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Siria: nel nome della fede cristiana

Ci dicono: perché non ve ne andate? Ma noi non siamo ospiti. La Siria è la nostra casa e non permetteremo a nessuno di mandarci via”. A parlare è Firas Lutfi, frate francescano che vive ad Aleppo, in una delle tre missioni che i francescani hanno fondato nei territori siriani e iracheni devastati da una guerra feroce e complicata che ha terribili ripercussioni nell’Occidente “civilizzato”. Anche in quell’Europa imbolsita e pigra che sembra ricordarsi del conflitto siriano solo quando il terrore bussa più vicino alle proprie case.

Padre Firas ha dato la sua testimonianza a Cagliari, durante la presentazione del libro Contro la CroceIl martirio dei cristiani in Medio Oriente, scritto dall’ex ministro della Difesa e senatore Mario Mauro (insieme al consigliere comunale di Milano Matteo Forte), che si è tenuta nei giorni scorsi alla pontificia Facoltà Teologica. Insieme a loro il senatore Gaetano Quagliariello e l’ex assessore regionale Giorgio La Spisa.

La Siria ieri ed oggi

siria lofti ferasGiusto per non dimenticare com’era la Siria prima del conflitto e come invece è ridotta oggi, padre Firas ha fatto proiettare un toccante documentario fotografico. La sequenza delle immagini ha raccontato un Paese che fino a quindici anni fa era un crogiolo di razze e religioni, arricchito dalle grandi vestigia della civiltà romana. Ma ha raccontato anche la Siria devastata di oggi: palazzi sventrati dalle bombe, cadaveri di uomini, donne e bambini. Uomini messi in croce, luoghi di culto rasi al suolo, icone sacre distrutte e crocifissi bruciati. Una catastrofe umanitaria determinata da cause diverse: economiche, politiche e ovviamente religiose.

La guerra in Siria, spacciata per una guerra civile, non è soltanto la protesta del popolo siriano contro il regime di Bashar al-Assad. E’ viceversa un conflitto in cui si intrecciano diversi interessi politici ed economici, reso ancora più feroce dalla discesa in campo dell’integralismo jhaidista dell’Isis, che ha scelto quei territori pregni di storia e di bellezza per fondare il Califfato Islamico e dare anche una connotazione territoriale alla sua crociata anti occidentale.

E’ vero che i musulmani non sono tutti terroristi – ha spiegato padre Firas – ma è anche vero che i terroristi dell’Isis sono tutti musulmani che interpretano a modo loro l’Islam e le sure del Corano che inneggiano all’assassinio degli infedeli”. E sebbene il conflitto che dalla Siria si sta propagando a tutto l’Occidente non possa essere ovviamente liquidato come una guerra di religione, la presenza in Siria di tanti cristiani pronti a sacrificare la loro vita fino al martirio per la fede ha un significato profondo.

Milioni di persone sono scappati da queste terre lasciando dietro di sé tutti i loro averi, centinaia di migliaia di siriani sono stati ammazzati negli attentati e nelle carneficine quasi quotidiane, mentre circa un milione e mezzo continuano a resistere. Qui – ha spiegato padre Firas – la presenza dei cristiani è vista come un enorme pericolo, sia dagli integralisti islamici sia da chi questa guerra la vuole per i suoi interessi economici e politici.

Contro la Croce: il martirio dei cristiani

siria lofti ferasIn Medio Oriente non è in atto uno scontro di civiltà, quanto piuttosto una guerra interna all’Islam per la supremazia politica sulla regione mediorientale”, ha spiegato l’ex ministro Mauro: “le minoranze cristiane, che vivono lì da duemila anni, con le pratiche di vita che le identificano e le opere sociali, caritatevoli ed educative che le contraddistinguono, rappresentano un intralcio per ogni progetto egemonico e totalitario”.

Per sintetizzare il senso di quanto sta avvenendo in Siria l’ex ministro ha raccontato un drammatico episodio del 2005. La mattina del 29 ottobre 2005 in Indonesia, il più grande paese musulmano con 200 mila abitanti, tre ragazzine adolescenti stavano andando a scuola. Erano cristiane e frequentavano una scuola gestita dalle suore cattoliche, ma vennero trucidate e decapitate davanti alla scuola da un gruppetto di ragazzi musulmani perchè si rifiutarono di abiurare la loro fede. I loro corpi furono crudelmente mutilati, ma al momento di ricomporli il padre di una di loro chiese che le tre ragazze venissero seppellite insieme: il loro nome – disse – è quello della loro fede.

Anche il nome delle migliaia di cristiani trucidati in Siria e in Iraq è quello la loro fede“, ha spiegato Mauro che da parlamentare europeo ha promosso due risoluzioni con le quali Bruxelles ha riconosciuto per la prima volta la persecuzione dei cristiani nel mondo.

