Notriv

Volete voi che sia abrogato l’ art. 6, comma 17, terzo periodo, del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’ art. 1 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”? E’ questo il quesito, come al solito complicatissimo, al quale gli italiani dovranno rispondere domenica prossima andando alle urne per il cosiddetto referendum NoTriv.

Al centro delle polemiche soprattutto per la presa di posizione di Matteo Renzi e più di recente dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che hanno chiesto agli italiani l’astensione, il referendum NoTriv si presta a molte strumentalizzazioni e incomprensioni. Soprattutto affronta un tema complesso che, più che con una consultazione popolare, sarebbe probabilmente stato affrontato in un modo migliore con un dibattito parlamentare supportato dall’ausilio dei tecnici.

Ma tant’è. Quando la buona politica latita, democrazia vuole che sia il popolo a decidere.

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E’ da dire che la vittoria del SI, auspicata dai NoTriv, al di là dei facili slogan propagandistici non eviterà in alcun modo nuove concessioni per lo sfruttamento degli idrocarburi nelle piattaforme off shore all’interno delle 12 miglia marine, perché queste sono già vietate dalla legge di Stabilità 2016. La vittoria dei notriv eviterà soltanto che le concessioni esistenti vadano avanti ad oltranza fino al totale sfruttamento dei giacimenti. Ma con quali conseguenze?

Il referendum NoTriv

notrivProposto da nove Regioni, il referendum mira ripristinare la regola che prevede un limite temporale all’estrazione del petrolio all’interno della fascia delle 12 miglia. Attualmente nei mari italiani entro le 12 miglia sono state date 44 concessioni, di cui una parte è inattiva. Le piattaforme presenti sono – i dati sono stati riportati nei giorni scorsi dal quotidiano Avvenire –  sono 79 (463 pozzi petroliferi) dislocate tra Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia. Nove concessioni (per 38 piattaforme) sono scadute o stanno per scadere, ma i concessionari hanno già chiesto una proroga, mentre altre 17 (41 piattaforme) scadranno tra il 2017 e il 2034.

La vittoria dei NoTriv comporterà dunque un’effettiva riduzione della presenza di trivelle all’interno delle 12 miglia del mare italiano, mentre la vittoria dei NO comporterà un aumento delle trivellazioni perché la legge, seppure vieti nuove concessioni, non impedisce che vengano fatte nuove perforazioni nell’ambito delle concessioni esistenti.

Ma cosa comporterà questa diminuzione?

I fautori del NO evidenziano che la cessazione delle concessioni porterà l’Italia a doversi approvvigionare di energia all’estero. I fautori del SI evidenziano viceversa che le conseguenze sul fronte della produzione energetica saranno quasi nulle, visto che dalle trivelle messe in discussione dal referendum arriverebbe soltanto lo 0,9 per cento del petrolio e meno del 3 per cento del metano utilizzato in Italia (una quantità di greggio che basterebbe per meno di due mesi).

La vittoria dei SI potrebbe comunque dare impulso a progetti più ecocompatibili: l’uso dei combustibili fossili è altamente impattante dal punto di vista ambientale e la recente conferenza internazionale sul clima di Parigi ha imposto alle nazioni europee rigidi parametri per limitare il riscaldamento globale. D’altronde la vittoria dei NoTriv sarebbe in sintonia con la spinta che si registra tra le nazioni del bacino Mediterraneo che tendono alla riduzione delle trivelle per prevenire le conseguenze in caso di incidente. La Croazia ha annunciato di recente una moratoria delle perforazioni e lo stesso sta succedendo in Francia.  La vittoria del SI comporterà in ogni caso una rilevante diminuzione del traffico di petroliere che solcano i mari per portare il petrolio alle grandi raffinerie come la Saras di Sarroch.

Quanto alle conseguenze sul piano economico un eventuale esito positivo del referendum NoTriv non dovrebbe comportare una grande perdita finanziaria per le casse pubbliche in quanto lo Stato, a quanto pare, incassa ben poco per le royalities del greggio. Nel 2015, riporta Avvenire, su 26 concessioni produttive, solo 5 di quelle a gas e 4 a petrolio hanno pagato le royalties. In soldoni lo scorso anno sono entrati nelle casse statali 352 milioni di euro dall’ insieme delle trivelle a terra e a mare e una minima parte di questo gettito è da ascrivere alle piattaforme messe in discussione dal referendum NoTriv.

Lo Stato italiano ottiene attualmente dalle trivellazioni tra i 3,59 ei 57,47 euro a chilometro quadrato per canoni per la prospezione, ricerca, coltivazione e stoccaggio. Le royalties ammontano al 10% per il gas e al 7% per il petrolio in mare, ma sono completamente esentate da queste imposizioni le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi standard di gas estratti in terra e i primi 80 milioni di metri cubi standard in mare.

Quanto all’occupazione i fautori del NO denunciano che la vittoria dei notriv metterebbe a rischio 10 mila posti di lavoro, mentre i NoTriv evidenziano che per sorvegliare in remoto le piattaforme bastano 70 persone.

A perdere nettamente dalla vittoria del SI sarebbero sicuramente le compagnie petrolifere che – alla scadenza del termine della licenza – avrebbero l’obbligo improrogabile di smantellare gli impianti petroliferi e ripristinare lo stato iniziale dei luoghi. Una spesa che pare ammonti a circa 800 milioni di euro.

Difficilmente il Parlamento non avrebbe mai modificato una legge per andare contro gli interessi delle lobby del petrolio. Se domenica si raggiungerà il quorum lo faranno gli italiani. E a caro prezzo perchè, sia ben chiaro, il referendum costerà alle casse pubbliche circa 360 milioni di euro.

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Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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