Negozi chiusi

Crolla il comparto del commercio in Sardegna. Nonostante i dati dell’Istat segnino un aumento di circa 18mila posti di lavoro, nella nostra isola l’economia reale continua a soffrire. In quattro anni, tra il 2011 e il 2015, hanno chiuso i battenti 4227 tra negozi, bar e ristoranti. I dati resi noti dall’Osservatorio Imprese della Confesercenti evidenziano che per il quinto anno consecutivo in Sardegna le attività produttive sono in forte contrazione: le nuove attività commerciali sono sempre meno e quelle esistenti continuano a chiudere.

Secondo i dati della Confesercenti nei primi otto mesi del 2015 il numero delle attività di commercio al dettaglio sono diminuite di 444 unità: nel settore alimentare una attività su cinque ha chiuso. Negozi di abbigliamento e scarpe sono le attività più colpite oltre alle macellerie e ai negozi di ortofrutta. Ecatombe anche per i bar: nei primi otto mesi del 2015 hanno chiuso i battenti in 162.

L’allarme della Confesercenti

Confesercenti sardegnaNonostante tutti i vari proclami di uscita dalla crisi,  sul mercato reale non traspare tutto questo entusiasmo”, ha dichiarato il presidente di Confesercenti Sardegna Marco Sulis. L’appena trascorso periodo natalizio è stato caratterizzato da una corsa agli acquisti a basso costo: segno della mancanza di liquidità e soprattutto della mancanza di fiducia da parte dei sardi, acuita dall’aumento delle addizionali Irpef e Irap preannunciate dall’amministrazione regionale nel periodo prenatalizio.

Secondo la Confesercenti questo fine anno è stato addirittura peggiore degli anni passati e offre prospettive non rosee per il 2016. “Ci avviamo ad un fine anno ancora una volta sottotono e un inizio 2016 incerto – ha spiegato Sulis – anche se gli operatori del settore ce la stanno mettendo tutta per riuscire a tenere aperti i propri negozi, investendo in innovazione e in tecnologia.”

Ma se la sfida del 2016 per i commercianti sarà proprio quella dell’innovazione, Confesercenti rilancia la necessità di avviare un confronto serrato con la politica regionale per ristrutturare le leggi di settore  del commercio e del turismo, dare impulso al credito e offrire incentivi e sostegno ad un settore, quello del commercio, che non ce la fa più.

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