Contro la croceIl libro Contro la Croce – Il martirio dei cristiani in Medio Oriente cerca dunque di analizzare il complesso conflitto in Siria evidenziando l’importante missione svolta dai cristiani perseguitati. Tratta delle connessioni tra l’ideologia baathista mata nel 1947 e l’attuale ideologia jihadista. Ma anche del coinvolgimento, in questo conflitto dove pare che tutti combattano contro tutti, di potenze regionali come la Turchia, il Qatar, l’Arabia Saudita ed Israele, oltre che delle superpotenze Russia e America.

In questo miscuglio di interessi variegati – è emerso – i cristiani sono gli attori più scomodi e per questo vengono perseguitati. “Il Cristianesimo – ha detto Mauro – è qualcosa di alto: è l’unica speranza di libertà perché rappresenta la possibile convivenza di tutti i popoli di quel territorio. Per questo, come cristiani, non dobbiamo dimenticare il destino di queste persone ed esserne partecipi: senza di loro siamo sbandati e forse i veri profughi siamo noi”.

Eppure, ha spiegato il senatore Gaetano Quagliariello, i potenti della terra e in genere il mondo occidentale, hanno la tentazione di mettere la polvere sotto il tappeto e di ricordarsi di quanto avviene in Siria e in altre parti del mondo solo quando il terrore si avvicina troppo alla nostra vita quotidiana, come è avvenuto lo scorso novembre a Parigi.

C’è una assenza irresponsabile dell’Europa e degli Usa in questo conflitto”, ha detto Quagliariello: “dopo aver tentato di esportare la democrazia ci si è ritirati lasciando i territori in balìa di se stessi per perseguire altri interessi“.

Secondo Quagliariello la radice degli attentati dell’11 settembre, che quindici anni fa hanno dato il via a quella che Papa Francesco ha più volte definito Terza Guerra Mondiale, è stata determinata dall’alleanza anti occidentale tra l’Islam baathista e l’Islam fondamentalista dopo l’invasione dell’Afganistan da parte di una Unione sovietica morente. “Se Al-Qaeda aveva scelto una guerra asimmetrica per destabilizzare il quadro geopolitico internazionale – ha detto Quagliariello – ora l’Isis aggiunge un elemento territoriale con la creazione di un vero e proprio Stato”.

Ecco che l’impostazione cristiana, che mette al centro la persona, è una importante chiave di lettura per una possibile soluzione di questo e dei tanti conflitti sparsi per il mondo: i cristiani possono dare un contributo essenziale per favorire la stabilizzazione, comporre le differenze e lavorare per la pace.

Ed è proprio per questo che i cristiani vengono perseguitati e discriminati. Il Rapporto annuale sulla libertà religiosa pubblicato da Aiuto alla Chiesa che soffre dice che le persecuzioni anticristiane sono aumentate in 17 Paesi del mondo su 22 analizzati. Mentre secondo gli analisti nel mondo circa 200 milioni di cristiani sono oggetto di discriminazione per la loro fede. Dal 2010 la sola Chiesa cattolica ha contato 86 nuovi martiri: un vescovo 65, sacerdoti, 8 religiosi, 2 seminaristi e 10 laici trucidati per la loro fede.

Eppure, nonostante le discriminazioni e le persecuzioni, il mondo cristiano ha una funzione fondamentale nella storia.

La parola magica è il perdono”, ha spiegato padre Firas Lutfi chiudendo l’incontro cagliaritano. “I cristiani sia cattolici che ortodossi hanno in Siria un grande impegno per l’unità. In un Medio Oriente in cui vige la legge dell’ “occhio per occhio dente per dente” il Cristianesimo può dare una possibilità nuova alla storia: come ha detto il Papa, oggi non bisogna più costruire muri, ma abbatterli”.

Perdono, dunque. Ma se la Chiesa cattolica è riuscita a fare mea culpa dei propri errori e a riconciliarsi con il passato, questo non si può dire ad esempio della Turchia, che continua a non ammettere lo sterminio di un milione di cristiani armeni. Ancora meno ci si può aspettare da quell’integralismo islamico che strumentalizza i versetti del Corano che prescrivono ai musulmani di ammazzare gli infedeli.

Proprio per questo in quei territori devastati, dove dalla Sardegna sta per partire a giorni l’ennesima missione della Brigata Sassari, il Cristianesimo è forse davvero l’unica speranza residua per la costruzione della pace e di una convivenza civile tra le diverse religioni: cristiana, ebraica e musulmana. “Per questo – ha ribadito padre Lutfi – anche se ce lo chiedono in tanti non siamo disposti a lasciare il Medio Oriente. Dobbiamo rimanere lì”.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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