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Misna: ultimo appello di padre Albanese

La Misna (Missionary International Service News Agency), l’agenzia di informazione fondata nel 1997 da padre Giulio Albanese ha chiuso i battenti lo scorso 31 dicembre. È lo stesso missionario combiniano a fare un ultimo appello in un’intervista appena pubblicata da La Stampa in cui descrive la chiusura dell’agenzia come una “scelta fuori dal tempo e dalla storia”, in totale contraddizione con il Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco proprio per “dare voce a chi non ha voce e raccontare le periferie del mondo“.

La storia della Misna

giornalismo missionarioDare voce alle periferie del mondo grazie alle notizie raccolte da una rete di informatori missionari è stata la funzione che la Misna ha svolto in questi anni. L’idea – si legge nell’intervista dell’inviato della Stampa a New York Paolo Mastrolilli – è nata quando, negli anni Novanta, padre Giulio Albanese ha frequentato ad Atlanta uno stage professionale alla Cnn.

Le notizie di prima mano che il sacerdote-giornalista riusciva ad ottenere dai suoi contatti con i missionari di stanza nelle zone più calde del mondo avevano infatti incuriosito i suoi colleghi della Cnn. E sono stati proprio i colleghi della Cnn a far venire al sacerdote l’idea di creare, grazie a quei contatti così preziosi, un’agenzia di informazione internazionale.

Per creare la Misna, il cui primo lancio è uscito il 2 dicembre 1997, sono serviti un computer, un telefono dotato di due linee, due traduttori e l’aiuto finanziario degli istituti missionari (30 milioni di vecchie lire). Per sette anni padre Albanese è riuscito a coprire l’80% delle spese vive dell’agenzia fino a creare un’organizzazione con un bilancio da 600 mila euro che nel 2004 ha anche assunto 12 giornalisti professionisti.

La Misna, formata soprattutto da una rete di informatori missionari non giornalisti (ma opportunamente istruiti alle tecniche giornalistiche), è riuscita a raccontare puntualmente quanto avveniva nel continente africano: i massacri avvenuti nel 1998 nell’ ex Zaire, la guerra civile in Guinea Bissau e in Sierra Leone e i tanti sequestri dei missionari in Africa. Riuscendo – sottolinea padre Albanese – a far sempre venire a galla anche le verità più scomode e a proteggere i più deboli.

Eppure un progetto giornalistico di caratura internazionale come la Misna non poteva andare avanti con il volontariato, anche perché nel frattempo i missionari sono diventati anziani. Nel 2002 54 congregazioni missionarie hanno partecipato agli Stati generali della Misna, ma soltanto quattro di esse hanno continuato a sostenere i costi dell’agenzia. Gli editori di riferimento erano infatti le direzioni generali degli Istituti missionari Consolata, Comboniani, Saveriani e PIME. Nonostante ciò, come detto, la Misna, consapevole del fatto che il buon giornalismo ha bisogno di investimenti e di una gestione professionale, è riuscita ad assumere nel 2004 12 giornalisti professionisti.

Fino all’epilogo finale avvenuto lo scorso 31 dicembre. La chiusura – spiega padre Albanese – è stata decisa nonostante la Cei, rendendosi conto dell’importanza del servizio offerto dalla Misna, abbia proposto ai quattro editori di riferimento di coprire il bilancio per due anni, di fornire un service composto da Avvenire, TV2000, Radio in Blu e Sir e di offrire una persona per gestire la raccolta dei fondi. Eppure la proposta di ripartenza della Misna non è stata inspiegabilmente accettata.

Manca la visione dell’ importanza strategica dell’ informazione da parte della direzione degli istituti – conclude demoralizzato Albanese nell’intervista alla Stampa -. Il mondo missionario ha fatto e continua a fare molto bene, ma sta invecchiando. Così è stato innescato questo meccanismo di eutanasia. Io però spero ancora che in qualche modo sia possibile resuscitare la Misna”.

Nei mesi scorsi padre Giulio Albanese aveva lanciato insieme al direttore di Città Nuova Michele Zanzucchi un accorato appello all’unità della stampa cattolica italiana chiedendo, finora senza alcun esito, in una lettera aperta pubblicata sul quotidiano della Cei Avvenire la convocazione degli Stati generali dell’editoria cattolica.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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