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Alternanza scuola lavoro: referendum contro gli abusi

Eliminare una precisa quantificazione del monte ore che, nel triennio, gli studenti devono obbligatoriamento dedicare all’alternanza scuola lavoro (200 ore per i licei e 400 per gli istituti tecnici e professionali) e finalizzare l’alternanza all’effettivo orientamento ed eventuale inserimento degli studenti nel mercato del lavoro evitando qualsiasi forma di sfruttamento. Con questi obiettivi lo scorso weekend è iniziata in centinaia di  piazze italiane la raccolta delle firme per i referendum – promossi tra gli altri dalla Flc Cgil – relativi all’abrogazione di alcune norme sulla alternanza scuola lavoro presenti nel comma 33 della legge 107/15. La consultazione referendaria avrà la finalità di riportare la formazione degli studenti al centro dell’alternanza, dando alle scuole (e non alle imprese!!!) la competenza di decidere tempi e modi della realizzazone dei percorsi formativi.

L’obbligatorietà della alternanza

La legge 107 rende obbligatoria nell’ultimo triennio di tutte le scuole secondarie di II grado l’alternanza scuola lavoro prevista dal decreto legislativo 77/05 attraverso tre direttive:

  • la quantificazione del monte ore minimo nel triennio
  • lo stanziamento di risorse finanziarie stabili (100 milioni di euro annui a decorrere dal 2016) rientranti nelle spese di funzionamento ordinario delle scuole (comma 39)
  • la programmazione delle attività nel Piano triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), collegata, anche, alla richiesta dell’organico dell’autonomia del personale docente.

Il primo quesito referendario interviene solo sulla prima di queste tre direttive in quanto – sostiene la Cgil – la quantificazione delle ore rappresenta un’autentica forzatura.

La legge – evidenzia il sindacato – non fornisce alcuna giustificazione scientifica, pedagogica, didattica del monte ore individuato. In secondo luogo interferisce sull’autonomia didattica e organizzativa delle scuole (che hanno la competenza di progettare i percorsi formativi dei propri studenti). E soprattutto nasconde il rischio che per coprire il numero di ore individuato dalla legge, si utilizzino gli studenti come vera e propria manodopera gratuita.

[clickToTweet tweet=”Gli studenti non devono essere utilizzati dalle imprese come manodopera gratuita!” quote=”Gli studenti non devono essere utilizzati dalle imprese come manodopera gratuita!”]

Per i referendari – dunque – le scuole, pur avendo l’obbligo di prevedere e progettare percorsi di alternanza nell’ambito delle attività curriculari degli studenti, devono essere libere di individuarne tempi e modi di realizzazione.

La finalità della alternanza

Il referendum – spiega la Cgil – conta di incidere sulla finalità ultima dell’alternanza che, stando alla legge 107/15 ha l’obiettivo di incrementare le opportunità di lavoro degli studenti.

“L’orizzonte culturale e valoriale in cui si muove la 107/15 è chiaro – sostiene la Flc Cgil -: la centralità non è del ragazzo in formazione, ma dell’impresa”. In pratica, l’alternanza rischia di piegare la crescita personale e culturale dei ragazzi alle necessità del sistema economico italiano di incrementare la propria competitività.

AlternanzaQuesta impostazione che continua a considerare l’alternanza scuola-lavoro come uno strumento del “mercato del lavoro” si presta però, se non monitorata adeguatamente dalle scuole e dalle famiglie, ad abusi inaccettabili che devono essere combattuti, anche dalle organizzazioni imprenditoriali.

Noi crediamo – conclude la Cgil – a un modello alternativo nel quale la centralità sia data ai ragazzi in formazione, con i loro bisogni, le loro ansie e aspirazioni. L’alternanza in questo contesto, può essere uno strumento straordinario per sviluppare nei ragazzi le capacità di conoscenza, comprensione, interpretazione e di cambiamento della realtà, a partire anche dai contesti lavorativi. Tutto ciò potrebbe contribuire a rinnovare metodi di lavoro e modalità organizzative delle scuole secondarie di secondo grado”.

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