Comunicazione: la sfida di Papa Bergoglio

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Ogni giorno vengono spediti nel mondo 300 miliardi di e-mail, 25 miliardi di sms e 500 milioni di foto. Tutta l’informazione generata dall’umanità fino al 2013 – afferma un responsabile di Google – potrebbe essere riprodotta nell’arco di sole 48 ore. Il web, con i suoi ritmi impressionanti e la sua facilità di accesso, ha cambiato radicalmente le nostre modalità di comunicazione. Ma è sempre più forte il pericolo che il mondo virtuale non sia un prolungamento della nostra vita e un arricchimento delle nostre relazioni, ma un vero e proprio sdoppiamento, una vita immaginaria e parallela che provoca isolamento e infelicità.

L’emblematico video di You Tube che si riporta in questo articolo è stato proiettato la settimana scorsa a Cagliari durante un incontro con il giornalista gesuita Padre Francesco Occhetta che si è tenuto alla Pontificia Facoltà Teologica.

Giornalista professionista, scrittore de La Civiltà Cattolica e consulente ecclesiastico dell’Ucsi, l’unione dei giornalisti cattolici italiani, padre Occhetta ha illustrato il messaggio di Papa Francesco per la 50a Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali che dovrebbe tenersi il prossimo maggio. Un messaggio indirizzato a tutti, non soltanto agli operatori della comunicazione, pubblicato non a caso lo scorso 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e grande innovatore, nel 500, dei metodi di comunicazione.

E-mail, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane”, scrive Papa Francesco che descrive il web come “una piazza, un luogo di incontro, dove si può accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale”.

Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno – prosegue Bergoglio – ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione. Le reti sociali sono capaci di favorire le relazioni e di promuovere il bene della società ma possono anche condurre ad un’ulteriore polarizzazione e divisione tra le persone e i gruppi”.

Ecco perché, ha spiegato Padre Occhetta, la grande sfida lanciata dal Papa Francesco ai comunicatori di questo tempo è quella di saper comunicare con misericordia.

La comunicazione ai tempi dei social

Angelus insegnanti sardiSiamo chiamati a comunicare da figli di Dio con tutti, senza esclusione”, si legge nell’incipit del messaggio di Papa Bergoglio, secondo cui le parole e i gesti diventano strumenti preziosissimi per superare le incomprensioni, gettare ponti, sanare relazioni lacerate e riportare la pace e l’armonia tra le famiglie e nelle comunità.

Il Papa – ha evidenziato Padre Occhetta – si appella soprattutto ai rappresentanti delle istituzioni chiedendogli di farsi ispirare sempre dalla misericordia. Ovvero di garantire a tutti la libertà di pensiero e di includere anche chi ha sbagliato. Anche la Chiesa, d’altronde – ha detto Padre Occhetta – deve saper comunicare senza prevaricare.

Ci vuole molto coraggio – dice il Papa nel messaggio – per orientare le persone verso processi di riconciliazione ed è proprio tale audacia positiva e creativa che offre vere soluzioni ad antichi conflitti e l’opportunità di realizzare una pace duratura”.

Condivisione, ascolto e accoglienza

Padre Occhetta comunicazione socialeLa comunicazione, d’altronde, implica condivisione, ascolto e accoglienza. Ma per essere efficace – ha aggiunto il giornalista gesuita – implica anche il silenzio e l’interiorizzazione: è infatti la dimensione interiore che dà maggior forza alle parole. Un invito alla responsabilità, questo, che vale anche con riferimento alla comunicazione digitale che, secondo Padre Occhetta “per avere un futuro deve mettersi sempre più al servizio del bene comune”.

Lo schermo della tastiera, soprattutto quando dà la possibilità di camuffarsi dietro nickname fasulli, disinibisce infatti le persone che utilizzano il web. Ma la Rete – ha detto il gesuita – non deve essere utilizzata con leggerezza: bisogna sapersi governare e saperla governare con responsabilità. Anche perchè la condivisione gratuita di contenuti positivi è uno strumento molto efficace in grado di unire le persone e creare quella che Papa Francesco chiama “prossimità”.

La Rete – ha spiegato Padre Occhetta – deve essere abitata con maturità ed essere utilizzata (lo richiamava Papa Ratzinger nel messaggio del 2013, ndr) per mettersi in relazione anche con chi la pensa diversamente da noi. Offrire contenuti gratis dà un ritorno in termini di relazione e proposta perché consente a tante persone di ampliare i propri orizzonti”.

Nell’oceano del web il giornalista si deve allora distinguere per la sua capacità di interpretare i fatti e saperli contestualizzare. In altre parole deve essere la memoria storica degli eventi. Perché, come sostiene il guru del giornalismo americano Jeff Jarvis, oggi le notizie hanno un valore economico sempre minore, ma assumono una grande importanza se riescono a “combattere la solitudine” di chi, in un mondo che va sempre di fretta, non ha neppure più il tempo di informarsi. D’altronde, scrive Papa Francesco, “anche in rete si costruisce una vera cittadinanza”.

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