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Quando muore la ragione (Daniele Maoddi)

Quando muore la ragione

Le parole inascoltate di Oriana Fallaci e Benedetto XVI

di Daniele Maoddi

L’ennesimo duro colpo inferto all’Europa dal terrorismo islamico con l’attentato di Bruxelles ci lascia di nuovo attoniti e senza parole. La politica europea non riesce ad assumere decisioni rigorose nei confronti dei seminatori di morte.

L’impressione è che le uniche risposte che i governi europei riescono ad assumere dinnanzi a fatti tragici e dolorosi come quelli di Bruxelles siano legate alle restrizioni delle libertà personali. Libertà di viaggiare, libertà di comunicare, libertà di vivere.

La politica europea manca di coraggio laddove evita persino di parlare di chiusura delle frontiere, di cancellare Schengen, evita di affrontare in maniera ferma e rigorosa il drammatico problema dell’immigrazione clandestina. E’ innegabile l’odierna triste realtà che vede la vecchia Europa, dopo aver rinunciato alle sue radici giudaiche e cristiane, allevare nel proprio ventre le serpi del male, i germi dell’Islam più estremo, il male che rischia di devastarla definitivamente.

Eppure negli ultimi decenni ci sono state alcune personalità molto autorevoli che hanno previsto in tempi non sospetti quanto sarebbe accaduto. Due su tutti: la scrittrice Oriana Fallaci e il papa emerito Benedetto XVI. Due personalità molto diverse e spesso accostate in maniera forzata, due grandi voci che, pur partendo da punti di vista differenti (atea la prima, saldo uomo di fede e di Chiesa il secondo), riuscivano ad incontrarsi nell’unico punto di incontro possibile: la ragione. Anche nei confronti del difficile rapporto con l’Islam.

La morte della ragione

oriana fallaci ragioneLe parole della scrittrice italiana risuonano come una vera profezia oggi, in un’Europa seppur condizionata e paralizzata dalla paura: “Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente cioè d’apparire razzisti, non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Guerra Santa, che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà”.

Il discorso pronunciato dal Papa Benedetto XVI il 12 settembre 2006 presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera oggi appare come una pietra miliare nella storia più recente dell’Europa. Dalla sua terra natale, la Germania, cuore del vecchio continente, Joseph Ratzinger con la sua consueta mitezza d’animo scandì parole forti che risuonarono in tutto il mondo avvertendo l’umanità che “è necessario e ragionevole interrogarsi su Dio per mezzo della ragione” e questo anche per quanto riguarda il dialogo interreligioso con l’Islam.

Fu male interpretato e accusato da più parti, non solo del mondo islamico, di essere un fautore della persecuzione dei musulmani, mentre in realtà suggeriva l’unico terreno possibile di incontro con l’Islam: il terreno della ragione in antitesi a quello della violenza.

Oggi, dopo dieci anni, le sue parole appaiono di una tale chiarezza da illuminare un mondo rimasto attonito dinnanzi alla nuova e irrazionale strage perpetrata da una delle frange più violente dell’Islam più estremo. Il mondo si interroga su quanto accaduto a Bruxelles e si accorge che dove c’è un totale disprezzo per la ragione non ci può essere alcun dialogo possibile.

Perché nelle stragi islamiche non c’è ragione ma solo violenza. E allora ecco il Ratzinger di Ratisbona di nuovo attuale nelle sue parole inneggianti al dialogo e alla ragione:”La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima. Dio non si compiace del sangue. La fede è frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia“.

Un magistrale invito e richiamo alla ragione, nei rapporti tra religioni e culture differenti, quello che Benedetto XVI fece a Ratisbona, un appello che allora fu ridicolizzato e condannato con violenza ma che oggi appare come un faro di luce in un’ Europa che ha spezzato le proprie radici e che oggi risulta debole e indifesa dinnanzi al suo cuore colpito a morte da chi, nel nome di dio, pretende di imporre il proprio credo religioso. Bruxelles e i suoi morti, e prima ancora Madrid e Parigi, sono il risultato della morte della ragione.

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