Indifferenza

Cinquemila persone venute da tutta la Sardegna hanno partecipato alla XXIX edizione della Marcia della Pace che si è tenuta ieri a Carbonia. Tante bandiere, prevalentemente color arcobaleno, e un motto di poche parole, quello scelto da Papa Francesco per la quarantanovesima Giornata mondiale della pace (“Vinci l’ indifferenza e conquista la pace”) per questa marcia che ha preso avvio nel primo pomeriggio dalla grande miniera di Serbariu, luogo simbolo di un territorio offeso come il Sulcis Iglesiente.

In marcia contro l’indifferenza

indifferenzaLavoro, Ambiente, Povertà. Sono queste, insieme allo slogan “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”, le parole che hanno caratterizzato la marcia di Carbonia, promossa anche quest’anno dalla Diocesi di Ales-Terralba e dalla Delegazione Caritas Sardegna ma che per la prima volta ha avuto un respiro regionale.

Proprio la lotta all’ indifferenza è stata al centro dell’intervento conclusivo di Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, il vescovo operaio, arcivescovo metropolita di Campobasso e a lungo vescovo di Locri, dove è stato più volte minacciato dalla ‘ndrangheta perché il suo impegno pastorale era finalizzato ad offrire lavoro e opportunità ai giovani per strapparli alla malavita organizzata.

«A Locri in 25 anni di ministero ho imparato che se un popolo ha coraggio, se un popolo impara a dire una parola positiva e toglierne un’altra meno positiva, si può affrontare il futuro», ha detto monsignor Bregantini dopo aver ascoltato la storia della Grande Miniera di Serbariu da dove è partita la marcia. Una delle parole da bandire dal vocabolario è il termine “ormai” che – lo ha spesso ricordato Papa Francesco – è il sinonimo di totale mancanza di speranza nel futuro.

«Provengo dalla Val di Non dove il lavoro della terra ha prodotto una mela famosa in tutto il mondo perché quella gente ha saputo valorizzare quanto produceva. Per questo credo che anche le bellezze della Sardegna possano essere valorizzate, vissute per creare occasioni di lavoro e di benessere», ha spiegato monsignor Bregantini. «Bisogna riconoscere tutti i segni dell’ indifferenza, quella che lascia Dio fuori da ogni cosa, divide la società e accentua il razzismo. Quella che consente ai responsabili delle industrie pericolose di non informare le persone sui danni fisici che possono provocare. Ma – ha aggiunto – esistono anche una indifferenza religiosa, una comunitaria e una ambientale che, pur facendoci riconoscere le nostre bellezze, ci impediscono comunque di fare progetti per sviluppare e trasformare i doni di Dio per creare benessere e lavoro».

«Bisogna passare dall’ indifferenza alla speranza per questo territorio e per tutta la Sardegna», ha aggiunto don Angelo Pittau, promotore e ideatore della Marcia, auspicando che «da Carbonia e da tutta la gente che ha accolto il nostro appello possa nascere una speranza di riscatto sociale, economico e occupazionale per la nostra isola».

Il corteo era stato aperto dallo striscione del comitato promotore tenuto dai giovani del Sulcis, seguito dalle numerose autorità presenti fra cui i vescovi di Cagliari, Arrigo Miglio, Paolo Zedda di Iglesias, Giovanni Dettori di Ales-Terralba che ha fatto la preghiera introduttiva e il sindaco di Carbonia, Giuseppe Casti.

Nella mattinata oltre 500 ragazzi, giovani e adolescenti dell’associazionismo cattolico avevano partecipato a tre workshop organizzati alla grande miniera di Serbariu come tappa conclusiva del cammino di preparazione alla marcia. Anche in quel caso le parole scelte sono state: lavoro, ambiente e povertà.

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