del programmatore Edward Snowden, talpa della NSA e della Cia, per arrivare all’hactivismo della rete Anonymous e alla sua lotta per la libertà sul web.

Insomma la domanda etica fondamentale, rivolta ai giuristi e ai rappresentanti della Polizia Postale presenti è stata questa: se l’anonimato è un diritto fondamentale come si deve conciliare con la sicurezza e la prevenzione delle attività illecite?

Qualche importante indizio sul diritto all’anonimato sul web è stato dato dal prof Massimo Farina con le sue riflessioni sul rapporto tra e-commerce e Deep Web: dal nuovo dominio .onion al contratto deep-telematico.

La piattaforma Tor – ha spiegato il docente – ha infatti rivoluzionato il classico modo di assegnare i domini sul web. Se un classico dominio (.it .org. o .com per fare alcuni esempi) deve essere necessariamente collegato a una autorità di registrazione che individua qual è il proprietario del sito (anche per risalire all’autore di eventuali reati), sulla piattaforma Tor, connotata graficamente appunto da una cipolla, il meccanismo è completamente opposto.

Il dominio .onion non è caratterizzato da un nome comprensibile come gli altri, ma da una serie alfanumerica. E soprattutto non viene assegnato da una autorità, ma viene attribuito dalla piattaforma in maniera univoca e casuale. Ogni nodo – ha spiegato il prof Farina – è contemporaneamente client e server.

Se da un lato questo fatto evita il fenomeno frequente dell’usurpazione dei nomi a dominio che spesso avviene nel web di superficie, dall’altro l’utilizzo del Deep Web nel pieno anonimato pone notevoli problemi di sicurezza. Visibili anche nell’e-commerce e nella stipula di contratti telematici. Se il contratto anonimo o stipulato sotto falso nome non rileva nei cosiddetti “contratti di massa”, pone notevoli problemi per i contratti dove è importante la persona del contraente.

Insomma privacy e anonimato, pur diventando valori fondamentali in un mondo sempre più telematico (ad esempio rendono possibili i dialoghi protetti e anonimi tra i giornalisti e le loro fonti con il sistema Globaleaks), devono essere ancora studiati a fondo per essere conciliati con l’esigenza di sicurezza, di tutela dei diritti economici e di prevenzione dei reati.

In ogni caso – come ha evidenziato il moderatore prof. Gianmarco Gometz – internet è uno strumento da utilizzare nelle dovute maniere sia che si tratti di deep web che di surface web: qualsiasi cosa postata in Rete, dal selfie con il fidanzato alla frase scritta con d’impeto su facebook, rimane per sempre. E a far la differenza siamo sempre noi.

Nel prossimo appuntamento, previsto per il 13 maggio, insieme al prof. Gometz ci sarà anche Giovanni Ziccardi, docente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano e autore del libro “L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete”. Si parlerà di Cyberbullismo e odio in rete. Il 10 giugno si parlerà invece di Privacy in Rete.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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