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Contratto giornalisti: più attenzione per i freelance

Innovazione contrattuale, allargamento dell’occupazione, retribuzioni, diritti sindacali”. E’ il titolo del tavolo di discussione tenuto il mese scorso nell’ambito dell’incontro nazionale sul rinnovo del Contratto collettivo di lavoro promosso dall’Associazione Stampa Romana.  Alla sessione plenaria dell’incontro – che si è tenuto nella Sala della Protomoteca del Campidoglio – sono intervenuti il Segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, il Presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, e colleghi di varie regioni.

Il tavolo di discussione – coordinato da Paolo Barbieri (Vicesegretario dell’Associazione Stampa Romana) e Claudio Silvestri (Segretario del Sindacato unitario giornalisti della Campania) – ha prodotto il seguente documento reso noto da Giornalisti freelance, la rete nazionale d’informazione, aggregazione e confronto per freelance.

Legge 150 contratto
Il documento sul nuovo contratto giornalisti

INNOVAZIONE CONTRATTUALE, ALLARGAMENTO DELL’OCCUPAZIONE, RETRIBUZIONI, DIRITTI SINDACALI
Coordinatori: Paolo Barbieri – Claudio Silvestri

Il dibattito si è svolto su due direttrici principali di ragionamento. Da un lato la diffusa consapevolezza che il contratto nazionale Fieg-Fnsi è obsoleto e tiene fuori sempre più colleghi, che siano impiegati nelle testate tradizionali, in quelle digitali, nelle redazioni, negli uffici stampa pubblici e privati o nella comunicazione via social network. Dall’altro la preoccupazione che nella lunga crisi che stiamo vivendo in tutti i settori dell’informazione professionale – e di fronte alle grandi trasformazioni dell’era digitale – una spinta all’innovazione contrattuale venga colta dalla controparte solo come occasione per travolgere definitivamente il salario e i diritti contrattuali dei giornalisti: non si può allargare la base occupazionale tagliando diritti e retribuzioni in cambio di vaghe promesse.

Questo significa che qualunque trattativa non può cominciare da zero ma deve partire dalla necessità di difendere il contratto e i suoi istituti e verificare le strade per una sua applicazione effettiva: alle migliaia di parasubordinati, buona parte dei quali sono redattori effettivi non regolarmente contrattualizzati; ai precari del semisommerso mondo del web; alle nuove figure professionali che già sono a libro paga degli editori ma troppo spesso vengono sottratte dalle aziende alla catena di comando redazionale (e alle garanzie deontologiche e contrattuali dei giornalisti) e confinate nel limbo del marketing o della “comunicazione”. Non ipotetici nuovi posti di lavoro, non illusorie scorciatoie con sconti contributivi che, come dimostra la storia recente, producono effetti sempre marginali rispetto alla vastità e alla profondità della crisi: ma più regole per il lavoro che c’è. Nel corso della discussione c’è chi ha ipotizzato dei contratti di comparto, per rendere lo strumento più aderente alla realtà frammentata della professione. Ma per andare verso un allargamento della base occupazionale e contributiva regolare è emersa la necessità di una definizione contrattuale più chiara del lavoro dei giornalisti che ricomprenda anche le mansioni “nuove” emerse negli ultimi anni: un vero e proprio progetto del nuovo lavoro redazionale adeguato ai cambiamenti dell’era digitale, non per assumere la filosofia degli editori fondata sulla cancellazione dei diritti e della professionalità ma per sfidarli sul terreno della capacità di leggere la realtà e immaginare un futuro dell’informazione che sia capace di sviluppare un mercato.

Largamente condiviso è stato l’allarme per la insufficiente attività dei controlli ispettivi dell’Inpgi, nei service, nelle redazioni, negli uffici stampa: le ispezioni possono rappresentare un rischio per alcune situazioni fragili ma un mercato senza controlli favorisce l’evasione contrattuale e contributiva e in generale una concorrenza sleale nei confronti delle aziende in regola, che indebolisce quindi la contrattazione collettiva. E alimenta una corsa al ribasso anche nella qualità e nella credibilità dell’informazione che si produce. Quanto ai controlli, una delle riflessioni fatte dai colleghi che hanno preso parte al gruppo di lavoro è che servirebbero norme per attribuire al sindacato (dai cdr alle organizzazioni territoriali) poteri di controllo più efficaci sul rispetto delle regole e delle leggi.

Ugualmente corale è stata la preoccupazione per l’eccessivo utilizzo del lavoro straordinario e festivo, che, in una fase di contrazione come quella che viviamo, da un lato danneggia l’occupazione, dall’altro in alcuni casi rappresenta l’occasione per ulteriori abusi: è stato fatto l’esempio di importanti testate on line che arrivano a forfettizzare il lavoro domenicale – di tutte le domeniche – con la semplice erogazione di 300 euro l’anno.

Infine, sono state avanzate – come ipotesi di lavoro – diverse proposte come la rimodulazione degli scatti (non per fare un nuovo sconto agli editori, ma per renderli più frequenti o costosi nella parte iniziale e centrale dell’anzianità di servizio, meno frequenti e onerosi verso la fine, in modo da ridurre la tendenza all’espulsione o rottamazione dei colleghi più esperti o anziani) o la definizione di nuove mansioni, come il redattore web, che potrebbero andare nella direzione di un aggiornamento del contratto adeguato ai tempi. Ma anche l´inserimento di nuovi diritti, legati all´era digitale, come quello ad “essere disconnessi”: il rischio per la salute e il rendimento dei lavoratori è quello di non riuscire a staccare mai, ed è necessario un elemento di salvaguardia. Tra i pochi elementi positivi della riforma del lavoro, c´è quello delle ferie solidali (articolo 24 decreto 151/2015) che possono essere inserite nell’articolato con una spinta migliorativa e più ampia.

Infine, nel quadro dell’esigenza di una trattativa “triangolare”, è fondamentale spingere sulla proposta di prevedere una tassazione (anche una tassa di scopo) per piattaforme come Facebook e Google, che possa contribuire al finanziamento dei fondi per l’editoria. In conclusione, per un reale allargamento del popolo del contratto si deve cercare con maggiore convinzione una sponda politica, e costruire una vera e propria vertenza a difesa dell’informazione. Se non si costruisce una battaglia politica credibile, gli editori torneranno ad aggredire il contratto, una volta ottenuto ciò che cercano dalla riforma dell’editoria e dal rifinanziamento del sistema dell’editoria e del welfare dei giornalisti.

Per quanto riguarda lo scenario del confronto contrattuale, andrebbe meglio compreso a cosa realmente puntano gli editori, se vogliono o non vogliono rinnovare il contratto. Il gruppo di lavoro ha preso atto dell’annuncio fatto dal segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, sul rinvio degli effetti della disdetta e sul rallentamento della trattativa contrattuale in attesa dell’esito della riforma dell’editoria. Ma resta l’interrogativo sulla reale volontà politica della Fieg.

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